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OLTRE IL CAVALLO DI TROIAdi Antonino Raitano L’archeologia studia cultura, arte e popoli, ma a volte le intersecazioni di tempi e di uomini sono talmente complesse da creare gravi difficoltà di scoprire i confini. L’Anatolia “terra del sorgere del sole”, termine odierno per indicare la parte occidentale dell’Asia Minore degli antichi (oggi Turchia) (1), per altri (2), grosso modo l’intera Turchia, pur “con portata diversa”, a seconda che si tratti dei popoli indigeni del settore occidentale e meridionale, dell’altopiano centrale e del settore orientale; l’Anatolia – dicevamo - fin dall’antichità della storia dell’uomo (circa 10.000 anni fa, in questo caso) è stata rivoluzionata dagli apporti di svariate civiltà (crocevia di popoli e culture), dando luogo ad un interessante “mosaico” di conoscenze (1). Fatali (anche in senso positivo) sono stati posizione geografica, strutture territoriali, locazioni di transito commerciale (o di raccordo o di riferimento tattico), passaggio peraltro cruciale tra Europa ed Asia (occidente/oriente). Di fronte,ancora, un ipotetico (ma reale) “ponte” di collegamento con la classica Grecia (e le sue isole) e comunque l’interscambio continuo ed obbligato con le altre civiltà del Vicino e del Medio Oriente e del Mediterraneo. Situazione ottimale, potremmo dire, centrale per rapporti commerciali (con relative conseguenze culturali). Strabone (I sec. a. C.), storico e geografo, lamentava che tutto ciò rendeva impossibile definire esatte frontiere tra le genti della particolare Anatolia settentrionale. Troppi i mutamenti degli insediamenti nel tempo (incapacità belliche, nomadismo delle tribù ecc.), troppi gli sconvolgimenti di potere dovuti ai vari governanti succedutisi (perdita di cultura, di dialetti usati, di nomi, siti ecc.), cataclismi naturali (terremoti) ecc. (2). Non intendiamo però ripercorrere qui tutta la storia dell’Anatolia (rimandiamo opportunamente alle accurate note del Corso apposito della prof.ssa Ferrari (1) , ma solo accennare ad alcuni aspetti della sua dinamica spazio/temporale, quale conseguenza di crocevia territoriale importante. Ma nel 192 a. C. il re greco Antioco il Grande (Vicino e Medio Oriente) cadde sotto Roma. E così dove finirono allora i Greci ? Tra parentesi, gli insediamenti anatolici (occidentali) avevano avuto contatti col mondo egeo fin dal III millennio a. C. (vie, scambi, empori). Così comunque l’arte orientale era giunta, per sintesi accidentale, in occidente come si può vedere bene anche negli oggetti del cosiddetto periodo orientalizzante dell’VIII-VII secolo a. C. (1). La classicità antica della Grecia fu passata allora, nel tempo, alla “turbolenza” del periodo ellenistico. Vista nell’arte scultorea ed architettonica, essa “si gonfia e si dilata in vaste masse monumentali”. In sostanza si ingrandiscono le proporzioni, si esaltano le prospettive, si fanno giocare nuovi spazi e volumi, anche urbani (vedi influssi di Ippodamo di Mileto). Si parla addirittura di architettura “principesca e regale”, come in una precisa evoluzione concettuale (lo si nota in effetti su mura, statue, fregi, maschere, colonne, capitelli, architravi, agorà, santuari, biblioteche, ginnasi, teatri ecc.) (1). Ma ci fermiamo qui con le divagazioni su questo tema affascinante, perché l’intento è solo di ricordare. Per chiudere questa nota di viaggio (a seguito di un percorso di studio con Università Aperta), onde suggellare quanto visitato con ricordi (scolastici), memorie, letture, emozioni (vecchie e nuove, anche naturali di fronte al rigoglio primaverile con fioriture di papaveri, ferule, centauree, ginestre ecc.), vediamo in sequenza sintetica riferimenti e siti anatolici: - Hittiti: civiltà del II millennio a. C. (nota da appena un secolo), di lingua indoeuropea; l’arte è quella propriamente anatolica.La scrittura è in caratteri cuneiformi, ma anche in geroglifico (lingua luvia). Sono a noi noti dalla storia egizia per la famosa battaglia di Qadesh (Mutawalli II contro Ramses II), avvenuta ca. nel 1290/1279 a. C.. Ma hanno una loro lunga storia affascinante, ora disponibile per gli studiosi (1) - il vecchio H. Schliemann: nel 1870 salì la collina di Hissarlik (Troia), dopo un lungo tormento esistenziale (ma era ricco). Esploratore, archeologo, fortunato? Si vedano le valutazioni, a posteriori, dei vari archeologi moderni (comprese le vicende avventurose del famigerato “tesoro di Priamo”) (1) -Omero, L’Iliade: quanta suggestione ancora pensando alla Troia studiata a scuola! Leggenda o verità? Omero, nato nella parte ionica dell’Asia Minore (o addirittura “assiro”, vissuto in Cilicia, secondo nuove valutazioni, ma ipotetiche (7) ), autore (da solo o con altri) del poema eroico simbolo (lirica, romanzo, tragedia ecc.), primo esempio pervenuto di letteratura universale nella cultura occidentale. Un ciclo di leggende (e di storia?) intorno al declino della città di Priamo (il famoso mito di Troia) (1), (10) -Troia: il mito e la storia, appunto (e oltre). Oggi la stratigrafia ci rivela fino a IX sedi urbane succedutesi nei tempi (dal 3000 a. C. al 500 d. C.). Forse addirittura più di nove insediamenti nella zona.Ma questa è la città vera dell’Iliade ? Si vedano i commenti degli archeologici moderni con pro e contro relativi (1) (10) - il cavallo di Troia: lo stratagemma ci torna sempre in mente. L’astuto Ulisse ed i suoi guerrieri, nascosti nell’immenso animale di legno, pronti per l’inganno ai Troiani; che lo tirano dentro le mura e così vengono vinti- dice la tradizione (ne fa menzione Omero nell’Odissea) (10). Guardando il modello di oggi (1975), turistico e fantasioso, ed entrandovi per curiosità, si vive comunque una strana avventura incredula e speciale. - le colonie greche: dopo la guerra di Troia, le popolazioni indigene sul Mar Egeo si mescolarono con i coloni greci che avevano stabilito contatti lungo le coste anatoliche, fondando nuove città (come avevano già fatto anche in Magna Grecia ed in altre sedi): Efeso, Priene, Mileto, Alicarnasso ecc. (vedi la storia parallela dell’ellenismo) (1) Il giro si chiude. Resta lontana e sola la vecchia Istanbul che fa (e faceva) vita a sé , sul Mar di Marmara, a veglia di Dardanelli e Bosforo, cioè dei due continenti. Basta però a ricordare l’Oriente, la porta sull’Asia, i Bizantini, le moschee, Solimano, l’Impero Ottomano, il Corno d’Oro, ma anche le spezie, Sherazade, le “Mille e una notte”, i sultani, l’harem, i tulipani (che gli Olandesi si portarono via), il Museo Archeologico, il Topkapi ecc. Forse anche l’ “Orient Express” per viaggiare nel mistero (Agatha). Ma è un’altra storia. O forse una danza. BIBLIOGRAFIA |
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