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CALLIMACO ZAMBIANCHI NEL SUO ESILIO ARGENTINO
1843 - 1862)

di Gerardo SEVERINO

1. Premessa.

Sulla vita e sulle imprese di Callimaco Zambianchi (*1) , il patriota di origini forlivesi, la cui partecipazione ai moti rivoluzionari del Risorgimento viene ricordata più con disprezzo che con rispetto, sono stati scritti - come si suol dire - i classici "fiumi d'inchiostro" . La maggior parte degli storici e dei ricercatori, unanimemente ne ha tratto un identikit paurosamente negativo, ascrivendo alla sua "criminale condotta" quanto di più dispregiativo si sia verificato durante le epiche giornate della difesa della Repubblica Romana, nel 1849, e nella sfortunata "Diversione" del maggio 1860 (che secondo alcuni storici avrebbe dovuto innescare un'insurrezione nello Stato Pontificio), disposta da Giuseppe Garibaldi nel corso della più nota spedizione dei Mille.

Di Zambianchi è stato scritto veramente tutto e di tutto. Solo in pochi, e fra questi è giusto ricordare il generale Giuliano Oliva , con il suo libro "Quel Maledetto Zambianchi" , e la storica Anna Letizia Corso , con un suo pregevole saggio dedicato allo Zambianchi ed alla sua "Spedizione" del 1860 (saggio pubblicato su "Memorie Storico Militari" del 1980), hanno avuto il coraggio di affrontare con pacatezza la ricostruzione biografica del forlivese, cercando così di fare giustizia nei riguardi dell'immagine di un uomo, sicuramente il più discusso del Risorgimento, la cui personalità è stata riduttivamente e per certi versi falsamente tramandata. In ogni caso, nonostante la copiosa letteratura prodotta nel tempo, sul passato burrascoso dello Zambianchi esistono ancora alcune "zone d'ombra" . Una di queste è certamente quella relativa ai periodi d'esilio che Callimaco Zambianchi trascorse all'estero.

Anche se per gli anni vissuti in Inghilterra si conoscono molti particolari, e ciò soprattutto grazie alle molteplici testimonianze di chi, come lui, frequentò a Londra l'ambiente mazziniano, i periodi vissuti in Francia ed in Sud America, invece, rimangono avvolti nel mistero. Il desiderio di completare la biografia di Zambianchi ha scatenato molti storici italiani ed esteri, tutti interessati nel far piena e definitiva luce sui momenti lacunosi della sua vita: forse in cerca di qualche altra scomoda verità ? Alla spasmodica ricerca ci siamo uniti anche noi, desiderosi di aggiungere qualche altro tassello a quel complesso mosaico che è stata la vita di Callimaco Zambianchi , la figura più tormentata del nostro processo unitario. Avviando l'analisi del cosiddetto "periodo sudamericano ", abbiamo potuto contare sulla fattiva collaborazione dell'Ambasciata Argentina in Italia, grazie alla quale siamo entrati in contatto con la direzione del Museo Storico dell'Esercito Argentino, una stupenda realtà inaugurata il 13 maggio 1993 nei pressi di Buenos Aires. Le ricerche personalmente eseguite dall'allora curatore del Museo, il Generale Gerardo Rivas , hanno consentito di individuare il fascicolo personale dello Zambianchi (già Colonnello dell'Esercito Argentino), dalla cui visione sono emersi fatti e circostanze che ci hanno consentito di fare piena luce sui vari periodi che il patriota visse negli Stati del Rio de la Plata.

2. Anno 1843, Callimaco Zambianchi approda in Sud America.

L'avventura sudamericana di Callimaco Zambianchi ebbe dunque inizio verso la fine del 1843, allorquando nella sua dimora francese, ove si era rifugiato per sfuggire alla cattura della polizia pontificia ( Zambianchi si era compromesso durante i moti rivoluzionari scoppiati nelle Romagne nel 1831-1832), apprese che molti esuli italiani, non potendo combattere per la propria Patria avevano raggiunto alcuni paesi dell'America del Sud, l'Argentina in particolare, ove erano in corso guerre civili per la conquista ed il rafforzamento della libertà. D'altra parte, in ossequio alle parole dello storico Daireaux secondo il quale: "colui che sbarca nel porto di Buenos Aires non è mai un turista", la partecipazione degli esuli italiani alla vita civile del Sudamerica, in difesa dell'indipendenza e della libertà non era dovuta ad un mero debito di riconoscenza per il solo fatto di aver ricevuto un asilo, bensì alla volontà di portare in quegli accoglienti paesi il contributo della propria passione politica e delle proprie idee.

Fu per questa ragione che lo Zambianchi si unì ai tanti volontari che da Marsiglia si imbarcarono per raggiungere la Repubblica Uruguayana, ove si stava combattendo una sanguinosa guerra civile. Ai conservatori (i "blancos" ) del generale Manuel Oribe , appoggiato dall'esercito del dittatore argentino Giovanni Emanuele Ortez de Rosas , si contrapponevano i democratici (i "colorados" ) di Fructuoso Rivera , nelle fila dei quali si unirono moltissimi italiani. A favorire la guerra fratricida era stato, in realtà, lo stesso Rosas , il quale desideroso di rafforzare il suo potere, aveva rivolto le proprie mire espansionistiche nei riguardi dei paesi vicini. La stessa capitale, Montevideo fu a lungo assediata e bloccata via mare, riuscendo miracolosamente a resistere, e ciò anche grazie all'aiuto dei volontari italiani guidati da Giuseppe Garibaldi , che da esule vi dimorava già da un anno. In difesa della libertà uruguayana, spalleggiata peraltro da Francia ed Inghilterra, Garibaldi fondò a Montevideo la Legione Italiana (primo nucleo delle famose "camicie rosse"), al comando della quale si rese celebre per le gloriose imprese compiute in difesa di quella e di altre esperienze repubblicane.

Composta da valorosissimi patrioti italiani esuli dai vari stati della penisola, la Legione prese parte a molti combattimenti, il più celebre dei quali fu quello che si verificò al Salto di Sant'Antonio (una località posta sulla sinistra del fiume Uruguay), il giorno 8 febbraio 1846. Anche lo Zambianchi , entrato a far parte della prestigiosa Legione in seguito all'amicizia intercorsa col Garibaldi (era stato il primo italiano che conobbe appena sbarcato a Montevideo), ebbe parte autorevole nella azione militare, in seguito alla quale ottenne la promozione ad ufficiale. Ma alle glorie militari fece ben presto seguito l'onta della sconfitta. Nel corso della medesima guerra (non si conoscono però la data ed il luogo esatto), lo Zambianchi fu catturato ed inviato in prigionia, rimanendovi per qualche tempo, fino alla liberazione avvenuta in seguito alla successiva e vittoriosa avanzata della Legione Italiana. Di tale prigionia ne fece egli stesso menzione in una lettera che inviò al ministro Minghetti l'8 novembre 1860 per protestare contro l'ingiusta detenzione da lui patita dopo la sfortunata "Diversione" del 1860.

I Legionari di Garibaldi rimasero in Uruguay fino al 15 aprile 1848 allorquando, alla notizia della rivoluzione scoppiata a Palermo, Garibaldi rimpatriò con parte del reparto.
Fra i sessanta patrioti che si imbarcarono sul brigantino "Speranza" noleggiato a Montevideo vi fu anche lo Zambianchi , che seguì l'eroe dei due mondi durante la campagna di Lombardia (*2) del 1848, ma soprattutto - e da qui ebbe inizio la sua triste fama di "sterminatore di ecclesiastici" - durante la difesa della Repubblica Romana nel fatidico 1849. Tale difesa, nel corso della quale lo Zambianchi fu posto al comando del Corpo dei Finanzieri Mobilitati, culminò con la triste ritirata verso San Marino, ove si sciolsero i resti della gloriosa Legione Italiana. A Genova, ove si era diretto dopo le premurose cure ricevute nella Repubblica del Titano, il patriota forlivese venne arrestato per essere giudicato in merito alle fucilazioni di alcuni religiosi, da lui stesso ordinate e fatta eseguire in Roma. Liberato dopo qualche tempo, Zambianchi lasciò nuovamente l'Italia nei primi mesi del 1850.

Esule, questa volta in Inghilterra, deluso ed amareggiato per i pesanti giudizi che molti suoi compagni avevano diffuso ai suoi danni, Callimaco Zambianchi pensò di ritornare in Sudamerica. Oltre alla presenza del suo idolo Garibaldi , erano giunte a Londra anche le epiche imprese della gloriosa "Valiente" , la legione composta interamente da italiani che, al comando dell'amico Silvino Olivieri , si era distinta nella guerra che aveva contrapposto la città di Buenos Aires ai federali. La politica espansionista perseguita dal Rosas aveva provocato la reazione dei "provincianos" e delle truppe brasiliane, alla testa delle quali si era posto il governatore della provincia di Entre Rios, Justo José de Urquiza . Questi diede battaglia aperta al Rosas che alla fine rimase sconfitto presso Monte Caseros il 3 febbraio 1852.

Assumendo pieni poteri in qualità di capo provvisorio dello stato, Justo José Urquiza , il 31 maggio dello steso anno si mise alla guida della Confederazione che aveva riunito i vari governatori delle province. Ebbe così il via libera un ulteriore periodo di dittatura, alla stregua di quella di Rosas , tant'è che lo Stato di Buenos Aires, ostile verso altre forme di autoritarismo, non volle accettare il successo dei federali e lo strapotere del "Caudillo di turno" . Ancora prima dell'approvazione della nuova costituzione federale (25.5.1853), la quale avrebbe sanzionato la fine dell'unitarietà e la proclamazione di Paranà a capitale del nuovo stato, Buenos Aires si separò dalle altre province, entrando così in conflitto con le truppe federaliste di Urquiza e con quelle brasiliane.

A capeggiare la rivolta bonearense fu Bartolomè Mitre , un valido patriota ed uno stimato uomo politico amico personale di Giuseppe Garibaldi , conosciuto quando l'eroe dei due mondi combatteva in Uruguay. Questi, pur avendo inizialmente appoggiato Urquiza nella ribellione contro Rosas , scatenò la guerra civile (che in seguito lo porterà al governo della provincia), contrario all'ennesima e mal celata dittatura. Dopo la sconfitta del 23 ottobre 1859, lo Stato di Buenos Aires fu comunque costretto a piegarsi ai federalisti, entrando nel 1861 a far parte della confederazione argentina. Alla prima difesa della città parteciparono moltissimi volontari stranieri, fra i quali i duecento patrioti membri della Legione Italiana creata da Silvino Olivieri . Nei tre mesi d'assedio ai quali fu sottoposto lo stato ribelle, la Legione si distinse in epiche battaglie. Memorabile fu quella di Ituzaingo, ove la vittoria contro le truppe brasiliane comportò non poche perdite di vite umane. In seguito alla cocente sconfitta, Urquiza decise di spostare la capitale a Paranà, e ciò ovviamente in attesa di tempi migliori che gli avrebbero consentito di riprendere la lotta.

Era questo dunque il clima nel quale si trovava l'Argentina attorno al 1854, l'anno in cui Zambianchi fece ritorno in Sudamerica. Due anni dopo la caduta del dittatore Rosas , contro il quale aveva anch'egli combattuto ai tempi della Legione di Montevideo, nonostante il contrario consiglio dell'amico Charles Stewart , Zambianchi ritornò a Buenos Aires e non in Brasile, come ipotizzato da alcuni storici (*3).

Giunto in Argentina, il forlivese tentò di costituire una società destinata ad ottenere in concessione alcuni appezzamenti di terreno nella zona di Rio Cuarto, una località a sud di Cordoba. Lo Zambianchi , in realtà, aveva l'intenzione di creare (come del resto voleva fare a Bahia Bianca, sin dal 1852, l'amico Silvino Olivieri , il patriota conosciuto ai tempi dell'esilio francese e con il quale aveva frequentato l'ambiente mazziniano di Londra) una " Legione Militare Agricola" , destinata alla civilizzazione di quell'area, a quel tempo ancora alla mercé degli Indios Bravos. L'idea di Zambianchi , con molta probabilità, non andò in porto, anche se potrebbe essere plausibile un suo effettivo interesse commerciale proprio nella zona di Cordoba, la città dove in effetti morirà alcuni anni dopo.

La conferma che Zambianchi si fosse recato in Argentina proprio nel 1854 ci viene data da una fonte autorevole, il "Dizionario Biografico degli italo-argentini" (*4) che ha annoverato il nome del patriota forlivese fra i più entusiasti sostenitori dell'ambizioso progetto di "mantenere aperto, a Buenos Aires, un ospedale destinato a prestare alloggio e cure ai malati di nazionalità italiana", per la realizzazione del quale era stata costituita nello stesso anno la Sociedad Italiana de Beneficiencia. Non solo, ma Callimaco Zambianchi prese anche parte alla cerimonia, tenutasi il 12 marzo (sempre del 1854), nel corso della quale il governatore della Provincia di Buenos Aires, Pastor Obligado , l'incaricato d'affari del Re di Sardegna e tanti connazionali illustri, posero la prima pietra dell'originario Hospital Italiano, che aveva trovato ubicazione nella strada Santa Rosa. Ammesso successivamente nell'esercito di Buenos Aires, lo Zambianchi , essendo egli un esperto ingegnere militare che aveva prestato la propria opera già durante il primo esilio in Francia, entrò ovviamente a far parte dell'Arma del Genio.

Ed infatti, come ricorda anche Giuliano Oliva (*5), ad Orleans - sempre durante la permanenza in Francia - Zambianchi aveva superato brillantemente l'esame per costruttore di ponti e strade, mentre a Champagne era stato nominato ingegnere civile, lavorando successivamente alle dipendenze del Ministero della Guerra francese come topografo. Titolare della cattedra di Architettura presso la facoltà di Arti e Mestieri di Chalons sur Marne, Zambianchi si interessò della progettazione della strada ferrata Parigi - Orleans e di quella di molte altre opere pubbliche. A perorare la causa di Zambianchi presso Bartolomè Mitre , allora a capo del Ministero della Guerra, fu Carlo Enrico Pellegrini , un savoiardo noto per essere stato un acceso patriota e per aver partecipato ai moti del '21 che avevano scosso il Piemonte. A Buenos Aires il Pellegrini vantava fama di essere un valente ingegnere, oltre che un brillante studioso.

Membro (con il grado di capitano) della Legione Militare Agricola che al comando del citato Colonnello Silvino Olivieri fondò Bahia Bianca, nella Pampa meridionale, Pellegrini tracciò la prima pianta della stessa città di Bahia ed analizzò scientificamente l'intera zona lungo il fiume Nepostà. La sua fama, tuttavia, fu dovuta soprattutto per l'opera di insigne urbanista e di membro del prestigioso Consiglio di Istruzione Pubblica, nel quale fu chiamato nell'ambito della funzione di docente universitario. Conosciuto il Pellegrini grazie all'intermediazione del comune amico Olivieri , Zambianchi ottenne di entrare a far parte dell'Arma del Genio, specialità nella quale si distinse per la sua preziosa opera di topografo e di esploratore. In Sudamerica, Zambianchi rimase fino al 1855, anno in cui ritornò in Inghilterra, come emerge da un passo riportato nell'opuscolo che egli stesso pubblicò a Londra nel 1856 dal titolo "Rivoluzione e gesuitismo a proposito di Pio IX e Lord Palmerston". Con tale opuscolo egli aveva cercato di difendersi dalle accuse violentissime che gli erano state rivolte in merito alle esecuzioni capitali avvenute a Roma ai tempi della Repubblica Romana. In tale contesto, Zambianchi aggiunse anche la frase: "Al mio rientro dal Brasile nel 1855...", senza però evidenziare i motivi che lo avevano portato in quel paese. La pubblicazione del suo opuscolo, come ricorda Giuliano Oliva (*6): "... riaccese la polemica nei suoi confronti e certamente altri esuli gli rimproverarono di compromettere le simpatie che godevano in Inghilterra ed altrove. In sostanza il terreno tornava a scottargli sotto i piedi tanto che era costretto a partire ancora una volta per tornare nella sempre ospitale Argentina". In realtà, il viaggio in Inghilterra era avvenuto non per motivi privati ma sicuramente per assolvere ai suoi doveri di Maggiore dell'Esercito Argentino "in missione" , come ulteriormente provato da un dagherrotipo realizzato a Birmingham proprio nel 1856: dagherrotipo che lo ritrae in uniforme argentina.

Ciò antepone di tre anni l'arruolamento dello Zambianchi nell'esercito dello Stato di Buenos Aires, facendoci supporre che la sua provenienza dal Brasile, nel 1855, fosse dovuta a motivi d'impiego, magari nel corso della continua guerra che Buenos Aires portò avanti, come si è già scritto, fino al 1859, contro i federalisti di Urquiza . Rientrato in Argentina nel corso dello stesso 1856, Zambianchi riprese i contatti con Pellegrini . Questi, reduce dall'amara esperienza di Bahia Bianca, ove aveva assistito all'assurda morte del Colonnello Olivieri , avvenuta il 28 settembre 1856, per mano di alcuni facinorosi, aveva ripreso l'insegnamento universitario, aderendo al neo istituito Istituto Storico Geografico, fondato nel maggio precedente per volere del Mitre.

E' probabile, anche se gli atti personali dell'ufficiale non ne hanno dato conferma, che Callimaco Zambianchi abbia collaborato sin da allora alle ricerche del Pellegrini , se non altro nel ruolo di assistente presso il Dipartimento di Scienze Esatte dell'Università di Buenos Aires (di questo vi è certezza), ente destinato alla formazione dei futuri ingegneri. Nella capitale argentina, l'esule ebbe anche modo di proseguire nella sua opera di filantropo. E fu così che nello storico locale di Via Independencia, 431, Callimaco Zambianchi , unitamente ad altri profughi politici ( Pedro Beretta , Juan Bautista Ardizzi , José Ciolina , Nicolas Faggian , Andres Scarpini e Virginio Bianchi ), in totale sette, quasi a voler rappresentare i sette stati in cui era divisa la patria lontana, fondò il primo sodalizio italiano di mutuo soccorso, la benemerita "Unione e Benevolenza ", decana dell'attuale Associazione Italiana di Mutua Assistenza, destinata all'aiuto fisico e morale (istruzione, previsione e cooperazione) di quanti, esuli o semplici emigrati, giungevano in terra argentina provenienti alla cara patria italiana *7).

Successivamente, ne dà testimonianza un documento del Ministero della Guerra datato 30 ottobre 1858, sottoscritto dal Ministro di Guerra e Marina, José Matias Zapiola , Zambianchi entrò a far parte della Commissione Esploratrice del Sud, presieduta dall'attivissimo ingegnere Carlo Enrico Pellegrini . Fu questo un incarico che il forlivese aveva accettato di corsa essendosi già stancato della vita comoda che conduceva a Buenos Aires. In quel frangente storico, il territorio che l'Argentina occupava realmente era inferiore di molto rispetto all'attuale estensione della Repubblica, per cui le esplorazioni ebbero spesso la funzione di "campagne militari di occupazione" , piuttosto che quella scientifica. Verso la dell'ottocento, gli indigeni controllavano a nord ancora gran parte del Chaco, mentre a sud una buona fetta della provincia di Buenos Aires, quasi tutta la Patagonia e molte aree delle attuali province di La Pampa e di Mendoza *8).

Di tale Commissione facevano parte altri due ingegneri militari (uno dei quali era il colonnello Duteil , al quale fu affidato la responsabilità dal punto di vista militare). Imbarcatisi sulla nave "Rio Bamba" , la Commissione, che ufficialmente aveva come scopo l'esecuzione di rilievi cartografici e topografici lungo la frontiera sud dello stato onde modificare l'assetto delle frontiere, svolse ricerche nella zona di Bahia Bianca ed esattamente nei pressi del torrente Napostà Grande e dell'attuale Stazione Garcia del Rio de la Piata, spingendosi fino ad Ingeniero Wite. Notevoli, poi, furono i rilievi cartografici eseguiti lungo il fiume Sauce Chico, da Chasicò fino allo sbocco dell'estuario, a Tejado e punto Colonia, in cui furono effettuate le misurazioni di profondità. Terminati i lavori della Commissione, Zambianchi proseguì nella sua opera di ingegnere militare, occupandosi, fra l'altro, della realizzazione del piano topografico di Martin Garcia, una piccola isola posta nell'estuario del Piata, proprio davanti al delta dei fiumi Paranà ed Uruguay. Durante il conflitto fra Argentina ed l'Uruguay l'isola aveva subito numerosi e gravi attacchi. Memorabile quello dell'11 ottobre 1838, nel corso del quale l'eroica difesa capeggiata dal Comandante Jeronimo Costa non riuscì ad evitare l'invasione da parte di una flottiglia franco-uruguaiana: invasione che risultò favorita proprio dall'assenza di vere e proprie fortificazioni. Callimaco Zambianchi varò a tal proposito un serio progetto di fortificazione, che trovò immediata esecuzione nel momento in cui assunse la carica di governatore militare dell'isola, l'ammiraglio in capo Antonio Susini Millelire , un altro ex garibaldino passato al servizio dell'Argentina. Da collaudato ed esperto guerrigliero qual era stato in Italia ed in Sudamerica, Zambianchi si occupò anche della guerra contro gli indios, proponendo al Ministro della Guerra, l'amico Bartolomè Mitre , la costituzione di una speciale colonna mobile.

3. Il contributo alla Campagna del 1860 ed il ritorno in Argentina.

Il 26 giugno 1859, alla notizia dell'imminente scoppio in Italia di una nuova guerra, Zambianchi si fece promotore di un proclama a stampa, affisso nelle principali vie della città, intitolato "Appello dei soldati italiani agli onorevoli componenti il Comitato Nazionale Italiano in Buenos Aires " *9), con il quale, nell'invitare gli italiani a riprendere le armi, si prefiggeva di ottenere fondi necessari per finanziare il viaggio di ritorno in Italia per sé e per gli altri volontari. Zambianchi non giunse in tempo in Italia per partecipare al conflitto, ma riuscì comunque in tempo a prendere parte alla spedizione dei Mille, organizzata dal suo amico Garibaldi.

Il nome di Zambianchi, riguardo all'impresa garibaldina del 1860 è legata, così come evidenziato in apertura, alla sfortunata "Diversione" . Sbarcato a Talamone al comando di una colonna di 224 volontari, Zambianchi avrebbe dovuto innescare un sollevamento popolare, in modo da costringere, come ricorda G. Del Bono (*10), i napoletani a combattere su i due fronti contrapposti di centro e sud. La "Diversione" , come è noto, fallì miseramente e per svariate ragioni, e ad essa seguì, per ordine del Cavour , l'arresto dello stesso Zambianchi , imprigionato nelle carceri di Genova. Liberato dopo alcuni mesi, lo scomodo personaggio fu inviato in esilio in America Latina, secondo alcuni storici dietro l'offerta, da parte dello stesso Cavour , della considerevole somma di 20.000 lire.

Come ricostruì Giuliano Oliva (*11), Callimaco Zambianchi non morì affatto sul piroscafo che stava per giungere a Buenos Aires, anzi visse qualche altro anno. Ritornato in Argentina, dopo una breve sosta a Londra, nella primavera del 1861, il forlivese prese alloggio in Calle de Mexico, 78, unitamente alla sua famiglia, la moglie Donna Isabel I. Hales e quattro figli in tenera età. Grazie ancora all'intervento del Mitre , Callimaco Zambianchi fu riassunto dallo Stato Maggiore dell'Esercito Argentino con l'incarico di ufficiale del Genio addetto alle fortificazioni, come risulta dagli atti d'archivio conservati presso il citato Museo Storico. Nel frattempo erano riprese le ostilità contro le due Provincie coalizzate e ribelli di Santa Fé e di Entre Rios guidate dal presidente Santiago Derqui , dietro il quale vi era ancora il potente Urquiza . Zambianchi prese quindi parte ai vari combattimenti contro i federali, condividendo anche alcune decisive vittorie militari.

Seguiamolo in questa breve ricostruzione. Dopo la sconfitta di Cepeda del 22-23 ottobre 1859 (dovuta principalmente allo sbandamento della cavalleria), in base alla quale Buenos Aires fu costretta ad aderire alla Confederazione Argentina, la controversia fra gli opposti schieramenti non si placò affatto e ciò soprattutto a causa del mancato riconoscimento dei delegati bonearensi al Congresso di Paranà. Il governatore dello stato di Buenos Aires, lo statista Bartolomè Mitre , eletto capo delle forze militari unitarie, si apprestò a fronteggiare l'ennesima minaccia che le truppe del generale Urquiza (circa 17.000 uomini) avevano appalesato. Schierandosi verso la frontiera che divideva la provincia di Santa Fé da quella di Buenos Aires, Urquiza sperava con una dimostrazione di forza di indurre la riottosa provincia a decretare lo scioglimento delle proprie istituzioni e ad affidare la propria rappresentanza a dei delegati di idee federaliste. L'esercito unitario del Mitre non attese che il nemico facesse la prima mossa. Attraversato il confine di Santa Fé, costrinsero ad uno scontro le truppe di Urquiza .

La battaglia più consistente si verificò il 17 settembre, sempre del 1861, a Campos de Pavon, un villaggio in provincia di Santa Fé. Le perdite furono gravissime per i confederati, i quali, scontrandosi con 25.000 soldati bonearensi, furono costretti a sospendere le ostilità, raccogliendosi nelle retrovie. La pesante sconfitta indusse il generale Urquiza a desistere dalla lotta, tanto che amareggiato si dimise ritirandosi momentaneamente a vita privata. Ciò che era rimasto dell'esercito federale si disperse e fu veramente difficile per il nuovo Capo, il generale Beniamìn Virasoro , riordinare l'armata per proseguire nella lotta contro la provincia ribelle. La vittoria dell'esercito bonaerense attrasse alla causa degli unitari la simpatia delle altre provincie, tanto che il 4 ottobre le forze militari di Buenos Aires ripresero esse stesse la lotta marciando in direzione di Rosario di Santa Fé.

Le precedeva un proclama del Mitre con il quale si prometteva pace, ordine e libertà. Molti reparti di quella provincia si unirono ai bonaerensi e, senza grosse difficoltà, Rosario venne facilmente occupata e dichiarata libera. La notizia dell'avanzata delle truppe bonearensi innescò rivolte presso le altre provincie, ed il Governo federale fu così costretto a lasciare Santa Fé ripiegando alla volta di Paranà. Il conflitto continuò registrando un'ennesima vittoria degli unitari, riportata in località Canada de Gomez, sempre in territorio di Santa Fé. Il 22 ottobre 1861 le truppe del generale Virasoro furono qui sbaragliate e messe definitivamente in fuga. La ribellione avanzò inesorabile ed interessò altre aree del Paese, come la provincia di Cordoba, la quale rivendicò la sua libertà senza colpo ferire, e quella di Corrientes, sicuramente la più popolata dell'intero Paese. A differenza delle altre, la provincia di Entre Rios, ancora influenzata dal dittatore Urquiza , proclamò la propria indipendenza, salvo la possibilità di aderire esclusivamente ad un nuovo patto di tipo federale. A questo punto, sia il Governo che il Congresso federale furono costretti a dimettersi, mentre i ribelli unitari elessero, nel settembre del 1862, Bartolomè Mitre Presidente della Repubblica Argentina: naturalmente uno stato di tipo centrista. Con il grado di colonnello ingegnere, Zambianchi partecipò: "... alla campagna che felicemente portò il lodevole risultato dell'unione nazionale..." (*12).

Destinato al comando delle fortificazioni di San Nicolas de los Arroyos, Zambianchi ristabilì la batteria dell'Alto Verde, predisponendo anche un piano di difesa per tutta la città, evitando così colpi di mano nemici. In seguito Callimaco Zambianchi passò in forza al I Corpo dell'Esercito, alle dirette dipendenze del Colonnello Wenceslao Paunero , Ispettore Generale delle Armi. Con tale unità egli prese parte alla spedizione diretta all'interno della Repubblica, precisamente verso Cordoba che era stata conquistata alla causa di Buenos Aires (*13).

Dell'opera meritoria svolta dall'esule italiano in Argentina vi è conferma in una lettera del 26 giugno 1861 che il Ministero della Guerra indirizzò Al citato Ispettore Generale delle Armi. In essa si legge: "Avendo il Colonnello Callimaco Zambianchi prestato i suoi servigi, e desiderando il Governo manifestargli il proprio riconoscimento come Ingegnere militare, della qual capacità ha dato prova in molte occasioni, ha deciso di nominarlo nella commissione in qualità di membro per i lavori, con le facoltà di cui avrà bisogno nelle presenti circostanze..." (*14).

4. L'epilogo.

Mentre si trovava in marcia con il suo reparto, a causa di una malattia che si era aggravata a causa delle fatiche del servizio e della mancanza della necessaria assistenza ospedaliera, Zambianchi entrò in coma irreversibile. A pochi mesi dalla brillante vittoria del suo amico Mitre , il povero esule italiano morì nella stessa Cordoba il 13 febbraio 1862. Nonostante le gravi difficoltà economiche in cui l'aveva lasciata l'amato congiunto, ma anche a causa della mancata concessione del diritto della pensione che l'ufficiale non aveva maturato, la famiglia Zambianchi decise di rimanere comunque in Argentina. Qui mantenne sempre vivo il ricordo del proprio congiunto che tanto aveva fatto per quella che egli stesso considerava la sua nuova Patria. In seguito alla morte del valoroso patriota, lo statista Bartolomè Mitre indirizzò alla vedova, donna Isabella che gli aveva scritto per chiedergli un aiuto economico, due accorate lettere (*15). Con esse, il Mitre , nel rendere giustizia all'immagine di Zambianchi , ne elogiò l'operato, considerandolo di estremo valore per il raggiungimento della sicurezza e della libertà della Repubblica Argentina.

*1) Callimaco Zambianchi nacue a Forlì il 30 dicembre 1811, rampollo di una famiglia di origine borghese, alimentata dai miti della rivoluzione francese, tanto che lo stesso Callimaco ed il fratello Eugenio risultarono compromessi con i ?ribelli? sin dai tempi del Ginnasio. Combattente per la libertà, sia in Italia che all'estero, Zambianchi morì in Argentina il 13 febbraio 1862, rivestendo i gradi di ufficiale superiore di quell'Esercito.

*2) Nella campagna di guerra del 1848, Zambianchi rivestì il grado di capitano del Genio, combattendo inizialmente con le truppe venete e poi con la Divisione Ferrari, distinguendosi nelle battaglie di Sorio, ove fu ferito, di Montebello e di Treviso.

*3) Alcuni studiosi, infatti, hanno ipotizzato interessi di Zambianchi nei riguardi delle nuove e ricche miniere d'oro e di diamanti scoperte nel corso dello stesso 1854 nelle terre settentrionali del Brasile.

*4) "Dizionario Biografico degli italo-argentini" di Dionisio Petriella e Sara Sosa Miatello, edito nel 1976 dalla Società Dante Alighieri di Buenos Aires.

*5) Giuliano Oliva, "Quel Maledetto Zambianchi", Cava dei Tirreni 1981.

*6) Ibidem.

*7) L'Associazione ebbe, quale fine principale: il mutuo soccorso, l'istruzione, la previdenza e la cooperazione. La denominazione ?Unione e Benevolenza? volle rappresentare l'espressione più pura di unità della Patria lontana. Per tale ragione adottarono, come simbolo, il tricolore italiano, lo stesso che, come fu dichiarato nel documento di costituzione, ?aveva sventolato sui bastioni di Genova, di Milano, di Roma e di Venezia? . L'opera della Società, fin dalla sua fondazione, fu vasta e complessa e non si limitò alla sola assistenza sanitaria, ovvero alle riunioni sociali e patriottiche ma, conscia dell'importanza dell'istruzione, istituì nel 1867 le prime scuole italiane elementari gratuite, alle quali si aggiunsero poi quelle di musica, di disegno, di pittura, di modellatura, di scultura, ecc..

*8) Tale situazione, i cui mutamenti comportarono quasi sempre nuovi avanzamenti di frontiera, fu risolta solo al termine delle campagne militari, che a far data dal 1879, tolsero definitivamente il potere alle antiche popolazioni indigene.

*9) Testo del proclama: "Non vi sono più né protestanti né cattolici - né patrizi né plebei, né Toscani, né Romani, né Piemontesi - né Moderati né Repubblicani - non vi sono più che degli Italiani. Tutti dall'Alpi alla Sicilia non hanno più che un'opinione e una religione - che un solo amore, la Patria !!! che un solo nemico, lo Straniero. Italiani ! quel grido d'allarme ha varcato pure l'immensità dei mari ed ha risuonato fremente nei petti della maggior parte dei soldati Italiani quivi residenti. Questi dimandano a concorrere volenterosi a dividere la sorte dei loro fratelli o di morire almeno vendicati sulla patria terra, sopra le ossa del predatore Straniero. Italiani ! La Patria come il vedete è impegnata nella suprema lotta, e dimanda ai suoi figli l'Ultimo sforzo per condurla a Salvamento. Noi, in numero di più di 400 (che dividiamo l'opinione dei nostri fratelli d'Italia di fare la Patria una e indipendente) offriamo a tale scopo le nostre braccia e sino all'ultima goccia del nostro sangue, esortando la generalità dei nostri compatrioti a fornirci i mezzi per poter realizzare l'evento. A voi o Onorevoli Cittadini abbiamo affidato il penibile incarico di percepire i doni e le offerte della generalità dei nostri compatrioti - a voi puri e degni cittadini italiani raccomandiamo pure le disposizioni di una pronta partenza. Viva l'Italia una e Indipendente. Buenos Ayres, 26 giugno 1859 - C. Zambianchi".

*10) G. Del Bono, "La Spedizione dello Zambianchi nello stato romano", in Memorie Storico Militari anno 1909.

*11) G.Oliva, "Quel Maledetto Zambianchi", op. cit.

*12) Archivio Museo Storico Esercito Argentino - Fascicolo personale di C. Zambianchi.

*13) Sin dal 20 novembre 1861, infatti, allo scopo di pacificare l'interno dello Stato, il Mitre aveva distaccato il 1° Corpo dell'Esercito di Buenos Aires, forte di 3000 uomini (composto da 7 battaglioni di Fanteria, 2 Reggimenti di Cavalleria e 6 Cannoni) al Comando del Generale Wenceslao Paunero .

*14) Archivio Museo Storico Esercito Argentino - Fascicolo personale di C. Zambianchi.

*15)Le lettere del Mitre, assieme ad altri interessanti documenti, sono conservate presso l'Archivio del Museo Centrale del Risorgimento in Roma, nella busta 107 del "Fondo Zambianchi".

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