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L'Italia multietnica ha bisogno di intercultura

Rapporto Dossier Statistico Immigrazione 2000

Oggi a me, domani a te. L'Italia per oltre un secolo ha prodotto un gran numero di emigrati i quali hanno contribuito allo sviluppo dei Paesi ospiti.

Ora prepariamoci ad ospitare che ci darà una mano, amica e produttiva. Un milione e mezzo di immigrati regolari all'inizio del 2000. Questo numero si ottiene aggiungendo ai permessi di soggiorno registrati (1.251.994) quelli ancora in corso di registrazione e i minori registrati nelle anagrafe comunali. Rispetto allo scorso anno i permessi registrati sono aumentati di 218.759 unità, mentre i nuovi permessi concessi nel 1999 e validi a fine anno sono stati 268.000.

La fotografia sullo stato dell'immigrazione in Italia è stata scattata dalla Caritas nel Dossier Statistico Immigrazione 2000, presentato recentemente a Roma. Giunto alla sua decima edizione, è una pubblicazione promossa dalla Caritas di Roma, insieme alla Fondazione Migrantes, al Centro Studi Emigrazione dei Padri Scalabriniani, alla Caritas Italiana e a varie Caritas diocesane con il patrocinio del Ministro per la Solidarietà Sociale e di vari organismi internazionali (Acnur, Ilo, Oim). "Progetto intercultura", lo slogan di questa decima edizione, viene così spiegato da mons.

Guerrino Di Tora, Direttore della Caritas di Roma: "L'immigrazione è un problema di tutti e ci impegna a varare una politica di accoglienza e di integrazione che sappia attribuire un posto dignitoso ai nuovi cittadini, quel milione e mezzo di persone il cui progetto consiste nel vivere stabilmente con noi". "La persona che pensa che l'Italia" ha aggiunto mons. Di Tora "sarà un paese dell'immigrazione, è ben lontana dalla realtà perché l'Italia è già un paese dell'immigrazione. È tempo, quindi, di pensare a politiche concrete e lungimiranti di interculturalità".

La ricerca si compone di 382 pagine, strutturate in 47 capitoli, e più di 250 tabelle, partendo da gli aspetti più4 europeo, si sofferma ampiamente sulla situazione migratoria in Italia per poi finire con i capitoli dedicati ai contesti regionali. "Il rapporto, elaborato da operatori sociali, italiani e immigrati" ha commentato Franco Pittau del Comitato di Redazione del Dossier Statistico "rappresenta uno strumento prezioso di sensibilizzazione e si propone di raggiungere un vasto pubblico affinché l'immigrazione non rimanga un fatto sociale ristretto all'ambito degli studiosi".

"Le migrazioni," scrive Di Tora nell'introduzione del Dossier "anche se costituiscono le dimensione umana del fenomeno della globalizzazione, non sono ancora confortate da un'adeguata presa di coscienza. Basti pensare che la convenzione OIL sui lavoratori migranti del 1990 ancora non è diventata operativa e che, a livello di Unione Europea, solo dopo il trattato di Amsterdam si potrà arrivare ad una maggiore "comunitarizzazione" delle politiche migratorie.

In questo contesto di omissioni le politiche seguite sono state disomogenee e hanno potuto radicarsi i traffici clandestini di immigrati, con grave pregiudizio di un corretto inquadramento del fenomeno".Ecco alcuni dati della ricerca statistica: la provenienza geografica degli immigrati è influenzata dalla peculiare posizione geografica dell'Italia, ogni 10 immigrati 4 sono europei, 3 africani, 2 asiatici e 1 americano; i primi 6 paesi di provenienza (al 31.12.99) sono: Marocco, Albania, Filippine, Jugoslavia, Romania e Usa. In termini numerici, nell'arco di 17 anni, la presenza straniera si è più che quadruplicata nel Nord e quadruplicata nel Meridione, mentre nel Centro è aumentata solo di due volte e mezzo.

La tendenza alla concentrazione nei capoluoghi, rilevata dall'Istat, conosce l'apice nel Centro, dove il comune di Roma supera l'80%, mantiene valori elevati nel Nord Ovest (Torino e Milano quasi il 70% e Genova quasi l'80%) e nelle Isole (Palermo oltre l'80%) e scende nel Nord est (37,9%). Gli immigrati sono più del 3% della forza lavoro, sfiorano l'8% del totale dei disoccupati e hanno un tasso di disoccupazione del 27% nonostante siano disposti a svolgere mansioni umili e a trasferirsi da una località all'altra pur di guadagnare qualcosa. Vengono per lo più assunti da piccole e medie imprese per lavori stagionali (agricoltura) o occupazioni pesanti e disagiate.

Gli impiegati sono appena il 2% soprattutto domestici. Dell'emancipazione e dell'inserimento culturale e sociale degli immigrati ne ha parlato Ainom Maricos, della Commissione Nazionale per l'Integrazione, che ha riportato l'esperienza positiva di una cooperativa nata 11 anni fa a Milano, che oggi crea corsi professionali per formare operatori, futuri docenti, squadre di lavoro con inquadramenti diversi.

"Si tratta di un vero e proprio strumento per abbattere il pregiudizio" ha spiegato Maricos e facendo riferimento alla tendenza dell'inquadramento in settori inferiori ha sottolineato la necessità di creare più spazi per l'emancipazione "dobbiamo essere accettati in un mondo lavorativo competitivo, dobbiamo avere la possibilità di competere con gli altri".

La necessità di varare una politica di integrazione che sappia attribuire ai nuovi cittadini un posto dignitoso è stata sottolineata più volte dai partecipanti ai lavori. "Progetto intercultura" scrive ancora Di Tora "significa ravvivare le ragioni della convivenza e saper accogliere, riuscendo a far apprezzare le nostre tradizioni senza chiuderci di fronte a quello che gli altri ci portano.

Perché la nostra società non finisca per essere atomizzata in tante differenze senza raccordo, serve un nuovo modello di convivenza che non sia più ad una sola dimensione: la nostra. "Mi piace ricordare che," prosegue Di Tora "oltre al compito di assistere gli immigrati nella fase di prima accoglienza, e, oltre a rendere un servizio di conoscenza attraverso la raccolta e la pubblicazione dei dati statistici, la Caritas di Roma è da dieci anni impegnata nel portare avanti una grande iniziativa denominata "Forum per l'intercultura", che, attraverso il protagonismo delle associazioni degli immigrati svolto accanto agli italiani, ha mostrato nelle scuole, nei quartieri, nelle associazioni, nei circoli, negli incontri come la differenza non conflittuale possa essere un'occasione di reciproco arricchimento".

Parlando di integrazione, di solidarietà e di uguaglianza il card. Roger Etchegaray, Presidente del Comitato Centrale per il Giubileo, ha così concluso l'incontro: "Stimolare il gusto del vivere insieme non per necessità e rassegnazione ma per convinzione e passione di una fraternità universale".

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Daniele Franchini