home e-mail News Cultura Medicina Varie Indice

Anziani Associazioni Autori Biologia Chirurgia estetica Clinica chirurgica Clinica medica Clinica ortopedica Dermatologia Diagnostica Farmaci Fisiologia Grandi argomenti Igiene Odontoiatria Osteoporosi Pediatria Sessuologia Tumori

Razze Umane: una sola

di Luciano Sterpellone *)

SIAMO VERAMENTE TUTTI UGUALI: LO GIURO

Presentare Luciano Sterpellone è come presentare Dante, Garibaldi o Toscanini. Nessuno più del dott. Sterpelloni è noto come "lo scrittore della storia della medicina". La caratteristica peculiare di Sterpellone è quella di presentare "la storia" con tutte le garanzie dell'autenticità, descritte, non solo in un ottimo italiano, ma con le caratteristiche della buona letteratura.
Spero di non fare cosa sgradita a Sterpellone, ed alla Redazione se pubblico il seguente articolo, apparso nel n° 3, Anno VIII, 2006, de "Il giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri", affinché anche i miei lettori possano apprezzare queste notizie e questi commenti. (n.d.D)

?Appunto perché esterne, le differenze razziali catturano in modo prepotente il nostro occhio; automaticamente pensiamo che differenze della stessa entità esistano anche per tutto il resto della costituzione genetica. Ciò non è vero: noi siamo poco diversi per il resto della nostra costituzione genetica?.
Firmato, Cavalli-Sforza.

È stato un italiano, Luigi Luca Cavalli-Sforza, a dimostrare che gli esseri umani conservano immutati caratteri comuni, i ?geni?, posseduti sin da quando le popolazioni iniziarono a migrare nelle varie parti del mondo. Dati che hanno sovvertito il secolare ?mito della razza?.

Per capire bisognava salire indietro nel tempo. Purtroppo la maggior parte degli esseri umani non è a conoscenza (o non vuole esserlo) di una verità ormai incontrovertibile emersa dai più avanzati studi di genetica delle popolazioni: che le ?razze? umane non esistono, che di razza umana ne esiste una sola.
Forse l?Uomo si renderebbe finalmente conto dell?assoluta irrazionalità e inutilità delle sanguinose contese individuali o a livello di nazioni - che da sempre hanno caratterizzato in ogni area geografica i rapporti interumani - tutte motivate dall?odio per il ?diverso? e dal folle desiderio di ciascuna ?razza? di prevalere sull?altra, di soffocarla o di imporre su di essa un?egemonia. Sin quasi ai nostri giorni la distinzione in ?razze? è avvenuta esclusivamente sulla base di alcune caratteristiche estetiche dei singoli individui, come il colore della pelle, la forma del viso o del cranio, il taglio degli occhi: da sempre il mondo è quindi apparso popolato da almeno cinque ?razze? alquanto differenti l?una dall?altra, ciascuna a sua volta dotata di qualche pe¬culiarità minore.

Da un tale concetto di ?diversità razziale? basato esclusivamente sul rilievo dei caratteri esteriori (fenotipi), i moderni genetisti hanno spostato l?indagine sui genotipi, cioè sugli elementi base che costituiscono la materia prima degli organismi, i geni.
Gli unici in grado di poter evidenziare possibili caratteri differenziali - cioè ?razziali? - tra gli esseri umani.

I dati che hanno completamente sovvertito il secolare ?mito della razza? derivano essenzialmente dalle rivoluzionarie indagini condotte da Luigi Luca Cavalli-Sforza, genetista di fama mondiale e dal 1992 Professore Emerito di genetica all?Università di Stanford in California, il quale ha dedicato tutta la vita a ricostruire la mappa storico-geografica delle popolazioni nell?intento di precisare i luoghi di ori¬gine dell?uomo moderno e le vie lungo le quali sono avvenute le grandi migrazioni umane.

Il ?razionale? di questa ricerca si è ispirato al concetto che, studiando le differenze genetiche eventualmente esistenti tra gli uomini odierni si può risalire indietro nel tempo per capire come e perché queste differenze si sono verificate.
Differenze che, com?è noto, sono legate a cambiamenti nel nostro genoma, il DNA, costituito da 3 miliardi di elementi, ciascuno dei quali occupa una posizione particolare sui cromosomi. Ciò significa che se due individui sono geneticamente molti simili tra di loro hanno un antenato comune molto recente; d?altra parte invece, più sono diversi, più i loro antenati sono antichi.
Ergo, da più tempo le popolazioni si sono separate, maggiore è la loro eventuale diversità genetica.

Per queste ricerche, Cavalli-Sforza e i suoi brillanti collaboratori (A. Buzzati Traverso, P. Menozzi, A. Piazza, et al.) hanno personalmente esaminato il patrimonio genetico di oltre 2000 popolazioni originalmente autoctone, anche tra le più remote e isolate, e in particolare oltre 120 differenti tratti ereditari come gruppi sanguigni e sottogruppi, fattore Rh, sistema HLA, proteine di vario ordine, marker del DNA, DNA mitocondriale.

L?enorme mole di informazioni emerse da questa titanica ricerca è stata poi elaborata, confrontata e interpretata non solo in termini biologici, ma - in una visione più ampia e multidisciplinare del problema - anche geografici, ecologici, archeologici, antropologici e linguistici.
Quest?ultimo aspetto è stato considerato in base all?assunto che l?evoluzione della lingua e quella dei geni sono parallele e simili, perché ambedue sono determinate dallo scambio di geni tra due popolazioni Sono stati in tal modo ottenuti dati basilari e del tutto inediti per la soluzione dei grandi misteri che hanno sinora avvolto l?origine e l?espansione degli esseri umani attraverso il pianeta.
Così, seguendo la distribuzione geografica delle variazioni riscontrate nei geni, Cavalli-Sforza è riuscito per primo a ?mappare? le vie delle migrazioni umane e - nel computare la distanza genetica tra i vari gruppi etnici - a stabilire una sorta di ?orologio? in grado di datare con buona approssimazione la storia dell?evoluzione dell?uomo moderno, trovando ulteriore con¬erma nei reperti paleontologici, paleopatologici e archeologici.

Oggi appare inequivocabile che tutti deriviamo da una piccola popolazione centro africana vissuta circa 100.000 anni fa, la quale cominciò poi a crescere e successivamente ad espandersi nel resto del mondo, ove già v?erano altri ?uomini? ma meno evoluti.

La ?deriva umana? cominciò circa 40.000 anni fa quando dall?Africa l?uomo moderno raggiunse l?Asia, e dall?Asia l?Europa, che al tempo era sporadicamente abitata dal Neanderthal.

Probabilmente la massa giunse in Europa dall?Asia Centrale attraverso le steppe dell?Ucraina, come risulta dai recentissimi studi effettuati sul cromosoma Y.

La migrazione verso l?America ebbe inizio dal nord-est asiatico almeno 30.000 anni fa.
È bene tenere presente che a tutte queste conclusioni non si è giunti - com?era stato sinora - sull?unica base di speculazioni teoriche e di libere associazioni storiche, ma delle più avanzate, sofisticate e obiettive indagini di genetica delle popolazioni.

Ci si potrebbe chiedere a questo punto se le differenze genetiche riscontrate in vari gruppi etnici non confermino il concetto di? razze? e quindi la tradizionale inesatta generica denominazione (ancora viva e intramontabile nell?opinione pubblica) tra bianchi, neri, asiatici, africani, europei...
Tuttavia, le suddette indagini genetiche dimostrano che gli esseri umani sono diversi soltanto ?in superficie?, cioè soltanto in alcuni caratteri esteriori (fenotipi) come il colore della pelle o il taglio degli occhi.

?Differenze? di poco conto, se si pensa che di esse sono responsabili soltanto 3-5 geni, il che non autorizza affatto a parlare di diversità ?razziale?. Si tratta in realtà di manifestazioni della variazione di geni in risposta all?ambiente e al clima; e questi geni sono tutti legati ai caratteri esteriori del corpo, in quanto l?adattamento all?ambiente esterno richiede soprattutto modifiche della superficie corporea. Se si escludono alcune diversità fenotipiche, le differenze tra quelle comunemente indicate come ?razze? divengono solo quantitative e non qualitative: in altre parole, non si trovano mai due tipi di geni del tutto diversi in etnie diverse; per di più, nell?ambito dello stesso continente tali differenze tra individui ?diversi? risultano ancora minori.

Le differenze etniche non dipendono quindi da fattori genetici (?razziali?), ma sono il risultato della selezione prodotta nel tempo dalle scelte personali - fatte nell?ambito di un determinato gruppo ai fini della riproduzione - tra particolari fenotipi. Il che dimostra in ultima analisi che ciascun essere umano conserva immutati quei caratteri comuni (?geni?) posseduti da tutti gli esseri umani prima che almeno 40.000 anni fa, cominciasse la deriva delle popolazioni nelle varie parti del mondo.

Oltre a stabilire una nuova pietra miliare nella giovane ma già così proficua scienza della genetica delle popolazioni, il lungo faticoso ma appassionato lavoro di Cavalli-Sforza dovrebbe servire a dare un colpo mortale e definitivo alla famigerata e folle teoria del razzismo teorizzata da personaggi non meno famigerati e folli.

*) Il giornale della Previdenza dei Medici e degli odontoiatri

Webmaster
Daniele Franchini