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TUMORI: i farmaci nel bersagliDott. Antonino RaitanoDi fronte all'allarme tumori (si parla di "epidemia di cancro"), lanciato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel suo ultimo rapporto annuale, ed alla più tranquillizzante affermazione del prof. Maurizio Tonato, presidente dell'Associazione italiana medici oncologi, "In Italia abbiamo ormai superato il 50% di remissione dei casi di tumore", ci si chiede come stanno andando le cose sull'argomento. Lo studio e la ricerca sono sempre ovviamente elementi di progresso. E fin che si procede in queste direzioni c'è almeno la speranza di migliorare. Si sa da tempo che esistono nei tumori solidi (in genere resistenti all'azione dei farmaci) cellule che possono essere (senza che se ne sappia a fondo il motivo) variamente ossigenate (in modo cronico o episodico). Sperimentalmente si è notato che alcuni di questi farmaci sono maggiormente efficaci nei confronti di cellule tumorali non ben ossigenate (ipossiche) o anche che sono in condizioni di acidosi e/o di deficienza di glucosio (substrato energetico), attraverso vari meccanismi d'azione. Questi farmaci sono detti "agenti alchilanti bioriducenti". Ne esistono diversi, divisi in tre classi, a seconda della loro possibile tossicità per le cellule maligne, che sono, appunto in condizioni di diversa ossigenazione (mitomicina, adriamicina, cisplatino ecc.). Va ricordato che tutti i farmaci antineoplastici hanno un indice terapeutico molto basso, vale a dire che le dosi terapeutiche e le dosi tossiche sono molto vicine fra loro.
Il medico deve quindi sempre valutare le dosi più adatte al singolo caso, che comportino meno effetti collaterali gravi (di tipo tossico) sul paziente. Una tecnica, chiamata di perfusione "stop-flow" (chiudi-apri"), che cerca di portare il farmaco attivo direttamente sul luogo dove si manifesta il tumore, con obiettivo di azione loco-regionale, in condizioni ipossiche, intensa, breve e controllata, sembra dare buoni risultati, in certe patologie tumorali.
I vantaggi del sistema terapeutico si possono così considerare: La tecnica è adatta per trattare tumori del fegato, del pancreas, dello stomaco, del colon, della mammella, della prostata, dell'utero, dell'ovaio, in genere di grado avanzato, inoperabili, recidivanti o non rispondenti alle terapie convenzionali. Questa chemioterapia loco-regionale rappresenta in sostanza un'alternativa a quella sistemica generalmente impiegata (per via venosa) ed ad altri trattamenti basati su tecniche chirurgiche o di radioterapia, o combinazioni delle stesse. In questo sistema terapeutico (con studi ancora in valutazione) l'infusione del farmaco avviene per via intra arteriosa. Con ciò si ottiene, secondo il razionale: Nel campo dei tumori le strategie di lotta prevedono anche la possibilità di terapie combinate, cosiddette "multimodulari", che uniscono applicazioni diverse e nuove con quelle tradizionali. Lo scopo della terapia antitumorale è sempre quello di ottenere un miglior controllo del bersaglio tumore (target), riducendo l'esposizione dei tessuti sani circostanti agli effetti lesivi di questi importanti farmaci, obiettivo che rimane primario nella terapia antitumorale moderna. |
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Webmaster Daniele Franchini |