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I CIECHI NON SONO PERICOLOSI

Armati di bastone bianco alla scoperta dei problemi quotidiani di chi non vede: imprese epiche e tabù da sfatare.

di Marialuisa Bonzo

NON COSI'... MA COSI':
Sarà capitato più o meno a tutti di avere a che fare, sia pure per pochi istanti, con una persona non vedente e di sentirsi un po' imbarazzati, non sapere bene che cosa fare o dire, restando - è un classico - in silenzio, che è proprio l'ultima cosa di cui un cieco ha bisogno per sentirsi in sicurezza.
Un aiuto concreto viene da una simpatica pubblicazione dell'Unione Italiana dei Ciechi dal titolo "Non così ma... così - Per un migliore contatto con i ciechi" nel quale, con l'ausilio di una serie di vignette, vengono presentate alcune delle situazioni più frequenti del rapporto vedenti/non vedenti con la chiara indicazione di come comportarsi e come non comportarsi, sia in chiave di sicurezza che di salvaguardia della dignità, con semplici regole legate più al buon senso che a grandi filosofie. In queste pagine vi offriamo un saggio di questa sorta di "piccolo galateo", segnalandovi che è possibile averne una copia richiedendolo.

In giro per la città? Sì, ma armati solo di un bastone bianco! Allora potrebbe non essere una passeggiata. Il traffico congestionato dei centri storici, le automobili parcheggiate un po' dappertutto, i segnali stradali liberamente interpretati, i lavori perennemente in corso, i marciapiedi ingombri di cassonetti, pali, moto, biciclette e quant'altro la più fervida fantasia possa immaginare condannano i pedoni ad un quotidiano quanto spericolato percorso ad ostacoli. Pazienza!
Gli utenti appiedati delle nostre città sono ormai una razza in rapida ed inesorabile via di estinzione. E allora, a chi, pur non vedendo, decide di entrare a far parte di questa sparuta schiera di coraggiosi e di avventurarsi nella giungla di asfalto solo un piccolo consiglio: nel "kit di sopravvivenza", oltre al bastone bianco, metteteci un bel po' di ironia e un pizzico di amore per il rischio.

Personalmente, come la maggioranza dei ciechi, per muovermi uso il bastone bianco lungo. Traccio con la punta di questo un arco a pochi centimetri da terra, circa un passo e mezzo davanti a me. Sia il bastone, sia il cane guida sono però solo degli strumenti che chi non vede deve imparare ad usare.
Il disabile visivo coglie ed interpreta tutta una serie di elementi che elabora per costruirsi un percorso.
Con il bastone si riescono ad intercettare e seguire pareti, gradini, muretti, aiuole.
Con l'abitudine si possono riconoscere cambi di pavimentazione o sconnessioni del terreno.
I rumori della città possono fornire molte informazioni che gli altri colgono con la vista. Un porticato, una piazza, una via stretta o un ampio corso, un luogo chiuso o uno spazio aperto rimandano i suoni in modo differente.
Altri elementi sfruttati per orientarsi sono il senso del traffico, rumori facilmente distinguibili come quelli inconfondibili di un bar.
Chi non vede ha la capacità di cogliere particolari che per altri risultano insignificanti. Eppure per chi è cieco o ha gravi problemi di vista spostarsi da solo per recarsi al lavoro, per andare a scuola, all'università, per fare la spesa può essere un'impresa piuttosto difficile, quasi epica.

La paura di trovarsi di colpo in un mondo troppo rumoroso, caotico e spesso imprevedibile è un blocco, un ostacolo difficile da superare. A tutto ciò si somma l'impatto non sempre positivo con la gente e la vergogna di esibire la propria minorazione.
Così molti non vedenti, soprattutto giovani, rimangono a casa, o escono solo se accompagnati.
Sì, a volte ci vogliono più nervi saldi ad affrontare la gente che la strada. Non si tratta di cattiveria. Non è così facile capire dall'esterno quali sono le difficoltà di chi non vede. Qualche volta si rischia, invece di aiutarlo, di complicargli l'esistenza.

Per esempio, accompagnare un cieco in un attraversamento può essere un gesto utile e apprezzato. Bisogna però stare attenti: mollandolo a metà del marciapiede esiste il rischio di averlo strappato dai suoi punti di riferimento, che poi non sono così facili da ritrovare.
Basta allora chiedere. Una garbata offerta di rumori della città possono fornire molte informazioni che gli altri colgono con la vista. Un porticato, una piazza, una via stretta o un ampio corso, un luogo chiuso o uno spazio aperto rimandano i suoni in modo differente.
Una garbata offerta di aiuto, anche quando non è necessario, è sempre gradita. Certo non era proprio il caso di farmi sedere sul tram in quel modo. Di per sé cedermi il posto era sicuramente un gesto carino, ma non così, mettendomi a sedere quasi di peso, senza neppure rivolgermi la parola... Piccoli incidenti di percorso.
Se però si riesce a sorridere si verrà premiati con tutta una serie di incontri simpatici e divertenti, come quando quella squisita signora giapponese mi ha tenuto per qualche minuto compagnia alla fermata dell'autobus.
L'avevo rassicurata, lì passa un solo bus, gli altri sono solo tram, non potevo sbagliarmi, ma lei ha voluto aspettare con me lo stesso. Il suo tatto e la sua cortesia, tutta orientale, mi hanno colpito e rimanere un poco con lei è stato veramente un piacere, anche se in quel momento non avevo bisogno del suo aiuto.

Un ringraziamento a quel signore che mi ha fatto attraversare la strada specificandomi, presumo per assicurarmi dei suoi buoni intenti, che era un vigile urbano, anche se in borghese.
La sua ingenua affermazione mi ha fatto sorridere: anche se fosse stato in uniforme come avrei fatto io a saperlo?

Poi ci sono dei casi in cui l'aiuto di chi ti sta intorno leva veramente dagli impicci. Un sentito grazie a quel giovanotto che mi ha bloccato al limite della buca dei lavori in corso. Il vento aveva tirato giù le transenne, erano rimaste solo più le segnalazioni visive. Allora, ragazzi miei, armatevi di bastone bianco, chiudete gli occhi e buttatevi. Con un po' di spirito potrebbe essere persino divertente.

UNA INSOLITA GUIDA DELL'UNIONE ITALIANA CIECHI PER ATTRAVERSARE LA STRADA
Una regola d'oro esige di chiedere sempre a un cieco se ha bisogno di aiuto, prima di aiutarlo.
Attendendo sul bordo del marciapiede un tram o un autobus, mi succede a volte di essere preso per un braccio e trascinato dal lato opposto della strada, senza neppure avere udito la voce dello sconosciuto "servizievole". Se tento di spiegare che non desidero affatto attraversare, ma che aspetto semplicemente il tram, può accadere che lo sconosciuto rimanga talmente confuso da lasciarmi nel bel mezzo della strada farfugliando varie scuse.
A questo punto non mi resta che tentare di riconquistare quanto prima sano e salvo il marciapiede.
Ecco il mio consiglio: chiedete piuttosto al cieco. "Posso aiutarla ad attraversare?".
Se la risposta è affermativa, offritegli il braccio e attraversate insieme... Avvertitelo al momento di salire o scendere dal marciapiede.

L'ANGELO CUSTODE IMPORTUNO
Quanto viene scritto o detto sui ciechi e la loro indipendenza ha talvolta come risultato che alcune persone, per rispetto a questa indipendenza, esitano ad offrire il loro aiuto.
Così perfino quando vedono un cieco in difficoltà sulla strada, in una stazione o altrove, si mettono a tallonarlo come una specie di "angelo custode" e ciò al fine di potergli impedire di urtare contro un eventuale ostacolo.
Certamente è un'intenzione ammirevole, soprattutto perché queste persone credono che il cieco non se ne accorga.
Al contrario, in brevissimo tempo egli sente di avere un "angelo custode".
Infatti, soprattutto quando si sposta, il cieco ha tutti i suoi sensi all'erta, primo fra tutti l'udito che gioca in tal caso un ruolo preponderante: egli compensa in tal modo la mancanza della vista.
Come abbiamo detto in precedenza, non esitate mai ad offrire i vostri servizi, ma non mettetevi in alcun caso a recitare la parte dell' "angelo custode".
Benché animati da buone intenzioni, voi diventate un inopportuno "piccolo diavolo", cui si spera di sfuggire il più presto possibile.

COME INDICARE DOVE SEDERSI
E' un'idea molto diffusa, ma nondimeno errata, che in ogni circostanza sia utile offrire ad un cieco da sedere il più presto possibile. Sul tram, in treno e sull'autobus ciò è opportuno perché, in caso di frenate brusche, o urti imprevisti, il non vedente non sempre sa trovare abbastanza celermente il punto di appoggio adeguato.
Analogamente dicasi per i ciechi anziani, così come dovrebbe essere per tutte le persone di una certa età.
Anche in questo caso applicate la regola d'oro: indicate il sedile, ma lasciate al cieco la libertà di farne uso o no, senza insistere. Farlo è semplice. Mettete la mano del non vedente sullo schienale: "Ecco una sedia, questo è lo schienale" e immediatamente lui si renderà conto della posizione della seggiola e prenderà posto senza difficoltà.
Oppure mettete la sua mano sul bracciolo della poltrona e ditegli: "La poltrona si trova alla sua destra". Con un rapido movimento egli determinerà l'esatta posizione della poltrona.

NESSUNA PAROLA PROIBITA
Parlando ad un cieco, molte persone non osano pronunciare parole e come "vedere, guardare, cieco o cecità".
Se usano incidentalmente la parola "vedere" e se ne accorgono, si confondono in scuse. E questo mentre molti ciechi dicono essi stessi delle battute di spirito sul loro handicap.
Essi usano ed ascoltano la parola "cieco" come qualsiasi altra parola; usano la parola "vedere", o altre analoghe per esprimere il loro specifico modo di vedere: sentire, tastare, toccare, ecc.
"Ho visto questo libro" (in braille per es.). "Ho visto (sentito, tastato) un grazioso soprammobile". "Sì, ho visto (ascoltato) questa rappresentazione".
Potete dunque dire senza timore ad un cieco "Vuol vedere?", mentre gli mettete in mano l'oggetto in questione: bottiglia, vestito o altro.
Perciò impiegate pure le parole "cieco, cecità" se si presentano nella conversazione.
Naturalmente è di pessimo gusto dire "Lei è cieco?... Completamente?... Non vede proprio nulla?... Oh, che cosa terribile!... E' nato così?...Per una malattia?... Per un incidente allora?..." e così via.
E soprattutto, non dimenticate che i ciechi non sono affatto sordi e che i commenti "bisbigliati", come "Io trovo questo il più terribile dei mali del mondo!"
Oppure: "Preferirei essere morto!" rischiano di non sfuggir loro.

I CIECHI NON SONO PERICOLOSI
Non è raro che i ciechi quando sono accompagnati odano frasi come queste: "Signora, il signore vuol forse bere qualcosa?" o "Signorina, il signore può firmare egli stesso?"; "Signora, il signore vuol sedersi?". Si parla dunque alla guida anziché rivolgersi direttamente al cieco; questo modo di fare portò un giorno una signora a rispondere ridendo: "Può tranquillamente chiederlo a lui: non è pericoloso!...".
Si è talmente abituati, rivolgendosi a qualcuno, ad entrare per prima cosa in contatto con gli occhi, che quando questo tipo di contatto manca ci si rivolge alla guida. In tal modo il cieco è trattato come se egli fosse di secondaria importanza.
Se volete offrirgli qualcosa, chiamatelo per nome; se non conoscete il suo nome, toccatelo: saprà così che vi rivolgete a lui.
Non dimenticate di nominare le differenti possibilità di scelta, se ve ne sono.
In seguito, mettete ciò che ha scelto in un punto dove lui possa facilmente arrivare, oppure dateglielo in mano.
Ma non presentategli un vassoio pieno di bicchieri, perché vi è un grosso rischio che prendendo il suo egli ne rovesci altri, dato che non si aspettava certo un vassoio ingombro.

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Daniele Franchini