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GLI ANIMALI NEGLI ALLEVAMENTI

Uscire dalla carnedipendenza: come e perché.
Lega Anti Vivisezione - parte prima

Gli animali non umani nascono, ormai quasi sempre, da fecondazione artificiale. Sono detenuti in batterie senza terra, oppure in box di legno o metallo dai pavimenti artificiali. Ergastolani senza appello, perennemente in cella di isolamento; costretti in lager zootecnici (dove non possono nemmeno girarsi, ripulirsi, alzarsi, sdraiarsi, stirare le membra: cinque libertà fondamentali!), vengono imbottiti di ormoni, nutriti illegalmente anche con scarti di macelleria e farine di pesce; soffrono per malformazioni, tumori, nevrosi, ulcere e altro.
Vengono poi trasportati in asfissianti carri bestiame senza acqua né cibo. Tutto per essere, alla fine, macellati. Ora abbiamo anche gli ''animali tecnologici'' I vitelli non possono più succhiare il latte dai capezzoli, che sono stati modificati per essere munti meccanicamente.

Il rapporto madre-figlio o non esiste o dura pochissimi giorni. Le relazioni sociali sono inesistenti perché gli animali vivono solo in gruppi omogenei per età. Il vitello lascia la madre al massimo al diciottesimo giorno di vita e il suo futuro si materializza in capannoni affollati, in singole gabbie strettissime. L'alimentazione, a base di regimi liquidi a elevato tasso proteico (latte ricostituito più grassi animali) è priva di fibre, non consente lo sviluppo del rumine e rende monogastrici animali che di stomaci ne hanno ben quattro.
I danni sono inimmaginabili! Anche l'acqua viene addizionata con resine a scambio ionico e successivamente dolcificata per risultare più gradevole. Il vitello viene fatto crescere fino a 13-15 settimane, impedendogli di muoversi, di mangiare l'erba e rendendolo quasi completamente anemico.
Lo scopo è di ottenere il maggior peso possibile nel minor tempo, con la carne più chiara, nel minor spazio. Ma il peso di macellazione, che sfiora i tre quintali, viene raggiunto con farmaci anabolizzanti e altre sostanze stimolanti di cui alcune formalmente vietate. Il manzo vive più o meno libero fino a sei mesi, poi finisce anch'esso in costrizione fino al raggiungimento del "peso forma" (circa 150 giorni).
Per i bovini le torture non sono finite; ci sono il taglio delle corna e delle orecchie, la marchiatura a fuoco, la dolorosissima castrazione. Questi animali non appaiono mai sulle pubblicità della carne che ce li fanno vedere liberi, felici, sani, quasi sorridenti. I pulcini appena nati dalle incubatrici vengono trasferiti in enormi capannoni che possono contenerne fino a 50.000. Ventiqattro ore su ventiquattro la luce rimane accesa perché crescano in fretta.
La ventilazione è in genere artificiale. A nove settimane di vita lo spazio disponibile è di 20 per 20 centimetri. E' come vivere tutta la vita in sei persone in un ascensore omologato per quattro. Il sovraffollamento provoca scoppi di violenza che portano al cannibalismo, fenomeno che non si manifesta mai allo stato naturale. Per rimediare non si è aumentato lo spazio, si è inventata la macchina sbeccapolli. Le galline ovaiole vengono tenute in gabbie di filo metallico dette batterie (3-4 livelli) e finiscono per diventare tutt'uno con la gabbia. ''Vivono'' finché sono capaci di produrre uova, poi diventano dadi per il brodo.
Sia nei box singoli che nei recinti, lo spazio di cui dispone il maiale non permette di muoversi. Per evitare il comportamento innaturale di strapparsi la coda a morsi questa viene preventivamente mozzata. Negli allevamenti industriali la temperatura viene talvolta tenuta altissima per impedire che il freddo bruci calorie che servono al peso finale.
Il 70% dei maiali sono storpi per distorsioni e fratture alle zampe dovute alle pavimentazioni non idonee. Le scrofe partoriscono in continuazione in box appena più grandi di loro. Quanto all'alimentazione, risulta massiccio il ricorso a mangimi a base di cereali addizionati di strutto suino. Dopo l'introduzione della razza suina Landrance, costruita artificialmente nei laboratori del nord Europa con l'aggiunta di qualche vertebra, ci troviamo di fronte ad un animale i cui tempi di crescita, per raggiungere i 170 Kg. del tipico maiale pesante italiano, si sono ridotti di oltre due mesi. Il trasporto degli animali avviene con camion o vagoni dove gli animali soffrono fame, sete, freddo intenso o caldo asfissiante. La macellazione dovrebbe essere preceduta da una forma di stordimento. Ma non di rado questo, quando c'è, viene procurato da scariche elettriche. Inoltre gli animali vedono morire i loro compagni, sentono il sangue, sono terrorizzati. Avete mai visto un animale che entra al macello?

Segue la seconda parte de "Gli animali negli allevamenti"

Webmaster
Daniele Franchini