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La vergogna della tortura

CONOSCIAMO E DIFENDIAMO I DIRITTI UMANI

Essa è applicata in almeno 124 paesi, colpisce decine di migliaia di persone, causando la morte di centinaia di esse e nessuna parte del mondo può dirsi davvero immune da questa pratica vergognosa. In molti paesi industrializzati si riscontra oggi un incremento dell'uso della tortura - spesso di stampo razzista - ai danni di detenuti e persone fermata dalle forze dell'ordine. I paesi del Nord, inoltre, producono ed esportano apparecchiature che in altre parti del mondo vengono usate come strumenti di tortura. Bastoni per la somministrazione di scosse elettriche, scudi e altri dispositivi che scaricano fino a 150.000 volt sono fabbricati e venduti da industrie di paesi quali Belgio, Canada, Cina, Francia, Israele, Lussemburgo, Olanda, U.S.A. e Regno Unito. La tortura con scosse elettriche è praticata in vari paesi, tra cui Arabia Saudita, Cina Cipro, Libano, U.S.A. L'uso della pena di morte. Più di 90 paesi condannano a morte i propri cittadini. La Dichiarazione non vieta esplicitamente la pena di morte, ma proibisce le pene crudeli e sancisce il diritto alla vita. Negli ultimi anni sono stati fatti importanti passi avanti nella direzione dell'abolizione, con dure prese di posizione da parte delle nazioni Unite e del Consiglio d'Europa. Particolarmente significativa è stata l'abolizione della pena di morte in Sudafrica, il cui presidente Nelson Mandela in più occasioni ha ribadito la sua opposizione totale alla condanna capitale. Ma, recentemente, vi sono stati segnali anche negativi. Nel 1996, nelle isole Comore e in Guatemala, sono state eseguite, dopo anni che ciò non accadeva, alcune condanne. In Iraq, Iran, Ucraina, Federazione Russa avvengono centinaia di esecuzioni l'anno. Negli USA il ricorso alla pena di morte ha subito un'impressionante impennata. Alcuni sostengono il ricorso alla pena di morte come soluzione del problema della criminalità. Questa opinione non ha fondamento. La pena di morte è una brutale violazione dei diritti umani, che ha la vendetta come unico scopo e risultato. Prigionieri di coscienza. Per quanto possa sembrare strano, oggi si può ancora finire in carcere per le proprie opinioni. Nel corso del 1996 questo è successo in 94 paesi, tra cui Afghanistan, Guinea Equatoriale, Grecia, Perù e Tunisia. A Cuba vi sono circa 600 persone imprigionate per aver manifestato le proprie opinioni: molte di esse sono difensori dei diritti umani. Irene Fernandez è la direttrice dell'organizzazione non governativa della Malesia La forza delle donne. Per aver denunciato violazioni dei diritti umani, tra cui numerosi stupri, è finita sotto processo. Anche l'obiezione di coscienza al servizio militare è un diritto di libertà di espressione e pensiero, e non una concessione che i governi possono rilasciare a proprio piacimento. Paesi come la Grecia, la Francia, la Spagna, l'Italia e l'Austria non hanno ancora legislazioni che consentano la scelta dell'obiezione di coscienza senza penalizzazioni né limitazioni. In fuga per i propri diritti. Nel mondo vi sono più di 15 milioni di rifugiati. Sono persone che scappano dal proprio paese perché rischiano di essere uccise, torturate o imprigionate ingiustamente. Altre venti milioni di persone - i cosiddetti sfollati - si trovano in situazione analoga, ma non sono state in grado di abbandonare il proprio paese. Il numero dei rifugiati è raddoppiato nel corso degli ultimi dieci anni, a causa dei crescenti conflitti armati e delle politiche repressive di molti governi. L'85% dei rifugiati si trova nei paesi più poveri, nel sud del mondo, confinato in campi profughi dove spesso subisce ulteriori abusi. Un consulente dell'Alto Commissariato della Nazioni Unite per i Rifugiati nel solo 1993 ha registrato, nei campi profughi della Somalia, almeno 107 casi di violenze sessuali sulle donne. Il Nord del mondo risponde alla crisi dei rifugiati in maniera vergognosa. Sono noti casi di rimpatri forzati di individui che poi nel proprio paese sono stati torturati e uccisi. I governi realizzano leggi inique che impediscono ai profughi di chiedere asilo politico, oppure arrestano i richiedenti asilo. Tu fai la differenza! A cinquant'anni dalla proclamazione della Dichiarazione, il quadro mondiale resta grave. È necessario, più che mai, passare dalle parole ai fatti. I governi di tutto il mondo hanno dimostrato di non essere in grado di realizzare concretamente gli impegni presi. Tocca ai cittadini, dunque, attivarsi affinché il rispetto dei diritti umani divenga una realtà. Amnesty International, nata nel 1961, dimostra quotidianamente che è possibile ottenere risultati concreti. Nel corso degli anni, l'associazione si è occupata di migliaia di persone imprigionate ingiustamente, e la maggioranza di queste sono state liberate. Ciò è stato possibile grazie all'impegno di 'persone comuni', convinte che, insieme, possano fare la differenza per chi rischia la tortura, per chi è condannato a morte, per chi è vittima di violenze e abusi.

da Amnesty International

Webmaster
Daniele Franchini