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Mal di denti

di Nino Sannazzaro

Se le storie, il bene, il male e il dolore, esistono per essere raccontati, il cronista deve esistere per raccontarli. In tempi di messaggi sballati, di discussioni inconcludenti, può forse risultare positivo, refrigerante e consolatorio, appartarsi nel tempo lento delle storie e delle vicende individuali, scritte nella molle cera delle pagine letterarie.
In questo universo senza sponde e senza argini della letteratura, in questo territorio incerto e dilatato, il vostro cronista andrà alla ricerca di figure di medici, dentisti, avamposti contro il dolore e la carie: vicende e narrazioni talvolta poetiche e talvolta paradossali, inghiottite dalla polvere, dal caso e dal disordine delle biblioteche.
E, sia detto senza enfasi o gesuitiche reticenze, questi nostri trentadue denti - nell'immensità della parola scritta - li troviamo dappertutto: nella letteratura gialla, rosa, nera, raccontati e tradotti in tutte le lingue, dal diario al romanzo, dall'umorismo al tragico, dall'avventuroso al sentimentale, nelle biografie e negli epistolari, nelle poesie, nelle filastrocche, nella pubblicità e nei cruciverba.
Vogliamo cominciare ? Pronti ? Via...!

Inghilterra. Jonathan Swift, uno dei più grandi scrittori satirici, contromano e blasfemo: "Ho chiesto a un povero diavolo come viveva" "Come la mia dentatura - fu la risposta - sempre con qualcosa in meno".
E oltre, con la penna e il coltello fra i denti: "Si dice dei cavalli nella Bibbia che la loro forza era nei denti e nella coda. Lo stesso si può dire oggi delle nostre brave donne britanniche; dentature da squali e capigliature insegnino".

Francia. Francis Picabia, dada e surrealista. Il timbro del polemista feroce non sempre sorretto dall'ispirazione, ha sovente reso cattivi servizi al pittore e al poeta. Il suo senso dell'umorismo macabro spesso stride e mai si accorda con i suoi atteggiamenti critici adottati nei confronti dei suoi contemporanei che egli attaccò, spesso e volentieri, senza mezze sfumature, nelle loro manie, nel loro conformismo e comportamento. Sentiamolo.
"Che attore! Che personaggio! Che dentatura da re! E gli altri, gli umani dentati dal sorriso falso e diabolico ... assomigliano a quei caimani dall'occhio fisso e lacrimoso con la dentatura a sega di falegname, assomigliano, ma si, a quei corvi neri che spiccano il volo gracchiando tra i denti o a quei pellerossa con al collo collane fatte coi denti dei nemici scotennati nel mare d'erba della grande prateria, ah ! ah !".

Spostiamoci in Irlanda. James Joyce. Come letterato e incisore della prosa rappresenta l'ordine perfetto, maniacale, definitivo della parola, Nella costellazione delle frasi va alla ricerca dei vocaboli unici e irripetibili della cadenza e della poesia .
Dice di se stesso: "Tanto accanimento soggettivo non è dovuto a una flaubertiana rincorsa della parola giusta: le parole le ho già qui presenti e allineate nella mia mente. Il mio problemi è trovare il loro ordine perfetto nella frase. Ad esempio "i piccoli denti d'ambra tra lunghe, lascivamente sbircianti labbra". Oppure "Trentadue denti d'avorio smaltato tra molluschi di scuro sangue".
La magia della prosa non sparisce nella traduzione e in più rimane la voluttuosa morbidezza delle parole, la perfetta cadenza delle frasi, l'incisività della loro incastonatura, la musica della nostra lingua tricolore. Ancora Inghilterra. Robert Browning. L'album della locanda. "La mancanza di fantasia dei dentisti e degli odontotecnici non è innocenza, ma peccato grave d'indifferenza.  Dovrebbero suggerire, dopo la nostra partenza per il regno delle tenebre, di metterci verticali in una cassa tutta trasparente, con qualche fiore settembrino tra i denti. Oppure metterci in una grossa boccia di legno multicolore, facendola rotolare gridando e ridendo fino al cimitero. l becchini o gli amici incaricati di questo compito dovrebbero portare guanti sottilissimi, bianchi e rosa, perché negli amanti riaffiori il ricordo delle risate e dei baci sulla bocca.
Infine, per ultimo, per chi volesse arricchire il proprio arredamento domestico con il ricordo del defunto e il piacere oggettivo della sua bocca amata e baciata, si potrebbero fabbricare bocce di cristallo nella cui trasparenza il morso della morte sparirebbe per lasciare il posto alle labbra dell'anima gemella e alla sua dentatura amata in vita".

Basta con l'estero, Torniamo in Italia.  Denti e dentiere, umorismo e dentisti italiani.  Dal " Diario futile di un signore di mezza età " di Marcello Marchesi.
" Piacerebbe ai surrealisti e a Salvatore Dalì. 
Sul comodino da notte l'occhio di vetro fissa la sveglia senza battere ciglio e le dentiere dei due vecchi sposi, che si odiano, si sorridono tutta la notte, fino all'alba ".

A questo punto l'umorismo inglese, geloso, replica attraverso le parole di Bernard Shaw : " In Inghilterra i medici possono estrarre denti senza l'anestesia locale.  Badate, qui da noi, si può fare qualsiasi altra cosa, più o meno simile, a patto di non farla in mezzo alla strada per non spaventare i cavalli ". Come abbiamo visto, sia pure brevemente e frammentariamente, l'odontoiatria è una religione con molti fedeli e molti sacerdoti. 
Simboli entrambi del dolore, della solitudine e della lacerazione, avamposti di una natura e un destino corroso dalla carie.  Medici, chirurghi e dentisti, come alfieri e sacrosanti guaritori di un male cosmico vissuto con tutte le fibre di una triste e dolorosa
sensibilità.
Per questo libri, fedeli e sacerdoti, denti e letteratura, dentisti e odontotecnici, rappresentano un'unica, monumentale opera, la registrazione del bene e del male : opera decisamente preziosa come il loro tentativo di distruggere quest'ultimo con il trapano, il laudano o l'estrazione o almeno attenuarlo, smussarlo, sfumarlo con amichevoli analgesici.

Intimamente uniti e affiancati coniugano e declinano, senza equivoci e concessioni, la sostanza continua della vita, della sofferenza e della sua sconfitta.  Grazie amici dentisti.
Webmaster
Daniele Franchini