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I bambini e la Televisioen

di Virna Valdrè

La TV propone tanti programmi: educativi e diseducativi, morali immorali o amorali, belli e brutti, culturali, politici, economici. La libertà di espressione concede questa facoltà e ciò è una conquista sociale. Quindi è proprio opera dei genitori vegliare affinché i nostri figli e nipoti possano vedere i programmi che meglio serviranno per la loro educazione. (n.d.D)

Leggiamo questo bell'articolo di Virna Valdré:

La televisione è il più potente dei massmedia. Mentre la ascoltiamo e la guardiamo sono interessati i nostri principali organi di senso. Coinvolgendo la vista, l'udito e la sfera emotiva la TV riesce a dominare anche il pensiero e la coscienza. A volte ne siamo consapevoli, ma spesso i suoi messaggi agiscono sull'individuo a livello inconscio. Ecco perché non dobbiamo mai dimenticare gli effetti del suo strepitoso potere quando a guardarla sono i bambini, così sensibili ad ogni tipo di stimolo.
Mettere un bambino di fronte alla televisione è una scelta educativa e non un modo innocuo e semplice per tenerlo impegnato. Siccome la TV propone modelli di comportamento e personaggi (che lui confronterà con quelli familiari e sociali), i programmi visti condizioneranno le sue conoscenze, il suo modo di pensare ed il suo modo di vedere la realtà.


Quando la pubblicità, il cui unico scopo è vendere, li alletta con colorate macchinine, bambole o pistole, trasmette al bimbo il culto del possedere. Il bambino entra così in un'ottica di pensiero incentrata sulla ricerca dell'oggetto non tanto quanto strumento di gioco, ma come fonte di felicità personale.

Non è questa la logica della cultura del consumismo in cui viviamo?

Quali principi intellettuali e valori morali interiorizza il bambino da questi messaggi?

Lo scoprirete quando lo porterete a fare la spesa, trovandovi in conflitto con lui perché alla semplice cartella preferisce lo zaino firmato e vuole assolutamente l'ultima versione della macchina di Batman per sostituirla a quella che gli avevate comprato l'anno scorso.

Spesso immagino una situazione tipica che si verifica nelle famiglie: la sera portiamo a casa il bambino dopo una giornata di lavoro e, mentre prepariamo la cena, lui va nella sua cameretta, accende la TV e inizia a guardarla da solo. In questo spazio, lontano da ogni controllo dell'adulto, il bambino gestisce il mezzo autonomamente. I genitori credono di fargli cosa gradita a regalargli una TV personale e a posizionarla in uno spazio privato come la sua cameretta. Dal punto di vista educativo il genitore non si rende conto dei pericoli che nascono dal lasciarlo "solo" a manipolare questo mezzo.

Dagli studi effettuati sul tipo di programmi visti dai bambini risulta che, quando questi ultimi decidono da soli che cosa vedere, spesso la scelta ricade su un cartone animato giapponese dove lotta, violenza e morte sono le componenti dominanti.

L'assenza fisica di una figura adulta significativa permette al bambino di identificarsi completamente con l'eroe, imitandolo e interiorizzandolo.

Ecco che il cartone non è più una serie di fotogrammi che si susseguono su uno schermo, ma un qualcosa d'animato che lo assorbe e lo incanta. Il bambino si confronta con un super eroe che lo allontana dalla realtà concreta e gli fa vedere un mondo fantastico, intriso di combattimenti ed armi micidiali che lo rendono meno sensibile alle situazioni drammatiche che si verificano nella realtà.

Invece, per crescere, il bambino ha bisogno di storie che gli trasmettano un concetto o un insegnamento, dove i personaggi hanno una loro collocazione ed un senso, in modo che lui possa riflettere, fare domande, chiedere spiegazioni e produrre dei pensieri. Penso che, al di là del contenuto trasmesso, le favole raccontateci dai nostri nonni o i racconti declamati dalla mamma prima di addormentarci favorivano la crescita, perché c'era uno scambio comunicativo ed affettivo tra adulto e bambino.

La sociologa D'Amato, nel suo libro intitolato "Lo schermo incantato", afferma che il genitore, sapendo che la TV ricopre il ruolo di agenzia educativa e che, purtroppo, i programmi televisivi, nella quasi totalità dei casi, non sono fatti da operatori dei processi formativi, ha il dovere di selezionare e indirizzare la scelta degli spettacoli televisivi visti dal proprio figlio.

Io aggiungerei che la presenza del genitore accanto al figlio è indispensabile in questi momenti per creare argomenti di discussione ed accompagnare, attraverso la relazione, la crescita psicologica e affettiva del proprio figlio.

Webmaster
Daniele Franchini