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RUSSIA MATRIOŠKA

di Antonino Raitano

La Russia inimmaginabile - sempre stata dietro il misterioso, l’inquietante, l’enigma impenetrabile, l’autocrazia ecc.,- si apre oggi (per un turista) come una sfilza di matrioške (bambole di legno di tiglio dipinte, ad incastro, come donne feconde successive) agli occhi curiosi del visitatore (1).

Una specie di miracolo, pur sotto ancora un velo di vecchia polvere o ruggine o smog.

Mi limito ad accenni, dopo un viaggio del mese scorso, all’angolo europeo, su a nord, precisamente relativo alla zona di Mosca e di San Pietroburgo.
Due piccole (relativamente) realtà della sconfinata Russia, che si estende dal Baltico al Pacifico, coprendo – da ovest ad est - una superficie di 17 milioni di km 2 (56 volte ca. la superficie dell’Italia).
Insomma lo Stato più grande del mondo, dove langue geologicamente un vasto catino sedimentario, oltre la pianura germano-polacca (definita pianura russa), limitato a nord dall’altipiano scandinavo ed a sud dalla catena del Caucaso, per dire sempre soltanto della parte geografica che qui ci interessa.
Il clima è continentale, seppur reso rigido (“Dell’elemento di Dio non possono gli zar aver ragione…”, ricorda Puškin ne IL CAVALIERE DI BRONZO, storia pietroburghese, 1833) dal fatto che non vi sono ostacoli contro i venti nordici (allora benvenuta la vodka, anche di mattina!) e le notti sono fresche-fredde a seconda della stagione (ovviamente anche gelide, a -25°-30° C, d’inverno); del resto, ricorda ancora Puškin: “Sull’oscurata Pietrogrado/Vento d’autunno cacciava le nubi,/Spirava il cielo umido freddo,/Rumoreggiava la Neva…”( Ezerskij,I,1832).

Mosca, capitale, è stesa sulle rive della tortuosa Moscova, ha circa 10 milioni di abitanti ed occupa quasi esattamente il centro geografico della Russia europea.

San Pietroburgo, sul lato a nord ovest, ex-capitale, è sorta (per volere di Pietro il Grande nel 1703) in una zona paludosa, aperta verso il Golfo di Finlandia, alla foce della Neva e dei suoi graniti (ricordati sempre da Puškin nei suoi poemi (2) ). Qui si possono scoprire anche le famose “notti bianche”, (memoria puškiana), quando il cielo, da fine maggio a metà giugno, rimane luminoso per quasi tutta la giornata. Ha circa 5 milioni di abitanti. E’ la città più europea della Russia (Venezia del nord ?!), geometrica, elegante, ordinata, gradevolmente colorata a tempera e progettata, infine, da molti architetti-artisti italiani.

Ma senza voler dare ulteriori dettagli turistici di Mosca e San Pietroburgo – basterebbe enfaticamente citare il Cremlino, la Piazza Rossa, S. Basilio, le Cattedrali ortodosse, i palazzi del regime, il Monastero di Novodevicij ecc. per Mosca e la Prospettiva Nevskij, la Piazza delle Arti, la Fortezza dei SS. Pietro e Paolo, i lungo Neva, l’Hermitage, i palazzi imperiali, le residenze di campagna ecc. per San Pietroburgo - le scoperte possibili (identificabili comunque in una buona guida turistica (1) ) sono ad ogni angolo delle vie, dei quartieri, dei mercati, dei negozi ecc.
La gente di oggi sorride. Sembra risorta però da un lungo silenzio, forse sepolcrale – fitto a volte di storia, a volte di miseria e rassegnazione, a volte anche di speranza - e sembra ora uscire da un lontano incubo passato, ormai volutamente dimenticato o dimenticabile. Come quando si ripone in un cassetto una cosa vecchia (anche un sentimento) che ha fatto ormai il suo tempo. Memoria però utile per un pensiero futuro, senza pretese, ma doveroso.

La Russia, per quel che ci riguarda adesso, è comunque ricca di storia e di cultura, scivolando nel tempo da un ché di romantico ad un ché di malinconico, esemplificando al massimo. Fatto sta che quello che ci sorprende di più, in una pur sempre breve visita, è l’amore per l’arte, visto attraverso il ricchissimo patrimonio accumulato da zar, imperatori, appassionati collezionisti (certo danarosi) e che riposa oggi, fortunatamente, negli efficienti musei (oltre che nei palazzi, nelle residenze estive ed invernali, in città e fuori città), specie di queste due interessanti capitali.
D’altra parte, sia nell’architettura sia nel campo particolare delle arti figurative (in cui all’inizio si dava spazio essenzialmente ai pittori - spesso monaci - di icone su legno), la Russia – pur nella sua fantasia - ha dovuto rivolgersi alle culture straniere (specie italiana e francese in particolare) prima di esprimere un’arte veramente e tipicamente russa (e non solo religiosa), come si vedrà più avanti con Kandiskij, Chagall ecc. (ma siamo ormai giunti al fervore creativo dell’inizio del XX secolo).

Già a partire dal XVIII secolo (seconda metà) del resto molti ricchi russi divennero collezionisti d’arte e cominciarono ad abbellire i loro palazzi con opere di pittori inglesi, francesi, fiamminghi, italiani ecc. Alla fine nacque anche l’interesse, evoluto dai tempi, per l’arte contemporanea (impressionisti, fauvisti, simbolisti, cubisti ecc.), preparando così il terreno culturale alle specifiche avanguardie russe (dal 1910). Cosa che continua tutt’oggi (“nuovi russi” che fanno ed acquistano opere d’arte contemporanea, perpetuando così la tradizione della passione artistica ).

Dicevo dei Musei, per provare a fare un certo riepilogo della storia dell’arte attraverso le collezioni pubbliche odierne visitabili. Per Mosca vale il Museo Puškin (non il poeta ma un omonimo agente della zarina Caterina II) che contiene la più grande collezione artistica europea della città, per San Pietroburgo non può essere che l’Hermitage, impareggiabile, il celebre palazzo d’inverno, con gli edifici limitrofi (quattro), ambizione sfrenata di Caterina la Grande, con inizio del progetto nel 1764.

Vediamo allora qualche utile ricognizione, non esaustiva certo, ma almeno indicativa.

MUSEO PUŠKIN E’ uno dei più importanti musei del mondo, sia per ricchezza che per varietà d’opere esposte (tra cui alcuni capolavori di pittura italiana, dal Cinquecento al Novecento, già ospitati, in prestigiosa collaborazione, a Verona fino al febbraio di quest’anno –Bronzino, Veronese, Reni, Carracci, Guercino, Tiepolo, Canaletto, De Chirico ecc.-) (3),(4).
Accenno qui che, a parte le opere del ricco collezionismo tradizionale di corte, nel Novecento sono entrate nelle sale del Museo anche molte opere di collezionisti russi del XVIII e XIX secolo, tutti amanti in special modo dell’arte francese ed italiana.
Occorre inoltre precisare, prima di considerare alcuni capolavori esposti, che nella storia dell’arte esistono degli “antefatti” strutturali (tecnici, culturali) da cui si è poi evoluta la pittura rinascimentale (epoca moderna), così come li precisa un profondo ed appassionato esperto di storia dell’arte, il prof. Roberto Pasini di Bologna, docente all’Università di Verona (5). “Se la linea è “segno di un limite”, l’assenza di linee si fa espressione della ricerca di un illimite, di una vertigine formale che si insinua nella storia dell’arte per la prima volta con Leonardo…”. Altrimenti, ricorrendo a Wölfflin (ibid, citato): “Appena la linea, quale segno d’un limite, viene svalutata, incominciano le possibilità pittoriche…”.
Nella pittura, insomma, ci può essere la prevalenza di una linea (a matita, a carbone ecc.), un segno inciso o, viceversa, un che di ammorbidimento, dando luogo a sfumature, tonalità diverse, vapori, nuvole ecc.
Dalla prospettiva (inizio della modernità nella pittura) si va alla fenomenologia delle “macchie” (ricerca dell’informe per elevarlo a forma) (ibid.). Poi la macchia viene guidata (non è più solo casuale), diventa immagine (ne coglie gli aspetti). Allora siamo arrivati a vagliare la dialettica informe-forma, tema che, a questo punto, rimandiamo per dovere all’Esperto, perché anche difficile e basato su una profonda conoscenza tecnica.
L’occhio comunque- sembra ovvio, ma non lo è- rimane lo strumento principale dell’attività artistica (6) e della sua osservazione (distinguendo bene –non è banale- tra vedere –passivo- e guardare –attivo-) (ibid.). -Bronzino (1503-1572), Sacra Famiglia Il pittore è stato discepolo del Pontormo ed è uno dei più inquieti della pittura manierista. Il suo è un distacco imperturbato ed aristocratico.
Ne deriva una bellezza di per sé statica (siamo nel clima della Controriforma), che esce in una luce abbagliante e rarefatta, con contrasto abile del fondo della scena (3). -Rubens (1577-1640), Baccanale Le bestie (i satiri) rappresentano il lato carnale della natura umana, dell’istinto, delle passioni (sopravvento sulla ragione). E’ la festa mitologica in onore di Bacco.
La scena è dinamica e forse di ispirazione leonardesca (3). -Poussin (1594-1665), Rinaldo e Armida Rappresenta uno dei primi dipinti dell’artista a soggetto profano (tratto dalla Gerusalemme liberata del Tasso) a noi pervenuti. Giunto a Roma, il pittore aveva individuato i due riferimenti principali della sua espressione ricercata: il colorismo di Tiziano ed il classicismo epico di Raffaello (3). -Rembrandt (1606-1669), Aman e Assuero al banchetto di Ester Il soggetto è tratto dall’Antico Testamento (Libro di Ester).
L’attenzione è rivolta a cogliere i sentimenti più intimi dei due coniugi. La scena è bloccata nel momento del silenzio, dopo la terribile verità denunciata da Ester. Nel Museo ci sono altre tele “magiche” di Rembrandt nel campo della ritrattistica dell’epoca.
Più volte si vede dipinta una donna (una sovrapposizione del tema), capace di rendere quasi presente la persona raffigurata. Dirà Puškin in un suo poema: “La vecchina (ho veduto cento volte/ Di tali visi nei quadri di Rembrandt)/ Portava occhiali e cuffia….” ( La casetta a Kolomna, XIII, 1830) (2),(3). -Canaletto (1697-1768), Lo sposalizio col mare E’ il re della veduta panoramica (“…La sua maniera è luminosa, gaia, viva, trasparente e mirabilmente minuziosa…”, dirà un viaggiatore francese del 1739). Siamo nel capriccio architettonico, nella cultura del pittoresco, tipica dell’Illuminismo settecentesco.
L’opera, assieme alla gemella L’arrivo dell’ambasciatore francese a Venezia, fu acquistata da Caterina II di Russia tra il 1763 ed il 1774 (3). -Monet (1840-1926), Carnevale al boulevard des Capucines a Parigi Nel 1874, presso lo studio del fotografo Nadar, a Parigi si apre la prima mostra degli Impressionisti e qui Monet espone questo suo dipinto, datato 1873.
Era riuscito, nonostante le prime critiche, a cogliere ed a fissare da una finestra (come in una fotografia allora nascente) la vivacità della strada sottostante parigina, riempiendola di bagliori, di folla animata, di vetture, di alberi tremanti, il tutto con una insolita luce trascorrente le figure e l’insieme (3). -Pissarro (1830-1903), La terra arata Anche lui impressionista, ha una pittura schiarita e frammentata in polveri atmosferiche (usa la spatola) evidenziando pezzi di paesaggio quotidiano, senza estetica né emozione apparente. In questo caso si tratta di un campo arato (3). Renoir (1841-1919), Donna nuda seduta La figura femminile è uno dei temi preferiti dall’artista (“Monet e Renoir amano le nostre donne, i loro ombrelli, i loro chiffons, persino la loro cipria…”, scriverà E. Zola ) (3). -Cézanne (1839-1906), Martedì grasso Arlecchino e Pierrot in rigida posa (dalla Commedia dell’Arte).
L’artista utilizza il colore non per un ritratto ma per creare un’idea di spazio, rifiutando prospettiva e luce. Dice Pasini (6): “Cézanne ci offre…l’esempio di un artista condizionato dalla finalità intrinseca dell’arte….Il suo costante tormento è la realizzazione dello scopo, il raggiungimento della Terra promessa…”. -Van Gogh (1853-1890), Ritratto del dottor Felix Rey Sempre Pasini precisa (6): “…constatiamo un modello, che potremmo definire dell’arte come strumento dell’artista: l’arte non è tanto vissuta per le possibilità di affermazione artistica, quanto per quelle di affermazione umana e personale: una specie di terapia…”. -Gauguin (1848-1903), Te arii vahiné (La donna regale)
L’artista fugge dalla sua società borghese e va a Tahiti (1896) : “Ho appena dipinto una grande tela…una regina nuda, sdraiata su un tappeto verde…Credo di non aver mai fatto qualcosa di una tale grave sonorità…” (3). -Picasso (1881-1973), Bambina sulla palla Il 1905 è l’anno che, nell’arte di Picasso, segna la comparsa delle varietà cromatiche calde del rosa, dopo un periodo blu dalle tinte fredde.
Cambiano anche i soggetti (ora saltimbanchi, giocolieri, acrobati) che vengono trattati con una vena di malinconia (3). Ricorda Pasini del successivo Picasso (6): “La problematica cézanniana trova riscontro immediato nel Cubismo, con cui Picasso e Braque fanno esplodere la rappresentazione,…l’occhio -siamo nel Cubismo analitico, 1910-12-non è più il depositario della funzione artistica….Picasso non intende chiudere con l’oggetto, anzi lo fa agallare –venire a galla, diciamo noi- alla superficie del mondo…” -Kandiskij ( 1866-1944), Improvvisazione n. 20 “Kandiskij, che nel 1896 era rimasto folgorato dalla visione dei Pagliai di Monet nell’esposizione moscovita, è il primo che sente in germe la possibilità di andare oltre il dato oggettuale (pittura astratta)….la pittura cessa di essere espressione fenomenica del dato oggettuale, si libera della sudditanza al mondo e inizia a costruire il proprio mondo: un universo di linee, macchie, blots che si inscrivono nella filogenesi dell’informe come stadio di una nuova consapevolezza…
Siamo invitati a sentire la pittura come sentiamo la musica.(6). -Matisse (1869-1954), Pesci rossi Per il suo sentimento puro del colore fu l’iniziatore e l’animatore principale del movimento dei fauves (belve), per l’estrema violenza cromatica (infranto il rapporto con la realtà), l’autonoma validità espressiva (il tema dei pesci rossi è famoso e fu trattato più volte). Ricorda Matisse stesso: “Il mio obiettivo è un’arte equilibrata e pura, un’arte che non inquieti né turbi…” (3). -Mirò (1893-1983), Composizione 1927 L’artista si era riproposto (1927 e segg.) di voler “assassinare la pittura”, quella tradizionale, s’intende. Infatti, il pittore catalano affermò che la sua pittura nasceva da stati di attenzione della coscienza, come diretta manifestazione dell’inconscio. E’ questo uno dei suoi dipinti onirici, una figurazione automatica, dove galleggiano, nell’essenziale spazio, grafismi e macchie di colore, cioè segni non verbali (3).

HERMITAGE Il Regno di Caterina II(1729-1796), durato ben 34 anni, segnò uno straordinario sviluppo delle collezioni imperiali russe. Ora sono divenute patrimonio nazionale e sono raccolte in parte in questo Museo ed in parte nel Puškin di Mosca (3).
Vediamo, anche qui, alcuni capolavori esposti. -Leonardo da Vinci (1452-1519), Madonna col Bambino e un fiore, detta Madonna del fiore o Madonna Benois Il dipinto, magico, può considerarsi un’opera di transizione del percorso pittorico di Leonardo. Il senso di leggerezza e di felicità sospesa che permea tutta la scena anticipa l’evoluzione del pittore verso un’altra pregevole Madonna (ora al Louvre).
Il morbido chiaroscuro dei profili è un fatto nuovo, destinato a svilupparsi nello “sfumato”, uno dei tratti peculiari dell’artista (8). -Veronese (1528-1588), Pietà L’opera appartiene alla fase tarda dell’attività dell’artista.
Il dipinto preannuncia le successive opere di soggetto sacro, improntate ad uno spirito patetico ma sobrio, con effetti tipici talora splendidi (8). -El Greco (1541-1614), San Pietro e san Paolo Sembra un doppio ritratto, tanto sono distinte le due immagini dei santi.
El Greco dà tanta forza di penetrazione psicologica ai personaggi da suggerire una netta differenza di temperamento e di carattere tra i due apostoli rappresentati incisivamente. Lo stile del dipinto, specie nei panneggi, è quello dei capolavori eterni dell’artista (8). -Caravaggio (1571 ca.-1610), Suonatore di liuto
E’ uno dei dipinti in cui Caravaggio, oltre ad esibire la sua straordinaria maestria di pittore di fiori e frutti ed a proporci toccanti immagini di adolescenti efebici, tratta temi legati alla musica, forse simbolici, pur nel contesto amore-musica (8). -Rubens (1577-1640), Trasporto di pietre “Rubens è uno che vive di paesaggio…”, scrive un critico del XX secolo. La luce è la protagonista dei soggetti dell’artista, anche quella velata tipica del nord (8). -Velásquez (1599-16609, La colazione La sua radice è stata nel Caravaggio.
Dipinse osterie malfamate con scene realistiche ispirate alla vita del popolo (cucine, trattorie ecc.). I personaggi rappresentati spiccano con grande precisione contro lo sfondo del dipinto e sono ben caratterizzati.
Anche l’effetto, con ombra, di un coltello sul bordo del tavolo sta ad indicare attenzione stilistica e casualità del contesto (8). -Poussin (1594-1665), Tancredi ed Erminia
E’ un capolavoro, dipinto con il cuore in punta di pennello. L’artista comunica il senso di una passione tragica, attraverso l’uso ricercato del colore. Ne è coinvolto anche il cavallo bianco di lato, completando l’espressione poetica della scena (8). -Rembrandt (1606-1669), a) Flora; b) Danae a) Forse è il ritratto della moglie, come una dea della primavera in fiore. Era di moda allora, nella prima metà del Seicento, far rivivere il mito dell’Arcadia greca (un mondo ideale, pastorale, tra natura, danze, musica, amori) (8). b) In Danae , amata da Giove, secondo la mitologia, si vede la donna, in luce, stesa su di un letto sontuoso a baldacchino.
Il corpo, addolcito da una morbida penombra, è uno dei rari nudi femminili dell’artista (vigeva la censura calvinista), comunque scenografico ed intensamente emotivo (8). -Murillo (1618-1682), Bambino con cane
L’artista dipinse in prevalenza soggetti sacri. Ma fece molti ritratti e svolse scene di genere ispirate alla vita quotidiana, specie dell’infanzia (8). -Lorrain (1600-1682), Paesaggio con Tobia e l’angelo Nel XVII secolo il paesaggio venne ammesso come genere piuttosto autonomo, seppure inferiore alle figure. Nel dipinto l’autore ricorre ad uno degli effetti a lui più cari, quello del sole che, tramontando, riflette i suoi ultimi raggi su uno specchio di acque tranquille (8). Ricorda Pasini (6): “Al contrario di Poussin, che costruisce la piramide visiva col pieno, Lorrain la forma attraverso il vuoto:…lo spazio si apre libero…ecco che un raggio di sole attraversa l’acqua…dove sortisce un effetto di leggera…luminescenza….due secoli dopo un inglese…Turner avrebbe estrapolato la più grande e feroce rivoluzione spaziale dai tempi di Masaccio.”. Inizierà con Turner l’arte pittorica contemporanea. -Canaletto (1697-1768),
Ricevimento dell’ambasciatore francese a Palazzo Ducale Siamo nel secolo dei Lumi. In tutte le sue opere, dopo gli anni 20 del Settecento, la città lagunare appare come immersa in un sogno, trasfigurata di magia pura, sospesa oltre il tempo (segno di decadenza ?) (8).
Canova (1757-1822), Eros e Psiche stanti Nella ri
cca galleria delle sue sculture, questa è una delle più ammirate e sacre dell’arte mondiale. Il richiamo all’arte classica (Psiche depone una farfalla nella mano di Eros) è molto forte, ma l’artista vuole anche infondere calore di vita al suo marmo lindo, in un equilibrio di bellezza ideale : “..alle carni tutto il loro morbido…”, disse incantato un contemporaneo (8). -Goya (1746-1828), Ritratto di Antonia Zarate Il genere del “ritratto d’attore” (Antonia era una famosa attrice spagnola) ebbe grande impulso a partire dal Settecento.
Questa può considerarsi una delle opere che inaugurano la corrente romantica nella pittura europea. Si notano la presa diretta del modello, lo splendore della materia pittorica, un tocco straordinariamente libero.
In fondo un che di rivoluzionario –ogni tanto succede- nella pittura, certo anche dovuto all’influenza di Velásquez (8). -Monet (1840-1926), Il laghetto di Montgeron Vigorose pennellate dell’artista, frammentate in tratti orizzontali, s’innalzano dal fondo della scena e danno un tessuto di colore, precorritore dell’espressionismo astratto del secondo dopoguerra. Una sorta di quinta teatrale, attraverso cui filtra l’atmosfera che imbeve tutto il quadro (8). -Renoir (1841-1919), Ritratto dell’attrice Jeanne Samary C’è un’immediatezza fotografica (l’attrice aveva 21 anni), interrotta dallo strascico dell’abito da sera. Ma si resta nella poetica impressionista (8). Van Gogh (1853-1890),
Ricordo del giardino di Etten -Van Gogh è “in tangenza” con Gauguin. Nella sua immaginazione (il ricordo) lascia il contatto visivo per perseguire visioni cromatiche allucinate e violente, ricreando una sua personale realtà, mediante stridenti accostamenti di luci e colori (8). -Cézanne (1839-1906), Il fumatore E’ il ritratto di un contadino o giardiniere. L’uomo ha lo sguardo trasognato, astratto.
L’artista scompare e ricostruisce la sua realtà in forme e volumi. Si vedano, ad esempio, le mani tozze. Così come anche nel dipinto Giocatori di carte (1890-95 ca.) (8). -Pissarro (1830-1903), Boulevard Montmartre Tra la fine dell’Ottocento ed i primi del Novecento, Parigi, con le sue strade gremite di gente e di carrozze, i suoi mercati, i suoi caffè ecc., costituì un polo di attrazione per gli Impressionisti e per altri artisti (alcuni invece rifiutarono questo tipo di soggetto).
Pissarro da una finestra vede la grande arteria sottostante (come in altri suoi quadri) e la inquadra in una scena animata, pignola nell’esecuzione dei dettagli, compenetrata dall’aria autunnale entro infiniti giochi di luce (8). -Picasso (1881-1973), Bevitrice d’assenzio Picasso affida qui al pennello le umane sofferenze, attraverso una scelta puramente formale, estetizzante, toccando certamente il tema della solitudine esistenziale (8). -Matisse (1869-1954), a) Armonia in rosso ; b) La danza a)
Questa armonia è un esercizio sul colore rosso (ma anche su altri, come verde, blu, azzurro ecc. che completano il quadro), di una raffinata eleganza stilistica.
E’ un sontuoso insieme decorativo impressionista, dove il gesto della domestica, quotidiano, viene in fondo trasfigurato (8). b) La danza ha un pendant La Musica e si ispira ad un girotondo di immagini. E’ una scena schematica, le figure rosse dei ballerini sono esaltate nel ritmo che appare, hanno le braccia disarticolate in arabeschi, come può vedersi in un vortice. La visione lascia comunque un senso molto forte di impatto emozionale, anche per le grandi dimensioni del quadro (8). -Kandiskij (1866-1944), Composizione n. 6 L’artista giunse alla pittura astratta nel 1910 dopo lunga meditazione. Questo dipinto è considerato un suo capolavoro. Il punto di partenza della scena è il Diluvio ( o forse il Giudizio Universale) .
Sembra essere anche la sua pittura “assoluta”, quando cominciò a considerare gli oggetti (emblematici di un tempo passato) non più essenziali ; avevano infatti preso a dissolversi sotto i colpi del suo nuovo pennello e sotto l’impulso del trovato “spirito creatore” (8). Chiudo così la mia panoramica russa e concludo il breve scritto di pro memoria. Sia chiaro che questo testo, raccolto tra ricordi e letture, non è né una cronaca né un trattatello di storia dell’arte.
E’ semplicemente una serie di prime impressioni e considerazioni (certo dovrò approfondire la storia dell’arte per migliorare la conoscenza della pittura moderna fino alle soglie dell’Ottocento e di quella contemporanea che si è svolta da Turner ad oggi), perfezionate in questo viaggio, con l’aiuto dei sacri testi e della competenza critica dell’amico prof. Pasini, utilissimo accompagnatore tecnico. Ricorda nei suoi testi (che mi sono affrettato ad acquistare) Pasini (6): “La più grande istituzione della storia della pittura è la prospettiva rinascimentale…., ha retto le sorti per quasi cinque secoli….Dal Quattrocento all’Ottocento nessun dipinto realizzato in Occidente è privo di prospettiva: essa è la pittura stessa…
Se ora ci inoltriamo nel cuore della modernità…Poussin (1648) ci propone il trionfo della confidenza spaziale. Le figure sono viste di sotto in su…Vi è una netta scansione tra luce e ombra….”. Arriva poi, per farla breve, anzi brevissima, Lorrain (vedi supra), col suo raggio di sole emblematico e Turner (vedi quanto già detto supra) ne estrapola la sua “grande rivoluzione spaziale”.
Ma qui mi fermo, perché intanto la rivoluzione è continuata, con Cézanne ed altri, procedendo sistematicamente nell’abolizione della classica prospettiva. Va da sé, per chiudere onestamente, che queste brevi note andrebbero lette, per completezza, con il catalogo alla mano, visionando contemporaneamente quadro e testo (indicativo e non esaustivo) di commento. Altrimenti si rischia una lettura asettica, ma senza il riscontro artistico doveroso ed il suo contesto critico.

BIBLIOGRAFIA
1)AAVV, Mosca e San Pietroburgo, La Guida Verde, Michelin Italiana, Pero(MI), 2007
2)Puškin A, Poemi e Liriche (a cura di Landolfi T), G Einaudi, TO, 1982
3)AAVV, Museo Puškin, Mosca, I Grandi Musei del Mondo, Gruppo Ed L’Espresso, Roma, 2004
4)Carminati M, Museo Pushkin in Mostra a Verona, Tutti i calchi dello zar, Il Sole 24 Ore, 289, 41, 21 ottobre 2007
5)Pasini R, L’informe nell’arte contemporanea, Mursia, MI, 1989
6)Pasini R, Forme del Novecento, Occhio Corpo Libertà, Pendragon, BO, 2005
7)AAVV, Ermitage, San Pietroburgo, I Grandi Musei del Mondo, Gruppo Edit L’Espresso, Roma, 2004
8)AAVV, L’Ermitage, Guida Illustrata, Casa Ed P-2, San Pietroburgo, 2006, passim 9)Luppi A, Biagi E, Mosca, Magnus Ediz, Udine, 1981, passim 3 ottobre 2008

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