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Inno alle Crocerossine

Ci piace ricordare ancora il nostro compianto Amico Alteo Dolcini , ripubblicando (Pillole anno 1998) questa bella lettera aperta che presenta il problema ed esalta l'alto valore delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana (Crocerossine)

Lettera aperta (anno 1998)

Al sig. Presidente del Consiglio dei Ministri
Ai sigg. Ministri della Difesa, della Sanità, della Pari Opportunità
Al sig. Commissario Str. della CRI.
Alla Stampa

Signori,

facciamo un gran dire che presto avremo "le italiane sotto le armi" e ci dimentichiamo di precisare che è dal Risorgimento che è stato creato il Corpo delle Crocerossine che "sotto le armi" lo sono da tanto e tante le decorate al valor militare.

Quando fui ricoverato, nel 1941, in un ospedale da campo nelle immediate retrovie all'assedio di Tobruk, la prima assistenza che ebbi fu da parte di una Crocerossina.

Sarebbe grave irriconoscenza ignorare il contributo volontario ultracentenario di queste benemerite ed ammirevoli "Sorelle" e penso, anzi, che sia ancor più ingiusto dimenticarsi di loro oggi, specie in quell'autentica, anche se innaturale, guerra con un numero di morti pari se non maggiore di una guerra "tradizionale": intendo quella della droga e la sua estensione alle tragiche "balere".

Sento parlare della recente legge che vorrebbe disciplinare la frequenza da parte dei giovani di questi luoghi prescrivendo la riduzione dell'innaturale fracasso di decibel, prevedendo luci meno istupidenti, vietando il consumo di alcool dopo un certo orario (e per le pastiglie da "sballo"..?)

Penso siamo in molti a chiederci chi vigilerà sull'osservanza di detta legge e voglio sperare che Lei, sig. Presidente, voglia discutere con i suoi Ministri e la CRI, come esaminare la "mobilitazione" delle Crocerossine, come si faceva quando c'era bisogno di loro perché c'era la guerra e morivano i nostri figli. Muoiono - e forse di più - anche adesso, a grappoli, all'alba, stritolati fra i rottami delle auto.

"Mobilitare" le Sorelle della CRI? Per fare cosa?

Perché la sola loro presenza sarebbe già valida prevenzione "all'interno" dei luoghi: essere appunto "Sorelle maggiori", osservare che siano rispettati i limiti di legge suddetti, consigliare i giovani a mettersi in strada solo se "integri", collaborare con le Forze di Polizia che sono "all'esterno" per salvare tante vite, dare un poco di speranza a tante povere famiglie.

La C.R.I è in forte calo di simpatia da parte degli Italiani perché sembra a molti che non voglia essere presente nella "guerra di oggi".

Tornino in "prima linea", come sempre hanno fatto, le Crocerossine nei momenti tragici, e avranno la benedizione di tutti.

E vedremo - finalmente - rifiorire il volontariato di giovani pronte ad entrare nei ranghi, adesso quasi vuoti, di gioventù volontaria, per inviare in congedo la "mia" Crocerossina del 1941 a Tobruk, ancora in servizio perché non si è saputo, colpa gravissima - dare un ideale ai freschi rincalzi".

Con distinti saluti Alteo Dolcini

(aprile 1998)

Commento:

L'idea mi sembra buona, anche se un po' ottimistica.
Io vedo bene le Crocerossine in prima linea, negli ospedali, nei campi sportivi, nelle retrovie delle zone in guerra, come sono sempre state e come stanno facendo.

Con maggior ansia e timore le vedo nelle balere, dove molto probabilmente farebbero del bene anche solo con la loro presenza, ma dove potrebbero, ahimè, essere anche esposte a scherni, a situazioni imbarazzanti, se non rischiose.

La lettera che Dolcini inviò a "Pillole" nel 1998, ed inviò anche a tanti giornali più importanti e diffusi e Segreterie di Ministri, non trovò risposta.

Sarebbe opportuno che da qualche sede locale della CRI, romagnola, per esempio, ripartisse uno studio ed una campagna in tal senso?

Ai Tribuni la risposta. (n.d.D)

Webmaster
Daniele Franchini