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Il Vino e la Romagna

Gianfranco Borghi

Se quando siete in viaggio in Italia e, avendo sete vi capita di sostare in una casa di campagna a chiedere da bere, se vi viene offerto un bicchiere di vino vi trovate in Romagna, se nel bicchiere che vi viene dato, c'è solo acqua vi trovate altrove.

Ospitalità e vino in Romagna sono, infatti, inscindibili e sono le caratteristiche che fanno della Romagna una regione diversa da tutte le altre. "Bèv e' ven e lassa andé l'agua a e' mulen" (bevi il vino e lascia andare l'acqua al mulino) è un proverbio romagnolo che indica chiaramente quanto il vino sia tenuto in considerazione dagli abitanti di questa regione per la quale alcuni "movimenti" si battono al fine di renderla autonoma dall'Emilia cui è attaccata solo da quel trattino (Emilia-Romagna) che è d'obbligo nei documenti ufficiali dell'istituzione Regione per ribadirne l'unicità, ma che la tradizione ha sempre indicate come Emilia e Romagna per ricordare che si tratta di due realtà unite sì, ma distinte.

Ma lasciamo questi bizantinismi ai titolari dei movimenti autonomistici per parlare solo del vino che in Romagna dì chiama Sangiovese, Albana, Trebbiano, per restare coi vitigni più diffusi, ma ai quali, altri fanno degna corona.
In Romagna poi si trovano molte persone centenarie fra la popolazione e la vita media dell'uomo e della donna è una delle più lunghe del mondo e ciò non può non essere legate anche alle abitudini di vita, quindi del mangiare e del bere innanzi tutto.
Qui la dieta è quella tipica mediterranea con qualche arricchimento che la fa più pesante per lo "straniero", ma la cui digestione è facile quando è legata al vino.
Se il vino è un piacere (e ciò è indubbio) è anche una parte importantissima nella dieta del romagnolo, ma anche - concediamolo - dell'emiliano che col "Lambrusco", il "Pignoletto", ed altri vini prelibati, tiene alto anche lui il nome del vino "made in Italy".

Il vino facilita la digestione, dicono da sempre i nonni in Romagna, ma il vino fa anche bene e non lo diciamo solo noi bensì anche i medici. Esiste, infatti, in Italia una "Associazione Nazionale Amici della Vite e del Vino" di cui fanno parte molti medici che hanno stilato una dichiarazione ufficiale in cui si spiega il perché della loro adesione.
Questa dichiarazione consta di nove punti e al terzo punto è detto testualmente: "Il vino come limento, dev'essere assunto in una dieta equilibrata senza eccedere nella quantità che deve essere di 700 cc. nelle 24 ore e può raggiungere il litro nei soggetti addetti ai lavori pesanti. Con tali dosi il fegato metabolizza l'alcool etilico senza che si verifichino danni per l'organismo. Dosi superiori non possono essere ammesse".

Al nono punto della dichiarazione sta scritto: "Il vino esercita un'azione positiva sull'uomo, sul carattere e sul temperamento dell'uomo. Ne è prova indiretta la vivacità, l'intelligenza e la genialità dei popoli latini che da tempo immemorabile sono consumatori di vino. Pertanto l'Associazione Medici Amici della Vite e del Vino ritiene che il buon vino (estratto per fermentazione dell'uva) per le sue proprietà eupeptiche e nutritive è da considerarsi parte integrante della dieta, specie di quella mediterranea".

Chi vuole leggersi tutti i nove punti della dichiarazione suddetta, si rechi a visitare l'Enoteca Regionale di Dozza e cerchi un pannello di non grandi dimensioni che è appeso a un muro in un angolo. Dopo la lettura può accostarsi al banco di vendita, sempre in funzione, per acquistare qualche bottiglia da portarsi a casa.
Avrà solo l'imbarazzo della scelta con certezza però di fare comunque un buon acquisto, perché all'enoteca di Dozza sono in vendita solo tutti i vini degni di questo nome, prodotti nella regione Emilia-Romagna o, se preferite, Emilia e Romagna.

Per la vostra salute quindi bevete vino e, se scegliete quello di Romagna è meglio. L'importante è non superare le dosi indicate dai medici. La moderazione, infatti, è una legge universale, anche in questo caso.

Webmaster
Daniele Franchini