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La peste Ŕ ancora tra noi

Walter Pasini (*)

Riportiamo una parte del bell'articolo che il Dott. W. Pasini ha scritto nel secondo numero del 2007 del Giornale della Previdenza (**)

L'uomo del Terzo millennio deve affrontare, nonostante i progressi scientifici, le "grandi" malattie che provocarono flagelli nei secoli passati.

Negli Usa nel 2006 si sono verificati 13 casi. Il rischio per i viaggiatori internazionali Ŕ comunque molto basso.

Nella nostra societÓ ipertecnologica e nonostante gli indubbi progressi della scienza medica, l'uomo del Terzo millennio ha ancora a che fare con malattie responsabili di flagelli che decimarono la popolazione mondiale nei secoli passati. Non tutti sanno che la peste, conosciuta attraverso i capolavori del Boccaccio e del Manzoni, rimane ancora endemica in molte aree rurali e semi-rurali del mondo.
Essa Ŕ ancora presente in Africa, nei paesi dell?ex Urss, nelle Americhe ed in Asia.
Il focolaio maggiore resta quello di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, che causa mediamente pi¨ di 1000 casi all?anno, molto attivo anche nel 2006 con parecchie centinaia di casi di peste polmonare.
L?Africa Ŕ il continente dove si registra circa il 90% dei casi a livello mondiale, ma, contrariamente a quanto si possa immaginare, la malattia persiste anche nel pi¨ evoluto dei Paesi occidentali, gli Stati Uniti d?America, dove nel 2006 (dal 16 febbraio al 14 agosto) sono stati notificati tredici casi.
Si tratta del maggior numero di casi registrati negli Usa daI 1994.
Gli stati dove si sono verificati i casi sono: New Mexico (7), Colorado (3), California (2) e Texas (1). Due di questi hanno avuto esito letale.

La peste Ŕ una malattia causata da un batterio, Yersinia pestis.
╚ trasmessa tra animali e uomini attraverso il morso di una pulce infetta. Il bacillo entra nella pelle dal punto del morso e viaggia lungo il sistema linfatico ai pi¨ vicini linfonodi che, quindi, si infiammano. I bacilli qui si replicano in gran numero ed i linfonodi si ingrossano (bubboni), diventano molli, dolorosi e possono suppurare. Se non trattata con antibiotici, come streptomicina, gentamicina, levofloxacina, la malattia ha ancora una letalitÓ che va dal 30 al 60%. Dopo un?incubazione di 3-7 giorni, la malattia esordisce con febbre elevata, brividi, dolore alla testa e al corpo, stanchezza, nausea e vomito.

Sono tre le forme cliniche principali:
- quella classica,
- la bubbonica con interessamento massivo del sistema linfatico ed ingrossamento marcato dei linfonodi specie all?inguine ed alle ascelle,
- la forma setticemica e quella polmonare che pu˛ essere dovuta ad una diffusione secondaria dell?infezione da un?iniziale forma bubbonica o esser dovuta ad un contatto uomo-uomo per via malatoria.

La mortalitÓ delle due ultime forme Ŕ significativamente maggiore rispetto alla forma bubbonica. Il rischio per i viaggiatori internazionali Ŕ molto basso, ma in una societÓ caratterizzata dalla mobilitÓ internazionale, il medico italiano non deve dunque dimenticare questa malattia, anche in considerazione della potenziale, seppur remota, possibilitÓ di un uso di Yersinia pestis a scopo bioterroristico.

(*) Direttore Centro OMS Medicina del turismo
(**) Il Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri. A.IX, n°2, 2007

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Daniele Franchini