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Il ritorno di Pierodi Valter Valmaggia cura della redazione di PilloleQuando leggo un libro di guerra sento passare un brivido lungo tutto me stesso. Ho vissuto anch'io e sofferto, situazioni di guerra, notti nelle cantine sotto i bombardamenti, fughe da retate che portavano via spesso senza ritorno, immagini di corpi straziati. Basta, tutti conosciamo gli orrori della guerra, molti di noi, ancora vivi, li abbiamo vissuti o ne siamo rimasti vittime. Il libro di Valmaggi, scritto senza odio né rancore, scritto solamente con l'animo di chi ama l'amore ed odia l'odio, scritto da "il tenente bambino" per la giovinezza che aveva quando fu destinato a comandare ed a manovrare il destino di altri, ecco il libro di Valmaggi mi ha stimolato un grande senso di tenerezza e di speranza. Di seguito leggerete l'introduzione, della figlia Marina, del libro di cui questo è il frontespizio ed avrete alcune indicazioni editoriali. (DF)
Un grande notes ingiallito, scritto in matita, con un'elegante scrittura fitta fitta; le pagine utilizzate prima sul dritto, foglio per foglio, poi sul verso, di seguito, quando non era più molto semplice trovare una cartoleria... Mio padre mi aveva consegnato quello scritto molti anni fa, col solito riserbo, senza darvi peso; e io, d'altra parte, non l'avevo letto subito, perché temevo l'emozione. Sapevo che quel diario era stato iniziato, nel lontano 1943, durante la sua permanenza in ospedale, e continuato poi, senza pretese memorialisti che o tanto meno letterarie, nei frangenti più impensati... ad esempio, mentre, nascosto sul fondo di una barca, navigava con eguali probabilità verso la libertà o verso la morte. Quanto di quelle pagine c'era già nei racconti che ci faceva a tavola, a passeggio, nei momenti di intimità familiare! Credo che per lui la funzione di questi appunti fosse quella di ricreare, nel lungo periodo di distacco causato dalla guerra, un ponte verso la sua storia, la sua identità, la sua casa e i suoi cari: un disperato grido, nell'allucinante scorrere del tempo, per reclamare una realtà più vera e soprattutto più sua. Ecco perchè non vi sono tracce di retorica, né di quella politica, né di quella autocelebrativa. Li abbiamo riletti insieme, lentamente, con rispetto; abbiamo eliminato «il troppo e il vano"; quasi scherzando ho proposto il titolo, ispirandomi alla canzone di De Andrè "La guerra di Piero". Poi, ricostruendo a memoria i suoi lontani racconti, l'ho invitato a completare la storia con ilfinale, così come l'ho sempre conosciuto: quelfinale che la ritrovata felicità gli aveva impedito di annotare nell'ultima pagina del vecchio notes. IL RITORNO DI PIERO«Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato a chiedere perdono per ogni peccato... *) da "La guerra di Piero" di Fabrizio De Andrè Ecco un paio di brevi e toccanti paragrafi che ricordano la nostra Romagna. Rimini, 9 maggio 1943
Indicazioni editoriali Attualmente è distribuito da Ed. Rodaviva |
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