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Non chiudere la stalla quando i buoi sono scappati: parliamo di prevenzione cardiovascolare

Franco Rossi

In Italia oltre 160.000 persone all'anno si presentano al Pronto Soccorso degli ospedali per problemi acuti cardiovascolari di notevole gravità e si trovano improvvisamente sbalzate da una vita attiva lavorativa in un letto di unità coronarica o di reparto di degenza: qualche altro centinaio di migliaia di persone è costretto ad un regine di vita con limitazioni funzionali più o meno complesse perché portatrici degli esiti di infarto esteso del miocardio o di ictus, portatrici di scompenso cardiocircolatorio cronico, di insufficienza renale cronica, di cecità di natura vascolare, e di altre spiacevoli situazioni che coinvolgono non solo l'interessato ma anche i propri familiari con modificazioni dello stile di vita in precedenza tenuto.

La terapia opportunamente prescritta e protratta nel tempo non sempre riesce a riportare ad un sufficiente livello la funzionalità dell'apparato cardiovascolare con conseguenze negative non solo sul piano fisico ma anche psicologico del soggetto ammalatosi.

Chiunque, uomo o donna, abbia raggiunto l'età dei 40 anni, in apparente buona salute, deve farsi un esame di coscienza ed esaminare il suo comportamento di vita tenendo presente l'attività lavorativa svolta e lo stress che questa comporta, quando e cosa mangia ogni giorno, se fuma e cosa fuma, se beve alcolici quali e quanto, se pratica almeno due-tre volte alla settimana l'attività fisica e sportiva preferita, quando ha eseguito le indagini ematologighe prescritte durante una periodica visita di controllo del proprio medico di famiglia e correttamente trascritte sul diario clinico personale.

Una cosa è certa: è possibile per tempo evitare e superare i fattori di rischio cardiovascolari al fine di mantenere una vita attiva e sana fino a tarda età mantenendo fede ai doveri che ognuno ha verso sé stesso, verso i familiari e verso la società in cui viviamo e lavoriamo: la spesa sanitaria ne trarrebbe beneficio potendo essere deviata verso patologie conclamate ed inevitabili.

Se poi i valori pressori superassero un po' la norma, se i grassi nel sangue tendessero a superare i valori soglia, se il sovrappeso fosse eccessivo, se la dispnea iniziale è secondaria al fumo di sigarette, all'età di 40 anni è sempre possibile prendere tutti quei provvedimenti terapeutici e modificare l'anomalo comportamento di vita per riportare nella norma i vari indici ed attendersi conseguentemente una serena regolare aspettativa di vita.

Numerosi sono gli schemi per valutare precocemente i fattori di rischio soggettivi e familiari e quindi è possibile modificare le proprie abitudini e lo stile di vita per superare, tranquillamente e senza eccessive privazioni, iniziali segnali d'allarme per l'apparato cardiovascolare attentamente esaminato è pronto a fornire: la prevenzione delle malattie cardiovascolari non è, per concludere, una chimera ma è un'occasione che l'adulto ancor giovane deve cogliere assieme al proprio medico per programmare la salute della seconda metà della vita.

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Daniele Franchini