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AUTOGESTIONE, PILOTATA DAL PROPRIO MEDICO DI FIDUCIA, DI PATOLOGIE CRONICHE COME IPERTENSIONE ARTERIOSA E DIABETE MELLITO ECC.

Per vivere meglio e per curarsi meglio

Le patologie croniche, o malattie che durano tutta la vita, colpiscono molte persone nella 3a e 4a età (dopo i 50 anni circa) e sono presenti, sintomi - manifestazioni, palesi o subdole che si possono percepire, avvertire poco o molto, ma spesso anche per niente.

E' proprio a questa ultima "non sensazione" che bisogna prestare attenzione in uguale misura con la consapevolezza che le malattie croniche "tramano, scavano" e danneggiano anche quando uno non se ne accorge.
Dire "prendo tutti i giorni la compressa per la pressione" ma non seguire particolare indicazioni per il mangiare, per il bere o per altri aspetti che caratterizzano lo stile di vita, è un errore diffuso e quasi mai perdonabile in quanto l'interessato/a prima o poi "pagherà la cambiale".
Cioè una volta diagnosticata e inquadrata una malattia cronica, bisogna ridisegnare e riverificare lo stile di vita che comprende abitudini alimentari, motorie e voluttuarie (vino, fumo, caffè ecc..).
In seguito, molto probabilmente, verrà aggiunta una terapia, cioè una cura farmacologica che non sempre è la definitiva perché dovrà essere adattata alla persona e a tutte le sue caratteristiche anatomiche, psicologiche e di lavoro.

Lo scopo della terapia somministrata è di mantenere al paziente una eccellente qualità di vita, che continui a sentirsi "come prima" senza creare all'interessato/a sensazioni spiacevoli (come possono essere sudorazione, stanchezza, insonnia, ecc..) che lo portino a modificare e/o a ridurre le attività lavorative e non svolte prima di avere avuto la diagnosi di essere affetto da una malattia cronica che bisognerà curare per "tutta la vita".
In caso poi, che con gli anni o per una sfortunata imprevedibile combinazione di circostanze (ereditarietà, familiarità e/o comportamenti errati seguiti negli anni, consapevoli o meno) si devono supportare più di una patologia cronica ( spesso il riscontro di 2-3 e più nelle persone specie anziane con oltre 65 anni) bisogna che il paziente, aiutato dalla intramontabile voglia di vivere (spirito di autoconservazione elevato.), si armi di pazienza e di coraggio ma anche di una buona dose di autoironia.
Quest'ultima deve in ogni modo aggiungersi alla piena conoscenza del problema a livello scientifico (nel limite accettabile di una descrizione divulgativa), alla conoscenza delle possibili conseguenze con i relativi danni piccoli, medi e /o gravi e alla consapevolezza che ogni corpo umano, un'architettura complessa e meravigliosa biologica e psicologica, ha delle reazioni e comportamenti diversi e non "clonabili".
C'è colui per il quale è fatale una malattia subito dall'esordio e c'è chi "resiste" alla stessa malattia per un tempo che non può essere né calcolabile né prevedibile.
E' il caso del "dolore", sintomo molto frequente, espressione di una sofferenza di cellule, tessuti, organi che mandano segnali (intermediari chimici) di allarme, danneggiamento e/o distruzione: certe persone lo percepiscono immediatamente (se hanno una soglia bassa di dolorabilià) con grave disagio, tormento ed intolleranza ed altre lo percepiscono appena o comunque con altre caratteristiche più smussate, più tollerabili e meno fastidiose.

Da quanto sopra esposto, quindi, è facilmente deducibile che il paziente deve imparare una serie di cose che solo il medico di famiglia, il medico di fiducia, il medico "vecchio amico di casa - quasi parente" può trasmettergli per permettergli questa crescita e questa emancipazione.
Non può più esserci un rapporto diverso che non sfoci in una collaborazione paritetica, cosciente e costruttiva; andare a sostare nelle sale d'attesa una volta alla settimana o al mese o all'anno per controllare la pressione arteriosa una tantum (per esempio) in caso che si sia affetti da ipertensione arteriosa costante o variabile, non ha senso e non aiuta il medico (in concertazione con i vari specialisti) a monitorare, a seguire l'andamento della malattia ipertensiva per quel aspetto, se non si sa che:
. bisogna ridurre l'introito del sale (contenuto anche negli insaccati, scatolame ecc..)
. bisogna ridurre l'introito di grassi animali (burro, pancetta ecc..)
. bisogna evitare la liquirizia e sostanze che la contengono
. bisogna non fumare
. bisogna tenere sotto controllo l'uso di spray nasali, terapie con cortisone, pillole anticoncezionale ecc..
. bisogna controllare lo stress (individuando magari delle tecniche personali..)
. bisogna distanziare il rilevamento della pressione arteriosa
a- almeno 3-4 ore dall'assunzione di caffè, tè, coca cola, cioccolata ecc..
b- almeno 2 ore dall'ultima sigaretta
c- almeno 30 minuti dall'ultimo pasto
d- almeno 15 minuti da una corsa in bici o a piedi.

Sarebbe più giusto che il paziente ( avendo un età non avanzata, avendo delle capacità adatte e curiosità sulla propria salute) si munisca di un misuratore della pressione arteriosa autonomo e si misuri la pressione arteriosa con delle cadenze ben precise a casa sua e/o in occasioni particolari come in caso che accusi cefalea (mal di testa), astenia (stanchezza) o ansia o insonnia, annotando le date, l'orario e il motivo del rilevamento.
Anche i pazienti diabetici sia del tipo 1 (che si somministrano l'Insulina una o più volte al di ) o del tipo 2 (che devono prendere delle compresse o pillole in determinati orari per tenere i livelli della glicemia bassa entro valori convenzionali a livello mondiale), possono fare un autonomo rilevamento della glicemia a casa propria (usando uno dei molteplici apparecchi disponibili in commercio) a qualsiasi ora concordata con il medico o, come menzionato anche sopra per quanto riguarda l'ipertensione arteriosa, in caso di sintomi o sensazioni percepite particolarmente strane come sudorazione profusa, vertigini o visione poco nitida, ecc..
Questo può essere un piano di collaborazione fra medico e paziente unico o parallelo ed integrativo ad altri programmi organizzati a livello territoriale secondo le linee guida più moderne.

Atri autorilevamenti possibili riguardano il peso corporeo, il volume d'aria espirato per gli affetti d'asma ecc.

Insomma una autogestione che induca un paziente a rilevare autonomamente una serie di parametri che caratterizzano l'andamento della sua patologia cronica per poter fornire al medico di famiglia, in occasioni di incontri programmati, (per esempio bi o trimestrale, o semestrale) una serie di dati che possono aggiungersi a completare la moltitudine dei parametri che servono a definire il quadro della situazione in quel momento (come un caleidoscopio), può portare un enorme vantaggio al paziente che risparmia tempo e proprie risorse e fargli acquisire un ruolo attivo, coinvolgente e prestigioso nel complesso rapporto medico - paziente così delicato e multisfacettato.

Le notizie che giungono dai giornali specializzati nei vari campi sanitari sottolineano la non più accettabile posizione passiva del paziente e chiedono ai medici di impegnarsi in campagne di educazione sanitaria nei vari campi affinché si renda il paziente cosciente e consapevole del suo stato di salute e/o di malattia, motivando la propria collaborazione con i reali vantaggi dell'utile e vera prevenzione sia per se stesso che per la società.

Per maggiori chiarimenti i cittadini/pazienti chiedano notizie ai propri medici di fiducia che considerano il mantenimento dello stato di salute del proprio paziente il fine principale del proprio lavoro.

Webmaster
Daniele Franchini