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Tavola rotonda sui problemi di bioeticaDivulgazione scientifica: come farla, perché e per chi.(*)di MARIO BERNARDININell'ambito della Commissione di Bioetica dell'Ordine dei Medici di Roma, un Gruppo di Lavoro é impegnato da alcuni mesi nell'esame delle componenti etico-deontologiche dell'informazione scientifica con particolare riferimento al campo biomedico.
Un aspetto che viene implicitamente considerato tutte le volte che ci si trova di fronte alla divulgazione di notizie connesse al principio fondamentale di bioetica che è quello di trattare il progresso tecnico-scientifico nella logica della tutela della Salute e della vita dell'uomo dell'ambiente. L'argomento dell'informazione scientifica in campo biomedico vede, prevalentemente coinvolte le figure del ricercatore, dell'informatore e del destinatario delle notizie che, per diversi ma convergenti interessi, sollecitano correttezza e completezza di quanto viene reso di pubblico dominio in un così importante settore della vita sociale. Per quanto riguarda l'aspetto bioetico dell'informazione scientifica in generale e biomedica in particolare, non si può sottovalutare l'importanza della divulgazione dei progressi in questo campo ed alla "Bioetica Informativa" può in qualche modo essere assegnato il ruolo di una sorta di "verifica e consenso sociale" per quei contenuti e risultati tecnico-scientifici della ricerca, nonché per gli scopi e le procedure che gli sono connessi. E' però necessario un maggior coinvolgimento della rappresentanza delle tre figure interessate cui prima si accennava allo scopo di perseguire, ove possibile, l'obiettivo di una condivisa responsabilità nelle procedure e nelle modalità da seguire nel diffondere l'informazione. Pur riconoscendo l'importanza di ognuna delle tre componenti, si può individuare nella professione medica una maggiore responsabilità, essendo ogni medico, come potenziale ricercatore e terapeuta, impegnato per tutti gli aspetti che vanno dalla impostazione della ricerca alla divulgazione del risultati, fino all'informazione personalizzata ed all'acquisizione del consenso del singoli assistiti su alcuni specifici aspetti di individuale interesse. Altrettanto importante, in ambito giornalistico, è il ruolo del giornalista scientifico che, quale divulgatore, deve essere in grado di selezionare, rendendo di generale comprensione, quanto gli viene via via comunicato o di cui viene a conoscenza e che riguarda il progresso tecnico-scientifico specialmente se di interesse biomedico e sanitario. E' infine facilmente intuibile l'aspetto sociale dell'informazione che, con i suoi risvolti umani, la rende quasi sempre di interesse anche per i singoli individui. L'argomento, così succintamente indicato, ha da tempo richiamato l'attenzione dei cultori della materia non solo in Italia, ma anche all'estero. In particolare si deve ricordare un recente documento del Comitato di Bioetica Francese che ha espressamente affrontato il tema dell'informazione scientifica riassumendo alcune problematiche e formulando alcuni suggerimenti. In Italia sono molte le iniziative ed è da segnalare per la sua importanza, la recente nomina e l'insediamento di un Gruppo di Lavoro sull'Informazione Scientifica in espressamente voluto dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti. E' auspicabile ed è nell'intenzione degli organizzatori della Tavola Rotonda, la convocazione a breve termine di un successivo appuntamento che tratti l'argomento con il coinvolgimento delle rappresentanze istituzionali delle due professioni: quella dell'Ordine dei Medici e quella dell'Ordine dei Giornalisti. Quanto fino ad oggi è emerso dallo studio sulle difficoltà connesse ad una corretta informazione scientifica in campo biomedico, ha evidenziato l'opportunità di ascoltare l'opinione di esperti della materia, medici e giornalisti, affinché anche con il loro contributo si possa provare a dare risposta all'interrogativo scelto come tema dell'incontro e sia possibile proseguire nell'impegno di perseguire una corretta informazione scientifica che, rispettando principi etici e norme deontologiche, dia contenuto al "come, per chi e perché" fare informazione scientifica in campo biomedico. L'esperienza dei relatori ed il successivo dibattito servono sicuramente a fornire ulteriori utili elementi di valutazione in merito a quelle componenti che in modo palese o indiretto sembrano condizionare questo settore dell'informazione e che qui brevemente sono ricordate: - Le procedure connesse alla comunicazione dei risultati delle ricerche ivi compreso il ruolo degli uffici stampa e degli addetti stampa; - Le possibili interferenze di interesse economico, politico e culturale, quali sono il finanziamento della ricerca, la scelta di predeterminati obiettivi, il supporto divulgativo ad iniziative di tipo economico, sociale, culturale; - La commerciabilità connessa alla divulgazione dei risultati ottenuti o soltanto ottenibili; - I diversi e molteplici motivi di interesse per i ricercatori ad una tempestiva quanto spesso anche anticipata comunicazione di progressi in assenza di risultati certi. - La ricerca dello "scoop" spesso condizionata più da interessi di tipo commerciale che non dal principio irrinunciabile del diritto di cronaca"; - Ultimo, solo in questa elencazione incompleta, ma non certo per importanza, la carenza di giornalisti scientifici qualificati ed alcune interferenze di tipo redazionale quali ad esempio la tardiva, incompleta ed elusiva rettifica di notizie errate, la titolazione impropria degli articoli, una ipotizzabile quanto deprecabile e deontologicamente perseguibile connivenza tra ricercatori ed informatori. Ed è proprio per questo richiamo alla necessità di un Codice deontologico comune che possa regolamentare il settore, che la Tavola rappresenta una tappa importante verso il perseguimento di quella correttezza ed etica dell'informazione scientifica in campo biomedico che è certamente da tutti desiderata. (*) dal Bollettino dell'Ordine dei Medici e Odontoiatri della Provincia di Bologna |
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Webmaster Daniele Franchini |