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La Piadina Romagnola

Virna Valdré

E' rotonda, è liscia e profumata,  non è troppo grossa, né troppo alta..Che cos'è?
La donna romagnola, direte voi in coro! E invece no, è un alimento. Il più semplice ed il più comune, quello che mangiavano anche i poveri, perché ottenuto con pochissimi ingredienti.
Cent'anni fa non c'era "zdora" che non sapesse prepararla. Mia nonna era bravissima a fare l'impasto, mia madre ha imparato da lei ed io, da piccola, quando sentivo che la cucinavano, mi veniva un gran appetito, anche se non l'ho mai avuto.
Beh, credo che a questo punto abbiate capito di che cosa si tratta. A chi non l'avesse ancora intuito fornirò un ultimo suggerimento: è un sostituto del pane ed i suoi ingredienti sono: la farina, il lievito di birra ed il sale. Ora nessun lettore ha più dubbi: si tratta della piadina romagnola.
Mia nonna la preparava così: faceva un impasto con la farina, un pizzico di sale ed il lievito. Per ammorbidirlo bene aggiungeva un mescolino d'acqua o di latte tiepido. Otteneva così una pasta morbida, soffice, ma allo stessa tempo consistente. A questo punto divideva l'impasto a pezzetti, schiacciandoli in modo da ottenere tanti dischi. Alcuni li faceva più alti, per quei componenti della famiglia a cui piaceva spessa; per me, che era piccola, preparava un disco di grandezza proporzionata alla mia età ed alto circa mezzo centimetro.
Poi li "tirava" ad uno ad uno sul tagliere con il matterello, con una tale velocità e dimestichezza che i dischi venivano perfettamente tondi. Infine li ricopriva con un "straz" per circa un'ora.
Ricordo che anch'io avevo la mia funzione nel rituale della preparazione che consisteva nel punzecchiare un poco la pasta con la forchetta e che mi permetteva di vantarmi di avere avuto un ruolo nella buona riuscita di questa gustoso alimento.
Poi veniva il momento più bello che era quello della cottura. Noi avevamo l'attrezzatura adatta e cioè i " testi" , che erano come dei sassi piatti di coccio o di ghisa che mettevamo vicino al fuoco del camino e dove riponevamo sopra le piadine a cuocere, assolutamente senza condimenti e senza unto.
La facevamo indorare prima da un lato e poi dall'altro, in modo che la piadina venisse con quelle "macchiettine marroncine" tipiche della cottura.
In genere consumavamo la piadina con l'affettato: salame, prosciutto, mortadella, ciccioli, coppa, oppure con la salsiccia e le braciole cotte anch'esse nel camino.
Oggi ricordo con nostalgia la fragranza di quella piadina genuina, poiché quella comprata al supermercato e cotta sul fornello nel padellone, non le assomiglia neppure lontanamente.
Mi chiedo quante persone sono in grado di cucinarla secondo l'antica tradizione, visto che oggi non fa più parte integrante della nostra dieta quotidiana.
Questa tradizione rischia di essere perduta? Tra cinquant'anni le nuove generazioni sentiranno ancora il richiamo dell'eredità culturale che noi abbiamo accolto dai nostri avi in modo da desiderare di preparare ancora questa tipica specialità locale?
Probabilmente la troveremo sempre in vendita nelle "baracchine", disseminate un po' ovunque nelle città romagnole, gustosa e friabile, quasi come quella che mangiavo da piccola. Tutte le volte che ne assaporo una, quando do il primo morso, ricordo automaticamente la mia infanzia e quel piccolo mondo antico dove la piadina era anche un mezzo per stare insieme e consumare qualcosa di buono quando si riunivano le famiglie più numerose.
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Daniele Franchini