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Onore al lavoro

Daniele Franchini

Non c'è peggior modo per svilire il lavoratore, che definire la sua funzione con appellativi altisonanti ed ambigui, relativi a professioni od attività affini ma di altro livello operativo e mascheranti la vera mansione da svolgere.

Che forse l'ano è meno importante del cuore? O il fegato del cervello e l'occhio dell'orecchio? Se chiudi l'ano o asporti il fegato, l'uomo morirà come e peggio che se gli si fermasse il cuore o gli mancasse il cervello.

Ricordo che mio padre, veterinario, accorreva alla stalla per aprire l'occlusione anale congenita del vitellino appena nato, con la stessa premura che aveva per "sgonfiare" con un colpo di "trocar" ben dato nell'addome, la mucca pronta a scoppiare per la peritonite acuta da perforazione intestinale.

Allora perché chiamare coltivatore diretto il colono? Forse che non coltivano la nostra Madre terra ambedue?. Perché chiamare paramedici gli infermieri? Forse che debbono parare i medici lanciati lontano da pazienti impazienti?

Il netturbino o spazzino d'una volta facevano con onore e dignità lo stesso lavoro degli operatori ecologici attuali od operatori dell'igiene pubblica che dir si voglia.

Nella nostra giovinezza compartivamo esperienze buone e cattive con ragazzi che, pur non essendo universitari ma imbianchini, coloni, operai, spazzini, erano e lo sono, ancora cari amici. Non vedo quale sia la differenza fra il custode del museo e l'operatore per la conservazione del patrimonio culturale: solo perdita di tempo nel dire e nello scrivere tanto appellativo.

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Daniele Franchini