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Si chiama ORAZIO il nostro TITANIC

(da La Stampa, 16 aprile 2000)

La nave "Orazio" partì da Genova nel gennaio 1940 per il Cile. *)

Fra il dire e il fare, lo sappiamo bene tutti, c'è di mezzo il mare. Ma, spesso, le onde si frappongono anche alla nostra capacità di ricordare. Quasi che eventi, anche relativamente recenti, avvenuti sulla mobilissima superficie del mare sprofondino davvero in abissi della memoria, sottratti per sempre al nostro sguardo.

Mentre altri fatti, solo per essere accaduti a terra, vale a dire in un luogo fisico più accessibile e determinato, sembrano poter aspirare a qualche maggiore probabilità di essere ricordati. Questo è vero non solo in remotissimi oceani ma anche per i mari di casa nostra dove le tragedie che accadono al di là della linea dell'orizzonte - siano costituite da naufragi di pacifici boat-people alla ricerca di qualche patria o da sorde contrapposizioni tra contendenti decisi, dentro qualche guerra non dichiarata, a prevalere con ogni mezzo l'uno sull'altro, ignorando ogni codice di umanità - scivolano via con stupefacente facilità dal nostro ricordo, dalla memoria.

Chi si ricorda più, ad esempio, del misterioso e tragico naufragio dell'Orazio, nave passeggeri che assieme alla gemella "Virgilio" compie innumerevoli volte, sul finire degli Anni Trenta, la lunga rotta che collega Genova all'America Latina? (clicca sulla foto per ingrandire)

E' questa una rotta che - soprattutto dopo l'esplodere dell'antisemitismo nazista in Germania e l'inglobamento da parte di Berlino dell'Austria - viene praticata da migliaia e migliaia di ebrei provenienti dalla Mitteleuropa.

Quando riescono - venendo a capo di difficoltà che non tutti riescono a superare o ricorrendo all'aiuto di diverse organizzazioni umanitarie - ad ottenere le autorizzazioni necessarie all'espatrio verso i Paesi dell'America Latina queste persone transitano per l'Italia e, spesso, partono proprio da Genova.

"Virgilio" e "Orazio" hanno portato in America Latina decine di migliaia di persone ma, a partire dal settembre 1939, gli eventi bellici e le restrizioni imposte dai Paesi americani hanno ridotto il numero dei passeggeri imbarcati.

Sull'Orazio che parte da Genova il 19 gennaio 1940 diretta verso il porto cileno di Valparaiso potrebbero essere imbarcati 710 passeggeri ma, per i motivi che si sono accennati, prendono posto solamente 442 persone (fra le quali la nonna Cesira Spada).

Quelle di svariate nazionalità - che sono riuscite ad ottenere il visto di ingresso nel Paese sudamericano L'equipaggio è composto da 231 persone.

Le prime ore di navigazione del1' "Orazio" sono tranquille. La voce che al largo, davanti al golfo di Marsiglia, siano state individuate delle mine non allarma più di tanto famiglie di ebrei tedeschi, austriaci, praghesi - che stanno affrontando quello che dovrebbe essere il loro lungo viaggio della salvezza, ospitate il più delle volte nei cameroni della terza classe.

Persino l'ispezione della nave da parte di un'unità militare francese - bloccato l'Orazio in alto mare, manda a bordo un gruppo di ufficiali del controspionaggio che procede ad interrogare una cinquantina di passeggeri - non suscita a bordo particolari reazioni.

La tragedia avviene nelle prime ore del mattino del 21 gennaio, quando la nave - nel bel mezzo di un fortunale che sta flagellando tutto il golfo - sta incrociando a trentotto miglia al largo di Tolone.

Si sente un rumore sordo nella sala macchine e, immediatamente, un gran fumo comincia a penetrare in tutti i locali. Incredibilmente, nonostante il fumo e il fuoco che comincia ad estendersi, nessuno dell'equipaggio - racconteranno più tardi i passeggeri superstiti - provvede a radunare i viaggiatori ed a indicare loro il da farsi anche se, pressoché immediatamente all'esplosione, il comandante dell'Orazio lancia via radio segnali di soccorso chiedendo l'immediato intervento di unità vicine.

Nel giro di poche ore giungono, a prestare aiuto alla nave ormai condannata, il transatlantico "Conte Biancamano" e le unità "Colombo" e "Edera" nonché la vedetta militare francese che poche ore prima aveva ispezionato il piroscafo.

Nel frattempo il fuoco separa la nave in due tronconi condannando i passeggeri rimasti nella parte più inaccessibile ad una morte atroce: 114 sono le vittime dell'incendio e del naufragio dell'Orazio.

Una tragedia che renderà ancora più complicata la salvezza dei profughi che si erano imbarcati a Genova in quel gennaio 1940 e che solamente dopo infinite traversie - come racconta Leo Spitzer in un recente libro sull'emigrazione ebraica in America Latina e particolarmente in Bolivia - riusciranno a raggiungere prima Valparaiso e poi altre città sudamericane.

Il motivo dell'esplosione dell'Orazio è misterioso anche se qualcuno, sui giornali dell'epoca, avanza l'ipotesi dell'attentato.

*) Ecco lo spaccato della nave Orazio. Un modello lungo 2 metri circa, si trova al Museo Navale di Venezia.

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Webmaster
Daniele Franchini