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La nuova vita di un medico paziente

La malattia mi ha insegnato ad apprezzare ogni minuto che passa e i giorni vissuti dopo il cancro io me li ricordo tutti

dott. Sandro Bartoccioni *)

"Il cancro mi ha regalato un'altra vita". Una vita nuova e per molti versi "migliore. Prima di ammalarmi vivevo sul filo dei minuti. Un giorno operavo tot pazienti e il giorno dopo ne operavo altri, ma alla fine vedevo sempre lo stesso 'film'. Ora invece apprezzo ogni istante e sono felice di tutto: un raggio di sole, una pietanza saporita, la visita di un amico".
Il messaggio di speranza arriva dal cardiochirurgo Sandro Bartoccioni dell'universita' Cattolica di Roma, che oggi a Milano, alla seconda edizione delle Giornate epatologiche promosse dalla Fondazione epatologia (Fade), lancerà un appello a tutti gli italiani che convivono con un tumore: "Finche' l'arbitro non fischia tre volte la partita non e' finita". L'alternativa non e' tra la vita e la morte. Come nel calcio "ci sono l'uno, la x e il due. Non sempre bisogna vincere, si puo' anche pareggiare".

A 44 anni, ha raccontato Bartoccioni ai giornalisti, "il 'gioco dell'oca' della vita mi ha fatto diventare il primario piu' giovane d'Italia.
Ma poi sono entrato nella casella dei 54 anni", quando "mi e' stato diagnosticato un cancro allo stomaco al quarto stadio". Certo, "all'inizio e' stato devastante - ha continuato il medico-paziente - In quattro anni ho perso 30 chili, ho subito cinque interventi e sono stato sottoposto a durissimi cicli di chemio e di radioterapia. Tra 15 giorni mi toglieranno la milza e mezzo fegato, ma a tutti continuo a ripetere che io non sono malato. Io ho un cancro, e vi giuro che non e' la stessa cosa". Bartoccioni continua a lavorare. Ma a volte, quando i motivi di salute gli impediscono di operare, il cardiochirurgo cura i turisti dei villaggi-vacanze. "Sono stato alle Seychelles e alle Maldive, e una vita cosi' bella io non l'ho mai fatta prima". La malattia "mi ha insegnato ad apprezzare ogni minuto che passa e i giorni vissuti dopo il cancro io me li ricordo tutti", assicura il medico. Che fa coraggio a tutti i malati, spiegando che "stare da questa parte non e' poi cosi' tremendo".

E alla vigilia del convegno milanese, in cui sara' riproposta l'urgenza di un rapporto migliore e di un dialogo piu' complice tra medico e paziente, lo specialista invita chi soffre a rifiutare ogni tipo di buonismo o commiserazione. "Non parlatemi di uso 'compassionevole' di un farmaco - dice - ne' di cura 'palliativa' o di malato 'terminale': l'ultimo che mi ha chiamato cosi' e' gia' morto, mentre io sono ancora qui. Il lavoro dei medici va avanti solo grazie ai pazienti, i malati sono i docenti universitari dei medici. E ricordo ai miei medici che non mi devono volere bene, devono ringraziarmi. Se tu, paziente, rimani in contatto con te stesso non smetterai mai di sentirti importante", conclude Bartoccioni.

*) dalla rivista informatica:

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Daniele Franchini