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Carte farmaceutiche in Romagna
di Antonino Raitano
“Il farmacista con la papalina
mi guarda con un po’ di meraviglia.
Che cerco ? forse della cocciniglia ?
O non fors’anche l’aloe-socotrina ?….”
M. Moretti (1885-1979)
“Attorno a lui, imperlate di rugiada,
Crebbero potenti piante rare, erbe medicinali..”
J.S. Whittier (XVII sec.)
N. Lemery (1645-1717), autore di una pregiata e classica farmacopea internazionale, diede della farmacia come scienza una definizione circostanziata tra il tecnico ed il pre-romantico, “imita con le sue operazioni le funzioni più belle e curiose della natura: esamina persino gli abissi per trovarne quanto crede esserle conveniente, inoltre anatomizza i misti, divide il puro dall’impuro, scioglie e prepara composizioni di meravigliosi medicamenti.”
Era una cultura sostanzialmente vasta e solida quella dello speziale settecentesco. Il suo laboratorio, vera e propria officina, - non esistendo i farmaci commerciali prodotti dall’industria di oggi - era ricco di “rami ed altri utensili”, atti a creare i medicamenti più diversi e preziosi. Medicamenti che, al limite, manifestavano la loro intrinseca natura velenosa, non essendo ancora chiaro, scientificamente, il concetto di farmaco/veleno, che era allora solo frutto di intuizione/deduzione (gli antichi indiani d’America, ad esempio, avevano una immagine del medicamento pari a quella di “mio veleno”). Varie erano le forme farmaceutiche preparate nel laboratorio settecentesco: acque distillate, specie aromatiche, tisane, sciroppi, pillole, unguenti, pomate, succhi ecc.
Un ripasso dell’atmosfera di quei tempi gloriosi può essere fatto oggi visitando la Farmacia dell’Ospedale di Imola, detta di S. Maria de la Scaletta, sita nel centro cittadino.
Fu aperta al pubblico nel lontano 1766. L’impronta dell’ambiente è quella tipica. “Che enorme vissuto è quello di una farmacia storica, uno spaccato scientifico e sociale di davvero rara eloquenza!”, scrive in proposito Andrea Emiliani.
Sono 457 i vasi di farmacia, un eccezionale corredo così ampio e variegato, che rappresentano, in bella mostra, la realtà dell’arte farmaceutica e medica del Settecento. Quello che occorre subito sottolineare è che vasi ed arredi della farmacia sono tutti frutto di arte locale, imolese, quindi romagnola nell’essenza, a farne un’unità d’insieme particolare: pitture, strutture e decorazioni lignee, statue e corredo ceramico. Un ambiente di farmacia che doveva, fin dall’apertura, essere per definizione e sostanza “elegante e discreto” (Emiliani), in sintonia con altri illustri esempi europei (Olanda, Francia, Germania, Paesi Nordici ecc.).
I vasi sono l’elemento più caratteristico che colpisce il visitatore (anche cliente) della farmacia: ampia rassegna, impiego decorativo del blu su fondo bianco, cartiglio che racchiude il nome sintetico del medicamento, vasi di forma ampiamente variabile in funzione della forma farmaceutica che dovevano contenere (pilloliere, fiasche, albarelli, orcioli, unguentari, pissidi, tutti muniti di coperchio).
C’è davvero da restare incantati di fronte alla raffinatezza di un patrimonio vascolare che si può ben affermare essere eccezionale a livello mondiale. Per curiosità e cronaca ci fermiamo qui solo su alcuni esempi per scrutare i segreti di tanta arte storica. Vediamo un alberello con l’iscrizione “Aloè patico” ed un altro con la scritta di “Aloè succotr.n”. Di che medicamenti si trattava? L’aloe epatico è una varietà commerciale dell’aloe vulgaris, dalle cui foglie (per fermentazione ed essiccamento) si ricava il medicamento. Secondo alcuni Autori è sinonimo di Aloe succotrina/o.
Lemery (già citato) diceva che ne esistevano tre varietà: succotrino, epatico e cavallino. Lo conferma anche il Capello (altro autore di farmacopea, 1792). L’impiego della droga era nelle ulcere e, per via interna, come catartico, purgativo, stomachico, aperitivo (in funzione di diverse dosi). Un altro alberello riporta la dicitura sul cartiglio del vaso di “Ambra Bianca”,una delle sette varietà dell’ambra grigia.
Scriveva in proposito il citato Capello: “L’ambra griggia è un materia petrosa, leggiera, che si ritrova in pezzi, galleggiante sopra l’acque dell’Oceano”.
Ma non andiamo oltre. Avrete certo capito che il fascino continua in farmacia.
indice di Antonino Raitano
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