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Idillio di Bertolucci

Antonino Raitano

L’eredità di Attilio Bertolucci (1911-2000) è quasi quella di un secolo tondo, attraversato e vissuto da protagonista e da cronista. Essenzialmente da poeta, quale principalmente è stato.

Osservatore scrupoloso, ermetico quel tanto che basta (senza eccessi), puntiglioso nel riferire e dipanare le storie, i fatti, gli affetti (fino alle intimità), gli incontri (con quasi tutto il mondo letterario contemporaneo), le suggestioni.
Sul fondo della scena sempre la sua amata Parma, la Valle del Cinghio, la sua Emilia (delle tradizioni, degli studi, dei ricordi), l’Appennino.

Rileggere le “Opere” nella classica edizione dei “Meridiani”, con passione, ma con l’ansia di addentrarsi meglio nell’intimo di questo sacro personaggio (stavo per dire “mostro”), è stato importante, come penetrare i suoi segreti: i fuochi (di novembre), le lettere, la capanna (indiana), il tempo (incerto), l’inverno (viaggio nell’inverno), le sorgenti (del Cinghio), la lucertola (di Casarola), la camera da letto.
Fino alle “Imitazioni”, rileggendo e traducendo poeti anglosassoni e francesi contemporanei o appena passati (del secolo scorso) o altri ammirati (Shakespeare, Milton,ecc.).

Cosa dice della poesia? “Per chi scrive versi la lettura di poesie è un lavoro quotidiano, assillante e doloroso, …dei libri di poesie restan sempre quel verso o quella sequenza di versi incorruttibili e indistruttibili, buoni per ogni ora del giorno e della notte: una gioia per sempre incarnata in noi sino alla morte. La poesia, come la musica, ha questo privilegio supremo.”

Per la cronaca, in questo breve richiamo, oltre che Autore di varie raccolte poetiche (Sirio, 1929; Fuochi in novembre, 1934; Lettera da casa, 1951; La capanna indiana, 1951; Viaggio d’inverno, 1971; La camera da letto, 1984-1989; Le poesie, 1990; Al fuoco calmo dei giorni, Poesie, 1929-1990; Verso le sorgenti del Cinghio, 1993; La lucertola di Casarola, 1997), fu appunto anche traduttore autorevole di poesie con Balzac, Dickens, Lawrence, Hemingway ecc. (1).
Ma, quel che resta, di tanta fatica letteraria, è che Bertolucci fu “il poeta della felicità di esistere, il poeta che tutti i giorni apre gli occhi sul mondo per ammirarlo ed esserne ammirato.”(ibid.) Il suo tema di fondo tende ad essere annullato come per una lirica assoluta, narrativa, di paesaggio (quasi una pittura), il suo, creando un distacco emblematico di storia e tempo. Di recente ne ha scritto anche un amico dei suoi luoghi di vita (Appennino, Casarola) (2).

Fa rivivere così la sua conversazione (un’arte) col Poeta, quotidiana (un semplice incontro con la parola, a prima vista), un modo però semplice per esaltarne personalità e segreti intimi.

BIBLIOGRAFIA
1) Manacorda G, La poesia italiana oggi, Castelvecchi, Roma, 2004
2) Lagazzi P, La casa del Poeta, Ventiquattro estati a Casarola con Attilio Bertolucci, Garzanti, Milano, 2008 maggio 2009

Indice di Antonino Raitano

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Daniele Franchini