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RIFLESSIONI SULL'AMORE

di Virna Valdrè

"Colui che non sa niente, non ama niente, ma colui che capisce, ama e vede. La maggiore conoscenza è congiunta indissolubilmente all'amore."

Secondo questo assioma di Paracelso, medico tedesco del 1500, senza amore non esiste nulla; l'amore è la prerogativa della conoscenza e quindi la base del pensiero. Di conseguenza ogni riflessione sull'amore è indissolubilmente legata alla riflessione sull'esistenza umana.
E poiché siamo consapevoli della precarietà e fragilità della vita: ("Del doman non v'è certezza" scrive Lorenzo De Medici), questa consapevolezza la renderebbero insopportabile se non ci fosse l'amore a darle un significato.
Alla luce di quanto ho sopraddetto possiamo definire l'amore come quel sentimento che ci fa sentire vivi e reali. Eppure non può essere solo la paura della morte che ci fa essere così attaccati alla vita e propensi ad amare; penso che alla base di questo sentimento ci sia un senso di solitudine e di vuoto che abbiamo bisogno di colmare. La solitudine, infatti, genera il senso di vuoto e quest'ultimo scatena una sofferenza interiore che viene percepita come un forte disagio e, se prolungata, rischia di scatenare la depressione.
Entro certi limiti possiamo concepire l'amore come un modo naturale di superare la solitudine e l'isolamento affettivo. Nasce così quello che in psicologia si chiama il bisogno di fusione interpersonale che ci stimola ad interagire con gli altri e con il mondo esterno, porta a prendere decisioni come quella di aggregarci ad un gruppo religioso, di iscriverci ad un partito politico, di entrare a far parte di un'associazione culturale, ricreativa, musicale, ecc.
Ma il desiderio di unione più potente è quello tra sessi opposti; è la passione più antica, è la forza che ha consentito alla razza umana di riprodursi, di procreare e di sopravvivere. Esistono diversi tipi d'amore: l'amore fraterno, l'amore per la divinità, l'amore paterno, materno, filiale e l'amore per se stessi.
Desidero soffermarmi sulla più ingannevole forma d'amore che esista: l'amore "eros". "Ingannevole" perché spesso confondiamo l'amore con l'innamoramento o con il bisogno di essere amati. Non credo all'amore a prima vista, al cosiddetto "colpo di fulmine", perché l'amore è qualcosa di molto più profondo e complicato di un fatale ammaliamento istantaneo.
Sicuramente alla base dell'innamoramento (che è la prima tappa nella strada dell'amore) c'è l'attrazione fisica, che fa sì che la fisicità dell'altro ci cattura come la calamità con il ferro. Nasce di qui la mia teoria del "magnetismo cellulare": la bellezza fisica crea come un campo magnetico che sollecita le nostre cellule che, a loro volta, stimolano il desiderio sessuale e fa sì che l'uomo scelga una donna invece di un'altra e viceversa. Alcuni soggetti mi hanno raccontato di avere avuto "forti eccitazioni" generate alla prima vista di una donna di loro piacimento.

Ma questo non può essere amore. Sicuramente è innamoramento, ma non è amore. Sigmund Freud fu il primo che sostenne che alla base di ogni nostro comportamento c'è l'istinto sessuale e che ogni decisione è volta a soddisfare questa pulsione. Il processo di innamoramento inizia con una sensazione corporea che scatena una reazione chimico-fisico di desiderio sessuale, spingendo un uomo a corteggiare una donna. Il materialismo psicologico freudiano afferma che lo scopo del desiderio sessuale è la soppressione dello stesso e la soddisfazione sessuale sta nel compiere quella soppressione; quindi deduciamo che l'amore non è altro che una infinita catena di tensione dolorosa e soppressione della medesima.
Freud è stato criticato per aver descritto il bisogno d'amore alla stessa stregua del bisogno di dissetarci e sfamarci. Nella sua opera "Tre saggi sulla teoria della sessualità" viene esposto l'aspetto biologico della libido ma, paradossalmente, gli sfugge l'aspetto psicologico o mentale, che unitamente a quello fisico e primordiale, sta alla base del sentimento amoroso.
Ma poiché la pulsione sessuale è primaria e costituisce un'emozione così forte da poter essere associata al bisogno d'amore e al desiderio di conquistare o essere conquistati, molte persone deducono che l'amore e l'intesa sessuale sono la stessa cosa. Ecco perché sostengo che l'amore è spesso un'illusione, perché la maggior parte delle persone si fermano a questa equazione, mentre solo una minoranza percepisce che l'amore è qualcosa di più, ma non riescono a definirlo o ad andare oltre.
A questo punto mi rendo conto di entrare in una sfera così complessa e delicata che mi sento in difficoltà a continuare ad esporre le mie riflessioni. Molti superano questo imbarazzo ricorrendo a citazioni di letterati, filosofi, poeti ed artisti in genere, entrando così nel mondo della metafisica e dell'astratto che descrivono l'amore come un'unione intima e totale, come la sublimazione della coppia, come l'armonia tra sentimento e sessualità. La caratteristica di queste definizioni, tutte ugualmente valide in quanto soggettive e personali, è che comunque l'amore ha qualcosa di esclusivo e peculiare che supera il mero meccanicismo biofisico. Infatti chiunque avrà potuto constatare che l'esperienza erotica se è solo contatto sessuale, anche se vissuta a livelli di profondo coinvolgimento, è destinata a finire o a piombare nella monotonia se rimane una mera pratica orgiastica, senza evolversi in amore.
Fu lo psicologo Jung che iniziò a parlare dell'importanza della conoscenza del vissuto e della personalità del partner, oltre che della sua struttura e performance fisica. Mentre Freud parla di penetrazione fallica, Jung si avventura nel campo della penetrazione nell'intimità del partner attraverso strumenti come: l'ascolto, l'osservazione e la comprensione. Dunque, accanto all'esperienza fisica del coito, c'è quello psicologica del dialogo. Tutto verte intorno alla comunicazione: il sesso è un forma di comunicazione, il dialogo è una forma di comunicazione verbale (a mio avviso la più intelligente e rispettosa) e la condivisione di esperienze vissute insieme è una forma di comunicazione informale che diventano parte di noi stessi. La dissertazione su questi aspetti della comunicazione di coppia ci porta a riflettere sull'amore e a comprendere questo sentimento in modo molto profondo.
Comunque è facile analizzare l'aspetto teorico dell'amore, ma si può imparare qualche cosa su come amare se non praticando l'amore stesso?
Personalmente mi sono resa conto che amare non è come risolvere un problema geometrico o matematico dove basta applicare certe formule. Inoltre sono sicura che amare è qualcosa di più dell'irrefrenabile impulso sessuale sostenuto da Freud, ma va anche oltre l'intima intesa e comunicazione enunciata da Jung. Amare è un atto creativo e di conseguenza amare diventa un'arte. Come il pittore dipingendo crea un'opera unica nel suo genere e totalmente personale, così ognuno di noi, amando, crea un tipo di rapporto unico e irripetibile.
Ci saremo accorti di essere stati amati in modi diversi dai nostri partners e che un modo può averci gratificato più di un altro, perché ognuno ha espresso l'arte di amare a suo modo, così come diversi pittori di fronte allo stesso paesaggio lo dipingono diversamente l'uno dall'altro a seconda della loro predisposizione, del loro gusto, della loro indole e del loro talento. Ma voi credete di amare? Vi sentite amati? Come vi ama il vostro partner? Accettate solo partner che vi amano come volete essere amati o apprezzate il loro modo di amare anche se non corrisponde al vostro ideale? L'amore è una forma d'arte? Insomma, che ne pensate?

Webmaster
Daniele Franchini