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I MITICI VASI DI FARMACIAdi Antonino RaitanoPassando in centro a Imola dalla Farmacia dell'Ospedale (o della Scaletta, per via dell'emblema esposto all'interno) si possono ancora vedere e persino toccare (ahimè, con notevole rischio di romperli) i mitici vasi di farmacia dei secoli scorsi. "Gli antichi vasi di farmacia -scriveva D'Annunzio- hanno un fascino strano, hanno una vita .....". E con ragione. Nei vasi, o meglio ora solo nei loro cartigli, rimane da sempre la meravigliosa immagine del medicamento, originariamente forse solo una droga, un'erba, una spezia, un frutto della natura comunque, che si presumeva (o si sapeva) avesse effetto terapeutico sull'uomo e sugli animali. Oppure diciamo semplicemente un effetto benefico. Ma torniamo ai vasi. Sono anche un patrimonio artistico che ha spaziato tra tecnica, cultura, privilegio e scienza. Tra i vari contenitori proposti per i medicamenti la ceramica ha avuto un ruolo storico particolare dal XIII secolo in avanti. Nel XV secolo l'avvento dell'ossido di stagno nella rivestitura dei vasi di terracotta diede una svolta all'utilizzo di questi per una migliore conservazione dei medicamenti e delle droghe. I secoli d'oro della ceramica da farmacia furono il XV ed il XVI. Nacquero allora collezioni di vasi vere e proprie, destinate ai diversi medicamenti della farmacopea o dei codici (formulari), anche con ottima qualità di produzione. Nel XVII secolo la qualità sembrò degradare. Nel XVIII secolo si ebbe però uno sviluppo di grandi quantità di vasi di buona fattura. Nel XIX secolo infine la produzione cessò entro il primo quarto dello stesso. Sui vasi è indicato, nel cosiddetto cartiglio, il nome abbreviato del medicamento, scritto in forma decorativa, in un latino decadente, con due parole in genere. Dove A. stava, ad esempio, per acqua, Syr. per sciroppo, U. per unguento ecc. La seconda parola designava in genere il "principio attivo", come, ad esempio, A. violarum , acqua di viole, o altro (nome della malattia, del medico famoso ecc.). La Farmacia dell'Ospedale di Imola, senza entrare in ulteriori particolari, possiede una delle più grandi collezioni storiche di vasi del mondo (457 pezzi). La realizzazione artistica fu tutta imolese (C. Ravanelli Guidotti , 1990). Nata come farmacia dell'Ospedale cittadino (fu aperta nel 1766), fu abbellita da artisti locali del legno e della ceramica maiolicata. A tutt' oggi resta fra i documenti settecenteschi di farmacia più significativi e ben conservati, in buona compagnia con altri pregiati esempi di farmacie europee storiche (olandesi, scandinave, francesi, tedesche ecc.). I vasi sono in colorazione classica di blu su bianco. Scriveva Francesco Bacone (1561-1626) da insigne filosofo: "...Certamente ogni medicina è un'innovazione; e chi non applicherà nuovi rimedi, deve aspettare nuovi mali...."("Delle innovazioni"). |
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