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SEGRETI IN POESIA

di Antonino Raitano

Con un curriculum impegnato da tempo tra pittura, poesia e prosa, amica di letterati nazionali (tra cui Ungaretti, Montale, Pasolini ) ed internazionali (Marianne Moore, Jorge Guillén ecc.), Annalisa Cima rimane a tutt’oggi ermetica, ruvida, filosofica, come nella selezione poetica a titolo "Poesie/Poems"” (1).

Fedele a Vanni Scheiwiller che vantava di averla scoperta e pubblicata prima di tutti, si presenta , alla luce grafologica della sua firma “stirata” e impercettibile, un personaggio che vuole affondare nel suo segreto.
Scrive certo per essere letta, ma è difficile penetrarne i sentimenti, pur a fronte di una evidente buona arte poetica (e tecnica).
“Può la luce che filtra/far rifiorire desideri di vita/dopo giorni di disperato pensare/nella solitudine di sempre ?”.
“Per te nostalgia del vero/moriremo solo un momento./Per tornare senza il tormento/del sapere, a comporre e scomporre/un piccolo assoluto.”
.

Vive così il suo patema continuo, in una ricerca enfatica, contrapposta, dell’esistenza e dell’amore. Ripensa, nei momenti di solitudine:
“…Vivremo sì nel nulla, ma uniti/ in catene di atomi lucenti/ in quel tutto e niente che è la vita/ da contrapporre al vivere/ ch’è solo attesa della morte.”

Paradossale appare allora questo suo triste segreto di vita, al confine costante con la morte, con l’oscurità del pensiero e degli affetti.
Si legge curiosamente Annalisa Cima perché è indubbiamente una poetessa (e non solo perché lo ribadisce lei stessa) , ma resta negli occhi del lettore quella perplessità del suo ambito geloso, rinchiuso, difeso come da una rocca di cose privatissime, intime e basta; sicuramente da non spartire con molti altri, se non tra soggetti ben scelti da lei stessa.
Il comune mortale si deve dunque accontentare del suo sacrale mistero, deve avere la comprensione superficiale del suo animo sensibile, giustamente e istintivamente difeso dalla curiosità e dall’arbitrio interpretativo. Cui è dovuto un doveroso rispetto, peraltro.

Milanese (classe 1941), a fatica (anche attraverso mali fisici) raggiunse una certa indipendenza finanziaria che le permise di alternare soggiorni particolari a New York, Parigi, Roma, Rio de Janeiro, San Francisco.

Inizia nel 1964 la carriera pittorica esponendo a Locarno, poi seguono altre mostre in Svizzera, Brasile, USA, Giappone ecc. (quadri, disegni, serigrafie ecc.).
Frequenta l’avanguardia americana di pittura.
Infine tronca improvvisamente una brillante carriera, ribellandosi al cliché mercantile di galleristi e critici.

Comincia nel 1967 gli incontri letterari internazionali e nazionali, scrivendo prose e poesie.
Nel 1968 incontra Montale con cui ebbe una lunga amicizia.
Diventa presidente della Fondazione Schlesinger, fondata assieme a Montale e Segre.
Mantiene costanti le passioni per musica, pittura e poesia, sviluppando notevoli interessi artistici e letterari e dedicandosi anche alle traduzioni (cit.).

L’occasione di ritrovarla è la lettura della sua ultima raccolta poetica (2). Nella lunga ed articolata presentazione si dice che si tratta di un corpus quasi completo della sua poesia. Un modo quindi di analizzarla meglio (“come possiamo conoscerci ? “).

Non facile, come si è detto più sopra. Rimane un mistero il suo incontro tra materia e vitalità (cosmogonie, universi, metamorfosi ,eros sensuale ecc.), ma anche il suo bisogno di rigenerarsi e di estraniarsi, che la condannano a vivere.
Scrive: “Sono lieta e non lieta, lieve e letale, palese e segreta.”.

Questa, in sintesi, la sua ultima confessione.

BIBLIOGRAFIA
1) Cima A, Poesie/Poems, All’Insegna del Pesce d’ Oro, V Scheiwiller, Milano, 1999.
2) Cima A, Di canto in canto, prefazione di Cherchi P, Longo Ed, Ravenna, 2007 maggio 2009

Indice di Antonino Raitano

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Daniele Franchini