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Eutanasia, regole al passo con la medicina moderna

da Doctornews *)

Marino, l'Italia ha bisogno di regole al passo con la medicina moderna L'Italia ha bisogno di regole che siano al passo con i tempi e, in particolare modo, con la medicina moderna. E' questo l'aspetto messo in evidenza dal sondaggio sull'eutanasia, secondo Ignazio Marino, docente di Chirurgia presso il Jefferson Medical College e direttore della divisione Trapianti del Thomas Jefferson University Hospital a Philadelphia (Usa).

"Non è un caso che quasi il 70% degli intervistati si dica favorevole a una legge che in Italia ancora manca. Quello che i 'camici bianchi' chiedono non è di legalizzare la 'soppressione' di un malato in condizioni terminali attraverso la somministrazione di un farmaco tossico e quindi letale. Al contrario, vogliono regole che gli consentano di 'staccare la spina' quando non c'è più una ragionevole speranza di curare il malato, e prolungare la sua esistenza in terapia intensiva attaccato alle macchine non ha alcun senso".
"In casi come questi - sottolinea Marino, che ha scritto un libro in cui affronta l'argomento della "dolce morte" in maniera estesa, intitolato "Credere e curare" - negli Stati Uniti e in molti paesi europei il medico è autorizzato a sospendere tutte le terapie, compreso l'utilizzo dei macchinari che tengono il paziente artificialmente in vita. In Italia, se lo facesse e lo dichiarasse, il medico potrebbe anche essere arrestato. Mentre a me - afferma - è capitato spesso, lavorando negli Stati Uniti, di decidere di "staccare la spina" quando non c'era più nulla da fare o di somministrare dosi anche molto alte di morfina a un paziente in fin di vita per non farlo soffrire. Ma ero supportato, nella mia condotta, da una legge federale".

"E' importante, comunque - continua l'esperto - distinguere il concetto di eutanasia da quello di 'terapia del dolore'. L'eutanasia non può fare parte della medicina e nessun medico dovrebbe mai attivamente porre fine a una vita, in nessuna circostanza; questo principio va però contrapposto a quello della somministrazione di medicinali, come la morfina o altri, che alleviano la sofferenza in fasi critiche di malattie non più curabili o che possano aiutare nel momento di passaggio dalla vita alla morte. La differenza fra le due condotte, tutt'altro che sottile, sta nel rifiuto del medico di provocare attivamente la morte del paziente. Ciò che invece può essere un atto di compassione è intervenire per alleviare le pene di una fine che giunge naturalmente".

"Per quanto riguarda, infine, il tema del testamento biologico - conclude Marino - credo che ognuno di noi dovrebbe avere il diritto-dovere di decidere che tipo di "assistenza terminale" desidera quando è ancora in possesso delle proprie facoltà. Come ha recentemente dimostrato il caso di Terry Schiavo, è preferibile esprimere la propria opinione a riguardo e lasciar scritte disposizioni precise, dopo aver consultato un medico e aver esplorato tutte le possibili opzioni che potrebbero un giorno interessarci. In tal modo, un momento tragico come quello dell'avvicinarsi della morte potrà essere affrontato nel rispetto delle nostre volontà, risparmiando ulteriore angoscia a familiari e operatori sanitari. Anche di questo si dovrebbe discutere in Parlamento: di regole che interessano davvero la vita di tutti i cittadini".

*) 2006, febbraio 08
Webmaster
Daniele Franchini