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LA CLONAZIONE

Hugo Salvestrini (*)

Mentre il mondo è rimasto scosso dalla nascita per clonazione della pecora Dolly, in campo biologico gli scienziati sapevano già che questo procedimento poteva essere applicato agli animali.

E se ciò si è potuto ottenere in un mammifero animale, nulla vieta che possa essere realizzato anche con la specie umana: questo il punto che ora preoccupa maggiormente. Per gli scienziati, clonazione significa produrre organismo identici, sia partendo da cellule, sia da geni o molecole provenienti da un solo progenitore.

L'esperimento inglese ha prodotto una pecora geneticamente uguale alla donante, dalla quale era stata estratta solo una cellula. Ne è risultato un animale gemello, ma nato a distanza di sei anni. In natura questo processo senza fecondazione, avviene normalmente in organismi unicellulari come i batteri, che si riproducono per semplice divisione cellulare, dando così origine a cellule tutte geneticamente uguali.

E' anche possibile ottenere piante intere a partire da una cellula vegetale, ma era già noto che questo processo di clonazione non era tanto semplice negli animali, tanto meno nei mammiferi e quindi anche nella razza umana.

"La chiave è stata la capacità di costruire una cellula differenziata che potesse compiere un passo indietro, rimettendo in funzione il meccanismo genetico occorrente per formare un organismo intero."

Ciò è stato possibile perché ogni cellula di un organismo, conserva al suo interno, nel nucleo, le informazioni complete per produrne un'altra uguale. Le cellule del fegato, della pelle o di qualsiasi altro organo di uno stesso individuo, contengono tutte il medesimo completo codice genetico, del quale viene normalmente utilizzata solo la parte necessaria al funzionamento di quel determinato organo. In base alla funzione specifica, saranno resi attivi solo i geni necessari per mantenere il funzionamento corretto dell'organo al quale la cellula appartiene. Nella sequenza dei geni la cui disposizione è differente in ogni individuo, si trova l'ufficio di comando capace di dare vita al rispettivo organismo.

In condizioni normali di fecondazione, ogni cellula germinale apporta una metà del corredo genetico: i 23 cromosomi dell'ovulo si uniscono con i 23 dello spermatozoo, per formare una nuova cellula completa, che inizia a dividersi e moltiplicarsi, contenendo a sua volta un codice genetico completo che proviene in parti uguali dal padre e dalla madre.

Nell'esperimento britannico non c'è stata unione di gameti, ma è stata presa da una pecora, una cellula mammaria con corredo cromosomico completo di 23 paia che, messa in un particolare ambiente, ha trovato le condizioni necessarie per regredire funzionalmente. Ha potuto così iniziare il processo generativo fin dall'inizio; poi il materiale genetico è stato trasferito all'interno di un ovulo della stessa specie dal quale era stato preventivamente eliminato il nucleo. Così quando l'ovulo ha iniziato la sua moltiplicazione era dotato di un corredo nucleare identico a quello della cellula donante.

Lo stadio seguente è stato quello di impiantare l'ovulo nell'utero di una pecora per consentire l'annidamento e la successiva formazione dell'embrione. Si è poi formato il feto che ha dato vita al primo mammifero clonato della storia: la pecora Dolly. Indubbiamente questo progresso scientifico pone seri problemi etici, morali e religiosi le cui valenze sono imprevedibili.

È perciò urgente legiferare sulla materia per evitare che la clonazione si estenda anche agli esseri umani. Cosa potrebbe succedere? Per esempio, come evitare che una coppia che ha perso un figlio incidentalmente non richieda alla clonazione di rimpiazzarlo con un esemplare esattamente uguale?

Può sembrare atroce, ma l'amore talvolta può portare a situazioni estreme: una coppia potrebbe decidere di avere un figlio esattamente identico ad uno di loro, oppure, nel caso siano presenti malattie ereditarie nel corredo di uno dei genitori, questi potrebbero volere una gravidanza senza la partecipazione diretta dei gameti a rischio.

Sarebbe inoltre spaventoso il caso di una persona che avesse bisogno di un trapianto d'organo e che per tale necessità si facesse fabbricare una copia esatta di se stesso per non incorrere nel rischio del rigetto immunologico. Sarebbe possibile estrarre un organo da un feto, farlo crescere in vitro fino alle dimensioni richieste per poi sostituirlo a quello danneggiato. Fa orrore pensare a questo, ma nessuno può negare che esistono esseri umani capaci di commettere qualsiasi crimine per denaro, come è chiaro che il beneficiato diverrebbe, a tutti gli effetti, un assassino e un narcisista.

Potrebbe essere anche possibile ed in questo contesto non sarebbe drammatico, che la metodica consentisse un giorno di sviluppare organi partendo da un donatore specifico, in modo da risolvere doppiamente il problema del rigetto e della "inumana clonazione umana".

Non si deve però misconoscere che la clonazione è un mezzo scientifico che mantiene la sua validità anche se può prestarsi a molte aberrazioni. L'utilità è evidente, soprattutto nel campo dove la clonazione è nata, cioè in veterinaria: la produzione di cavalli di razza o mucche da latte, ad esempio, potrebbe essere avvantaggiata dalla replicazione di animali con gli attributi richiesti . D'altra parte riportare al mondo un altro Hitler, potrebbe essere trama per un film di fantascienza. La scienza assicura che questo essere clonato, non dovrebbe, necessariamente, diventare il criminale che era; il nostro comportamento, la nostra personalità e anche certe caratteristiche fisiche, sono enormemente influenzate dall'ambiente in cui viviamo e da cui traiamo i valori umani del nostro essere.

La genetica e l'ambiente sono in continua interazione, un redivivo Führer, potrebbe addirittura diventare un difensore della giustizia e della dignità umana. Ma questi sono temi difficili e delicati sotto tutti gli aspetti, non meno che dal punto di vista della Chiesa Cattolica.

(*) (EL MERCURIO - CHILE)

Webmaster
Daniele Franchini