| PILLOLE di Sanità e cultura |
|
|
home | News | Cultura | Medicina | Varie | Indice |
|
Antonioli Umberto Arti figurative Ceramica Commenti E' Zoch Fotografia Graziani Lorenzo Letteratura Nanni Andrea Poesie Religione Scienze Storia |
GOLIARDIAdi Franco FabbriA pagina 651 del "Vocabolario della Lingua Italiana" compilato da Nicola Zingarelli, settima edizione interamente riveduta, 17° ristampa, edito da Nicola Zanichelli nel 1941 a Bologna, dedicato "a Benito Mussolini restauratore delle sorti d'Italia", alla parola Goliardo si legge: Autore di poesie latine mondane, di amori, vino e tavola; ed anche satiriche". Etimologia: Gula e quindi rimanda a Gola. Così a Gola si legge: uno dei 7 peccati mortali. Quindi il Goliardo, come prima definizione, deve essere considerato un poeta. La poesia goliardica è un genere di lirica che risale al XII - XIII secolo e si diffuse in Europa occidentale, specialmente in Francia, Germania ed anche in Italia. Si possono distinguere due correnti. La prima è l'espressione dei ceti più elevati e dotti, esaltante i valori dello spirito e della cultura, affermante la superiorità del Clericus, o uomo istruito, sul cavaliere laico, di solito incolto, se non analfabeta. Questa corrente è animata da spiriti democratici e sostiene i valori dello spirito e della cultura contro il privilegio della nascita e del censo. Ricorre frequente in esse il tema della rivolta contro l'autorità ecclesiastica ma anche laica. Le autorità vengono satireggiate nei loro difetti, nella loro prepotenza e cupidigia. La seconda, più realistica, se non paganeggiante, canta il vino, le mense, le donne, i piaceri più immediati e concreti della vita, in versi che sono, per solito, composti secondo gli schemi metrici volgari con largo uso delle rime. Per fare un esempio: "Bibit ille, bibit illa, / Bibit servus cum ancilla, ..." che tutti ricordiamo. La poesia goliardica, insieme con la poesia provenzale è alla base della letteratura europea moderna e ci appare come una poesia ribelle, una poesia di bohémiens e di rottura antiaccademica. La produzione è in genere anonima anche se si possono citare alcuni nomi come Ugo d'Orléans, Gaufride di Winesauf, che diffuse i canti goliardici in Italia, e perfino Pier delle Vigne scrisse canti goliardici. Questo genere di poesia prende origine nella zona di Parigi, poi si diffonde nel nord della Francia, in Inghilterra, prevalentemente ad Oxford, poi in Germania e quindi in Italia. La lingua era un misto fra latino, francese e tedesco. Non bisogna confondere i cantori o i poeti girovaghi con i Clerici Vagantes, studenti che giravano da una università all'altra anche se spesso è difficile distinguere le figure. La storia degli studenti, che dovrebbe fondarsi sulle testimonianze degli studenti medesimi è ancora una pagina non scritta. Conosciamo origini e sviluppo delle Università, la storia delle discipline, l'insegnamento e la vita dei maestri, non quella degli studenti che sono stati, sono la parte più viva della istituzione universitaria. I loro ideali, tutto il loro mondo, nuovo perché proviene dai giovani, è oscurato da lacune storiografiche che impediscono di comprendere ed interpretare quella energia, situandola nel tempo con i suoi elementi di vitalità e mutamento. Alla Goliardia non è possibile dare delle date. I Goliardi sono gli studenti di sempre, sorprendenti per le geniali invenzioni, per lo spirito di libertà, per la preveggente vocazione europea, umanitaria ed internazionale. Il fatto che i professori sono stati a loro volta giovani studenti, suggerisce di allargare il rapporto fra il mondo dei giovani e quello degli adulti, e di ristudiare i conflitti generazionali, le censure che scandiscono l'età dell'uomo nelle sue diverse fasi, le difficoltà e contraddizioni che spesso accompagnano lo sviluppo dalla pubertà alla vecchiaia nei vari passaggi dalla giovinezza all'età adulta e da una generazione di giovani a quella successiva. Non è possibile dare un'età alla Goliardia, in quanto un fenomeno di costume che caratterizzò per lunghi anni la presenza degli studenti nelle università e nel quale si congiungevano i momenti del divertimento spensierato e cameratesco a quelli della riflessione e della impegnata partecipazione alla vita e allo studio. Un punto di riferimento possono essere le feste bolognesi dell'ottavo centenario che si tennero nel 1888. Fù Giosuè Carducci che volle festeggiare l'ottocentesimo anniversario della nascita della più antica università del mondo, appunto quella di Bologna, e la data 1088 fu assunta convenzionalmente. In realtà è di cinquant'anni precedente la fondazione della Scuola Medica di Salerno, che ebbe grandissima fama all'epoca, ma vita discontinua come molte altre nate in quel periodo. Il successo di Bologna indusse governanti e clero a fondare nuove scuole assumendone il controllo. Così a Parigi vi furono 2 decretali di Papa Alessandro III (1180), un privilegio di Filippo Augusto (1200), un concordato del 1206, ma solo nel 1215 verranno assegnati gli statuti ufficiali dal Legato del Papa. Nel frattempo ad Oxford era nata, per volontà del Re Enrico II (1167), che richiamò un gruppo di studenti da Parigi, la prima università inglese. A Salamanca, in Spagna, nasce nel 1218, mentre a Bologna i contrasti fra studenti ed università daranno origine alle sedi di Vicenza (1204) e Padova (1222). A Napoli i contrasti fra Impero e Papato, inducono Federico II a fondare una sua università (1224) E' importante sottolineare la grande differenza fra le due capostipiti scuole universitarie, Bologna e Parigi. Bologna è l' "Universitas scholarium" , mentre Parigi è l' "Universitas magistrorum". L'una pagata e guidata dagli studenti insegna la legge civile e canonica, l'altra, controllata dalla Chiesa, che paga i professori, insegna teologia e filosofia. Bologna ebbe il privilegio di avere la presenza di numerosi studenti stranieri che condussero ad una suddivisione in "nationes", prima, (romani, campani, toscani e lombardi), poi in sottonazioni per gli italiani (17 nel XII secolo) seguiti dagli ultramontani (14 nazioni nel 1265). Questo è il precedente storico cui si rifaranno gli ordini goliardici. Ogni nazione elegge i suoi rappresentanti che concorrono all'elezione dei rettori che detengono il potere dirigenziale, assumono e pagano i professori, stabiliscono le rette, contrattano con la municipalità e l'autorità, papale ed imperiale, privilegi ed immunità. Ben diversa era la situazione a Parigi dove il controllo, economico e politico, era in mano al clero. Anche le "Universtas scholarium" italiane (Bologna e Padova) nel XV secolo finiscono nelle mani dei governanti. Nella storia della goliardia c'è un personaggio, una figura di filosofo e teologo medievale, PIETRO ABELARDO. Nato a Pallet, Nantes nel 1079 e morto in convento a Chàlon-sur-Saòne nel 1142, viene considerato il simbolo ed il progenitore del Clerico Vagante medievale sia come autore di poemetti amorosi e di opere filosofiche, che per la fama di fine dicitore. Fu per anni maestro di logica alla scuola di Parigi, ma divenne noto per la sua tormentata esistenza, tanto che venne soprannominato GOLIA ABELARDO, dal latino gula. Mangiatore e bevitore, anticonformista, fu pensatore ed iniziatore della logica medievale e grande estimatore delle bellezze femminili. Oltre quarantenne si invaghì di una bella e giovane allieva, Eloisa, che sposò dopo averne avuto un figlio. Si narra poi che, uno zio della fanciulla, il canonico Fulberto, lo fece evirare. I due amanti si ritirarono in convento mantenendo un appassionato rapporto epistolare. Scrisse un'autobiografia "Historia calamitarum mearum" da cui sono tratte numerose ballate e "chansons" dei menestrelli medievali. Abelardo aveva unito alla passione mondana la "curiositas" intellettuale. Le sue intemperanze furono bersaglio di lettere e prediche, tanto che venne bollato "Golia" ovvero "Satana". Si può ipotizzare, a questo punto,che il none Goliardia derivi appunto dalla contrazione di GOLIA ABELARDO = GOLIAbelaRDO. Nel sistema culturale medievale, Scholasticus (studente) è sinonimo di Clericus (persona dotta) che per fornirsi della cultura universale ed enciclopedica era costretto a vagare fra le varie città di studio con diverse specialità. Questi erano i Clerici Vagantes, studenti itineranti, non più monaci chiusi nel loro chiostro. Accanto all'amore per la cultura e lo studio, i Clerici trovano lo spazio per il piacere e le passioni mondane, l'amore per le donne, il vino, le solenni mangiate e le beffe contro l'autorità e la chiesa. Così i Clerici Vagantes ed i Goliardi tessevano satire ardite, con ritmi e metri rigorosamente latini, contro frati, abati, vescovi, papi e comunque sempre contro la Curia romana denunciata per la sua corruzione. I carmina goliardici erano sicuramente uno strumento provocatorio. Inneggiando a Bacco, Tabacco e Venere, una sorta di trinità rovesciata, si voleva dissacrare quella società e quel potere religioso che ancora dettava legge. La chiesa reagì contro questa ribellione goliardica, minacciando di togliere quei privilegi degli studenti come l'esenzione dal servizio militare, dai tribunali comuni, dalle tasse. Ma la poesia goliardica continuò ad esistere nella trasgressione, nella cultura, nell'irriverenza e nel fascino dell'anonimato. In questo clima nascono i "Carmina Burana" canti medievali goliardici pubblicato nel 1847, ora conservati a Monaco, che comprendono oltre 300 composizioni, quasi tutte in latino, che parlano d'amore, natura e religione. Il loro spirito satirico, in particolare contro la curia romana, supporterà la cultura goliardica dei Clerici che si spense nei secoli XIV e XV, rimanendo solo nel ruolo di giocolieri e menestrelli, per ricomparire poi nel XIX secolo fino ai giorni nostri. E' quindi nella seconda metà dell'Ottocento che ricompare la goliardia. L'ambiente universitario è un crogiolo di idee ed iniziative, gli studenti si distinguono per intelligenza cultura, spregiudicatezza ed anticonformismo, le stesse caratteristiche che avevano contraddistinto i Clerici medievali. Si parla di Firenze come culla della nuova goliardia (1887), ma in realtà già nel 1863 erano sorte associazioni universitarie a Torino, Padova, Bologna, Siena e Sassari. Ma è proprio nel 1888, in occasione dei "Saecularia octavia" dell' Università di Bologna per festeggiare la fondazione dell'Ateneo più antico del mondo, tutto il movimento studentesco viene ufficialmente denominato "GOLIARDIA". Tutto nacque dal fatto che le principali Università europee festeggiavano i loro anniversari, quindi Bologna non poteva essere da meno. Fù Carducci che prese l'iniziativa, così il 12 giugno del 1888 cominciarono le manifestazioni ufficiali in presenza di tutte le rappresentanze italiane ed europee. Nasce la feluca, azzurra per legge, bianca per lettere, rossa per medicina, verde per matematica, poi altri colori si aggiungeranno successivamente. Viene adottato ufficialmente l'inno "Gaudeamus Igitur", già delle Università tedesche, ancor oggi considerato l'inno ufficiale della Goliardia internazionale. Dai primi del Novecento si definisce l'esplosione della Goliardia moderna, quella che conosciamo ed abbiamo vissuto noi, quella che è finita, forse definitivamente, nel sessantotto. Difficile fu il periodo del Fascismo, per la posizione degli studenti che si battevano contro la dittatura. Nel 1936 vengono vietate le manifestazioni goliardiche ed il 16 aprile 1938 l'onorevole Turati dirama una circolare che vieta l'uso della feluca a favore della paglietta, tipico cappello italiano, solo il nastro potrà distinguere la facoltà. Dopo la parentesi bellica la Goliardia risorge e nell'aprile 1947 si tiene a Verona il 1° Convegno dei Principi della Goliardia ed in quell'occasione viene definito il concetto di goliardia. "Goliardia è cultura ed intelligenza, è amore per la libertà e coscienza delle proprie responsabilità sociali davanti alla scuola di oggi ed alla professione di domani. E' culto dello spirito che genera un particolare modo di intendere la vita alla luce di un'assoluta libertà di critica, senza alcun pregiudizio di fronte ad uomini ed istituti. E' infine culto delle antichissime tradizioni che portarono nel mondo il nome delle nostre libere Università di 'Scholari'." Questa è la Goliardia di tutti noi. Ognuno poi ha la sua storia, i suoi ricordi le sue vicende da raccontare. Mai un racconto sarà simile ad un altro, perché ognuno di noi mette i propri sentimenti e le proprie emozioni, ma tutto sarà sempre legato da quell'unico grande amore che ci affratella e ci fa sentire vivi. |
|
Webmaster Daniele Franchini |