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Razze Umane: una soladi Luciano Sterpellone *)SIAMO VERAMENTE TUTTI UGUALI: LO GIUROPresentare Luciano Sterpellone è come presentare Dante, Garibaldi o Toscanini. Nessuno più del dott. Sterpelloni è noto come "lo scrittore della storia della medicina". La caratteristica peculiare di Sterpellone è quella di presentare "la storia" con tutte le garanzie dell'autenticità, descritte, non solo in un ottimo italiano, ma con le caratteristiche della buona letteratura. ?Appunto perché esterne, le differenze razziali catturano in modo prepotente il nostro occhio; automaticamente pensiamo che differenze della stessa entità esistano anche per tutto il resto della costituzione genetica. Ciò non è vero: noi siamo poco diversi per il resto della nostra costituzione genetica?. È stato un italiano, Luigi Luca Cavalli-Sforza, a dimostrare che gli esseri umani conservano immutati caratteri comuni, i ?geni?, posseduti sin da quando le popolazioni iniziarono a migrare nelle varie parti del mondo. Dati che hanno sovvertito il secolare ?mito della razza?. Per capire bisognava salire indietro nel tempo.
Purtroppo la maggior parte degli esseri umani non è a conoscenza (o non vuole esserlo) di una verità ormai incontrovertibile emersa dai più avanzati studi di genetica delle popolazioni: che le ?razze? umane non esistono, che di razza umana ne esiste una sola.
Da un tale concetto di ?diversità razziale? basato esclusivamente sul rilievo dei caratteri esteriori (fenotipi), i moderni genetisti hanno spostato l?indagine sui genotipi, cioè sugli elementi base che costituiscono la materia prima degli organismi, i geni. I dati che hanno completamente sovvertito il secolare ?mito della razza? derivano essenzialmente dalle rivoluzionarie indagini condotte da Luigi Luca Cavalli-Sforza, genetista di fama mondiale e dal 1992 Professore Emerito di genetica all?Università di Stanford in California, il quale ha dedicato tutta la vita a ricostruire la mappa storico-geografica delle popolazioni nell?intento di precisare i luoghi di ori¬gine dell?uomo moderno e le vie lungo le quali sono avvenute le grandi migrazioni umane. Il ?razionale? di questa ricerca si è ispirato al concetto che, studiando le differenze genetiche eventualmente esistenti tra gli uomini odierni si può risalire indietro nel tempo per capire come e perché queste differenze si sono verificate. Per queste ricerche, Cavalli-Sforza e i suoi brillanti collaboratori (A. Buzzati Traverso, P. Menozzi, A. Piazza, et al.) hanno personalmente esaminato il patrimonio genetico di oltre 2000 popolazioni originalmente autoctone, anche tra le più remote e isolate, e in particolare oltre 120 differenti tratti ereditari come gruppi sanguigni e sottogruppi, fattore Rh, sistema HLA, proteine di vario ordine, marker del DNA, DNA mitocondriale. L?enorme mole di informazioni emerse da questa titanica ricerca è stata poi elaborata, confrontata e interpretata non solo in termini biologici, ma - in una visione più ampia e multidisciplinare del problema - anche geografici, ecologici, archeologici, antropologici e linguistici. Oggi appare inequivocabile che tutti deriviamo da una piccola popolazione centro africana vissuta circa 100.000 anni fa, la quale cominciò poi a crescere e successivamente ad espandersi nel resto del mondo, ove già v?erano altri ?uomini? ma meno evoluti. La ?deriva umana? cominciò circa 40.000 anni fa quando dall?Africa l?uomo moderno raggiunse l?Asia, e dall?Asia l?Europa, che al tempo era sporadicamente abitata dal Neanderthal. Probabilmente la massa giunse in Europa dall?Asia Centrale attraverso le steppe dell?Ucraina, come risulta dai recentissimi studi effettuati sul cromosoma Y. La migrazione verso l?America ebbe inizio dal nord-est asiatico almeno 30.000 anni fa.
Ci si potrebbe chiedere a questo punto se le differenze genetiche riscontrate in vari gruppi etnici non confermino il concetto di? razze? e quindi la tradizionale inesatta generica denominazione (ancora viva e intramontabile nell?opinione pubblica) tra bianchi, neri, asiatici, africani, europei... ?Differenze? di poco conto, se si pensa che di esse sono responsabili soltanto 3-5 geni, il che non autorizza affatto a parlare di diversità ?razziale?. Si tratta in realtà di manifestazioni della variazione di geni in risposta all?ambiente e al clima; e questi geni sono tutti legati ai caratteri esteriori del corpo, in quanto l?adattamento all?ambiente esterno richiede soprattutto modifiche della superficie corporea. Se si escludono alcune diversità fenotipiche, le differenze tra quelle comunemente indicate come ?razze? divengono solo quantitative e non qualitative: in altre parole, non si trovano mai due tipi di geni del tutto diversi in etnie diverse; per di più, nell?ambito dello stesso continente tali differenze tra individui ?diversi? risultano ancora minori. Le differenze etniche non dipendono quindi da fattori genetici (?razziali?), ma sono il risultato della selezione prodotta nel tempo dalle scelte personali - fatte nell?ambito di un determinato gruppo ai fini della riproduzione - tra particolari fenotipi. Il che dimostra in ultima analisi che ciascun essere umano conserva immutati quei caratteri comuni (?geni?) posseduti da tutti gli esseri umani prima che almeno 40.000 anni fa, cominciasse la deriva delle popolazioni nelle varie parti del mondo. Oltre a stabilire una nuova pietra miliare nella giovane ma già così proficua scienza della genetica delle popolazioni, il lungo faticoso ma appassionato lavoro di Cavalli-Sforza dovrebbe servire a dare un colpo mortale e definitivo alla famigerata e folle teoria del razzismo teorizzata da personaggi non meno famigerati e folli. *) Il giornale della Previdenza dei Medici e degli odontoiatri |
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