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La Farmacia ospedaliera

di Antonino Raitano

Sono certo che pochi conoscono la professione del farmacista ospedaliero.
Vuoi perché riservata appunto all’ambito dell’ospedale (e delle sue strutture, anche territoriali), vuoi perché, magari, la si ricollega per analogia a quella del farmacista sotto casa, che opera nella farmacia di fiducia e provvede ai nostri bisogni di medicinali con ricetta (di prescrizione medica) o senza (da banco, per automedicazione).

E’ invece una professione “specializzata” (occorre una specializzazione universitaria, oltre la laurea), con compiti molto particolari ed esclusivi, dove il rapporto col pubblico è limitato e dedicato solo a funzioni di distribuzione di medicinali ad ex-degenti che devono proseguire una terapia ospedaliera mirata e controllata (medicinali di fascia H). (1)
Mentre tutta la professionalità è rivolta al paziente degente in ospedale (acuto, intensivo, cronico) nei vari reparti e servizi e nelle attività di assistenza territoriale collegata (ambulatori, consultori ecc.).

E’ stata la mia professione (salvo una breve parentesi iniziale in una farmacia rurale e poi presso un’industria farmaceutica) fino al mio pensionamento (come dirigente e come docente universitario), svolgendo l’attività in ben quattro ospedali, tra cui due policlinici (ultimo quello di Bologna).

Tra i compiti essenziali vi sono: la gestione (informatica e manageriale) e la distribuzione di medicinali (attraverso un apposito prontuario) e di dispositivi medici (siringhe, cateteri, medicazioni, disinfettanti, protesi ecc.) ai reparti e servizi, l’informazione tecnica (farmacologica e clinica, con documentazione bibliografica) sui prodotti gestiti (circa 25.000 nel policlinico), la preparazione farmaceutica (galenica) di farmaci e di prodotti chimici (reagenti) non reperibili in commercio e comunque di convenienza economica (in appositi laboratori di produzione e controllo, anche di iniettabili sterili e di rimedi salvavita), la gestione amministrativa tramite budget (la seconda voce di spesa dell’Azienda, dopo quella del personale), le esperienze/sperimentazioni di innovazione gestionale (anche farmacoeconomica) (2) e tecnica (compresi ricerca e sviluppo) finalizzate a migliorare l’assistenza al paziente (dosi personalizzate, sacche per nutrizione artificiale, monitoraggio delle terapie ecc.), la interdisciplinarietà clinica e l’insegnamento universitario (nei policlinici).

Logicamente questa elencazione di compiti non rende merito sufficiente alle sottintese responsabilità, alle difficoltà economiche del budget (finanziamenti sempre ridotti), alle necessità tecniche (attrezzature, spazi ecc.), alle carenze di personale, alle esigenze di aggiornamento continuo ecc.

Colgo l’occasione di accennarne (ho sempre tenuto un po’ segreto questo mio mestiere sanitario, un po’ per orgoglio, un po’ per riservatezza, un po’ perché sapevo che non avrei avuto facile comprensione per un lavoro - come quello del medico, delicato e dedicato - che si svolge quotidianamente vicino al dolore di chi soffre per la sua malattia….), perché un famoso storico della medicina (3) ha voluto tirar fuori una nuova “storia del farmacista ospedaliero”, partendo da una analisi accurata della sua evoluzione, tra “medicamenti e ospedali”.
Si è messo di buzzo buono: dalla preistoria (addirittura) di una professione (dai monaci medievali, però), al lungo cammino degli speziali ospedalieri (dal Rinascimento al Risorgimento), ai medicamenti del Duca (di Milano, nel Quattrocento), alla grammatica dello speziale (formulari, farmacopee), al passaggio tecnico da speziali a farmacisti (alla ricerca del principio attivo, dopo l’uso delle droghe vegetali in toto), all’evoluzione finale verso la modernità di ieri e di oggi (fino dunque ai professionisti della terapia con i farmaci, nella ricercata sicurezza per il paziente).
Conclude fiducioso dicendo che così il ruolo del farmacista ospedaliero è “ritrovato”.

Aggiungo: con tanta fatica e costanza di intenti verso il momento e verso il futuro. Comunque, complimenti per la ricerca !

Certo siamo definitivamente lontani, oggi, dalla vecchia “Archeologia dei medicamenti”, di cui scrivevo un po’ più di un decennio fa (4) - (click per "archeo1") - (click per "archeo2").
Ma allora raccontavo solo una storia dell’uomo-farmacista, sparsa nei tempi e nelle civiltà (Sumeri, Egizi, Arabi ecc.). Nel mentre, speravo però nella mia pratica evoluzione nella Farmacia del S. Orsola di Bologna.

Adesso, dopo tanti anni di lavoro e di professionalità (condivisa con i medici ospedalieri ed universitari), c’è una struttura che fa cose essenziali ed utili per i pazienti (anche i più critici, come, ad esempio, i trapiantati d’organo o i piccoli prematuri) della quale la clinica non può fare a meno. Dal seme è nata una bella pianta !

BIBLIOGRAFIA
1) Raitano A, La farmacia ospedaliera nel XX secolo, Primula Multimedia, Pisa, 2000
2) Raitano A, Farmacoeconomia, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 1994
3) Sironi VA, Ospedali e Medicamenti-Storia del farmacista ospedaliero, Ed. Laterza, Roma-Bari,2007
4) Raitano A, Archeologia dei Medicamenti, Ed. Fondaz. M. Golinelli, Bologna, 1995-96 aprile 2009

Indice di Antonino Raitano

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Daniele Franchini